Processionaria: quali pericoli per l'escursionista? | Trekking.it

Processionaria: quali pericoli per l’escursionista?

0

Con l’arrivo della primavera gli escursionisti non sono gli unici a mettersi in fila lungo i sentieri… Il nostro cammino in questa stagione può incrociare quello di compagni composti, silenziosi e ordinati… ma non proprio graditi!

A chi non è mai capitato, infatti, di imbattersi nelle lunghe file della processionaria, con i “bacarozzi” in marcia uno dietro l’altro?

C’è da restare ammirati per questo curioso fenomeno della natura, ma c’è anche da preoccuparsi, tanto per l’impatto che l’invasione della processionaria può avere sull’ambiente circostante, quanto per i pericoli che essa può rappresentare per la nostra salute.

Processionaria… chi era costei?

Il termine invasione non è esagerato. La processionaria è presente da sempre nell’area del Mediterraneo, ma, negli ultimi decenni, complice l’aumento della temperatura media e gli inverni sempre più miti, il suo areale e la popolazione si sono enormemente accresciuti.

Si tratta, infatti, di un insetto cosiddetto termofilo, la cui “vitalità” è strettamente connessa alla temperatura e il clima più caldo ne favorisce il successo riproduttivo e ne aumenta la voracità.

Nella sua forma adulta, cioè quando si trasforma in farfalla, la processionaria è assolutamente innocua. Ben più pericolose sono invece le larve.

Con le prime giornate calde dell’anno, infatti, i bruchi, che hanno trascorso l’inverno protetti nei loro nidi di seta sui rami degli alberi, riprendono l’attività interrotta con l’arrivo dell’inverno, cioè divorare tutto il fogliame che si trovano a portata di mandibole!

La pietanza più ricercata sono gli aghi di pino, ma i bruchi non disdegnano neppure il menu offerto da altre piante e, dopo aver spogliato l’albero di gran parte della sua chioma (tanto da arrecargli danni spesso letali), se ne scendono in fila indiana, andando alla ricerca del luogo ideale dove rifugiarsi sotto terra e trasformarsi in crisalide, per poi riemergere all’inizio dell’autunno in forma di farfalla, deporre le uova sulle foglie e dare vita a una nuova generazione, che riprenderà a divorare le foglie già prima dell’inverno.

I rischi per l’ambiente

È una questione di quantità. Qualche migliaio di bruchi si mangiano una pianta… centinaia di migliaia fanno fuori una foresta intera! È quello che sta accadendo in molte zone delle Alpi e degli Appennini, dove la presenza della processionaria sta diventando un vero e proprio flagello al quale si cerca di porre rimedio con diversi sistemi, dalla rimozione manuale dei nidi alla lotta microbiologica.

I rischi per la salute

Quello ambientale è certo il problema più ingente, ma la presenza della processionaria può causare disagi anche alla salute delle persone.

I buchi di questa specie, infatti, sono ricoperti da una fitta peluria urticante, che si stacca facilmente con lo sfregamento o persino sotto la semplice azione del vento.

Chi, come gli escursionisti, frequenta gli ambienti dove la processionaria nidifica, può facilmente entrare in contatto con le larve e subire l’effetto del loro “sistema difensivo”. Grazie alla loro terminazione uncinata, infatti, i peli si attaccano facilmente ai tessuti (pelle e mucose), provocando massicce reazioni allergiche le cui conseguenze variano a seconda dell’ara colpita.

Quando i peli entrano in contatto con la cute si presenta una dolorosa eruzione cutanea. In caso di contatto con gli occhi si hanno gravi reazioni infiammatorie e un rapido sviluppo di congiuntivite. La reazione all’inalazione si manifesta con starnuti, mal di gola e, nei casi più seri, difficoltà respiratorie e broncospasmo. L’ingestione provoca invece salivazione, nausea e dolori addominali.

Quando questi sintomi si manifestano è opportuno rivolgersi subito a un medico, così da prendere, se necessario, le precauzioni utili ad evitare danni più gravi. I vestiti che si indossavano al momento del contatto vanno messi in lavatrice e sottoposti a un lavaggio ad alta temperatura per neutralizzare eventuali peli rimasti imprigionati nei tessuti.

Proteggiamo gli amici a quattro zampe

Come gli uomini, anche gli animali domestici possono essere vittime del contatto con i peli urticanti della processionaria.

In particolare i cani che ci accompagnano nelle escursioni possono andare ad annusare o leccare il bruco sbagliato… Intensa salivazione, infiammazione della bocca, ingrossamento della lingua, inappetenza, vomito e debolezza sono i sintomi più frequenti del contatto e possono manifestarsi anche in modo molto massiccio, tanto da mettere a ischio la sopravvivenza dell’animale.

Quando andiamo a camminare con i nostri amici a quattro zampe, dunque, è meglio stare ampiamente alla larga dalle zone infestate dalla processionaria!

Nel malaugurato caso che il nostro cane fosse colpito dalla processionaria la prima cosa da fare e lavare abbondantemente la bocca con una soluzione di acqua e bicarbonato, per poi recarsi senza indugio da un veterinario.

Informazioni e approfondimenti sul tema sono disponibili sul sito Processionaria.it

Per ricevere altri articoli su questi temi iscriviti alla nostra newsletter settimanale:

Ricevi ogni settimana la nostra newsletter ricca di consigli e suggerimenti per il trekking e l'outdoor!

 

 

Potrebbe interessarti anche:

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: