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Come vestirsi?La filiera dell'abbigliamento e la leggenda...della cipolla

Il nostro escursionista dovrà studiare l’itinerario da affrontare, perché, soprattutto in montagna, il clima e le condizioni geografiche sono spesso molto diverse tra partenza e arrivo, ma anche durante l’escursione temperatura e meteorologia possono cambiare anche radicalmente

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Anche se pare ridondante, sarà la vostra confidenza con le previsioni metereologiche a determinare il peso del vostro zaino! Altro punto fondamentale la distanza che si intende percorrere, con una logica inversamente proporzionale alla distanza: più sarà lunga la nostra escursione, maggior attenzione dovremo porre alla scelta degli equipaggiamenti più leggeri a parità di prestazioni.

Qualche chilo in più in una gita giornaliera è tollerabile, ma su un trekking di due settimane può diventare un problema… Per quanto riguarda l’abbigliamento, tenete presente che, grazie ai moderni tessuti ad asciugatura rapida, in un lungo trekking potete anche lavare magliette e capi intimi in un ruscello! Il primo segreto è evitare, nei limiti del possibile, di sudare, nonostante il caldo e l’attività fisica. Cercare sempre di partire “leggeri”, accettando l’aria fresca della mattina piuttosto che trovarsi inzuppati di sudore dopo cento metri di cammino.
Ben si addice a questo concetto la “leggenda della cipolla”, cioè il vestirsi a strati… invece di pochi capi pesanti, preferire sempre la “modularità” offerta da magliette a pelle, maglie o camicie, capi protettivi esterni.

Il secondo segreto è di avere sempre con se, nello zaino, un cambio del vestiario “a
pelle” (compreso un paio di calze di riserva) e l’abbigliamento protettivo da vento e
temporali. Per funzionare, la “filiera” dell’abbigliamento deve essere sempre ben bilanciata e soprattutto armonica: una giacca da 500 Euro, in grado di trasferire verso l’esterno la condensa corporea proteggendo dalle intemperie esterne, ci “annega” dall’interno se sotto indossiamo tessuti non idonei a svolgere la medesima
funzione.
I diversi tessuti, per valorizzare al meglio le loro caratteristiche, devono essere compatibili tra loro. Senza nulla togliere alle T-shirt di cotone, assolutamente belle in spiaggia o per gustare un gelato seduti al bar, per l’escursionismo bisogna impiegare capi magari meno fashion ma più performanti, realizzati con tessuti a fibra cava e idrofughi, capaci di trasferire verso l’esterno le goccioline di condensa e sudore, e bisogna fare in modo che questo processo si propaghi fino allo strato esterno. Da qualche stagione questa filosofia è stata allargata anche all’abbigliamento intimo.

Vocabolario dell'abbigliamento outdoor

Pensando ad un ideale vocabolario per l’abbigliamento outdoor, è necessario conoscere alcune indispensabili “parole/chiave”: leggerezza è il “must”
dell’abbigliamento per camminare, mentre l’obbligo assoluto per tutta la filiera dei capi da indossare, dall’intimo (calzetti compresi) fino al guscio esterno, si sintetizza nei concetti di traspirabilità e idrorepellenza, con diversi livelli - da quello minimo alla totale impermeabilità - a seconda delle fasce di utilizzo.
Asciugatura rapida è l’altro requisito ormai essenziale per l’abbigliamento, garantito dalle nuove fibre idrofughe che non si imbevono e tendono a trasferire verso l’esterno l’umidità. Questi tessuti, in particolare quelli da indossare a contatto con la pelle, sono in grado di trasferire il sudore corporeo verso l’esterno, dando la sensazione di fresco e asciutto anche negli sforzi più intensi; tutto questo si traduce in un comfort a cui non si può ormai più rinunciare, con buona pace delle camicie di flanellona a scacchi rossi dell’iconografia classica, dalla grossolana eleganza retrò
che, una volta sudate, si trasformavano in una “corazza” bagnata e gelida al primo soffio di vento.

Autore:

a cura di Michele Dalla Palma

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