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Ancora oggi, se si cammina o si scia lungo il Fosso Fioio è possibile vedere i cippi, quasi intatti, che segnavano il confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie; siamo a cavallo tra i Monti Simbruini, il più grande Parco Regionale del Lazio e i Monti Carseolani ricadenti in Abruzzo.
In questo angolo di natura selvaggia, molto sfruttata per riprese di importanti film come il “Deserto dei Tartari ” o i grandi western di Sergio Leone, il comune di Camerata vorrebbe aprire una strada di collegamento con il famoso Santuario della Santissima Trinità.
È una storia che parte da lontano ma che la presenza del Parco aveva in qualche modo messo a tacere fino a quando gli amministratori locali non sono riusciti ad ottenere un finanziamento nazionale consistente che ha aperto il fronte per una battaglia legale contro le regole del piano d’assetto del Parco e la legislazione europea che regola gli interventi in zone appartenenti alla rete Natura 2000.
I fautori della strada ad oggi hanno avuto qualche vittoria ma tutte le associazioni che amano la montagna tra cui il CAI, FederTrek, il WWF, Altura, Lipu, Trekking Italia e molti altri si sono mobilitate in modo straordinario e il 29 maggio scorso sono riusciti a portare lungo i sentieri del Fosso Fioio oltre 350 escursionisti profondamente motivati nel difendere uno dei luoghi più conosciuti dai camminatori del centro Italia.
L’intento dei manifestanti non è stato quello di creare una contrapposizione ideologica con gli amministratori locali e i residenti, ma anzi lo stesso documento redatto per l’occasione contiene un’idea chiara sul come Camerata Nuova può rilanciare la sua economia marginale approfittando della presenza del Parco Regionale.
L’idea, ormai vecchia, di pensare che il transito di pellegrini auto muniti possa portare ricchezza ai gestori di esercizi commerciali presenti in paese è ormai da abbandonare e comunque il danno ambientale che ne deriva è talmente grave da determinare l’abbandono totale di fruizioni compatibili come quella del turismo ambientale legato alla qualità del territorio e ai prodotti tipici.
Insomma, siamo alle solite, due modelli si contrappongono e quello “sviluppista” sembra avere il consenso popolare, ma qualcosa d’importante è accaduto il 29 maggio a Camerata; a fine escursione una delegazione di manifestanti è riuscita ad incontrare alcuni giovani del luogo che hanno voglia di cambiare rotta e sono disponibili ad un confronto costruttivo.
Speriamo che questa terra di confine, che porta ancora i segni della storia pre-unificazione e che ha sempre vissuto il Parco come limite e non come opportunità, possa trovare, proprio nell’anno delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, nuove e fresche energie per andare verso quella proposta di promozione socio-economica compatibile delineata così bene dal mondo degli escursionisti.
Forse è l’inizio di una nuova primavera.
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