Ai confini tra Umbria e Toscana, l’alta valle del Tevere custodisce
importanti valenze paesaggistiche, naturalistiche ed artistiche, senza
dimenticare il mondo dei sapori e i tanti prodotti che il territorio
offre.
Dopo lunghi decenni di abbandono, la natura si è
riappropriata di questi luoghi; è quindi abbastanza facile, oggi, lungo
le strade meno frequentate, fare entusiasmanti incontri con gli abitanti
del bosco come caprioli, lepri, fagiani, volpi, poiane, cuculi,
scoiattoli o istrici.
Non tutti gli abitanti della valle hanno
scelto di abbandonare questi luoghi per recarsi in città. Molti tra
coloro i quali sono rimasti riescono a vivere dei prodotti della natura e
dei fitti boschi della regione, facendo di questa scelta una vera e
propria vocazione.
Oggi i prodotti della terra sono, tra le
attrattive del territorio, uno dei maggiori motivi d’interesse per i
visitatori e costituiscono una delle principali fonti di reddito
dell’area.
È una vittoria della genuinità e della tradizione del
vino, del pane, delle castagne, dei funghi, dei tartufi ma anche delle
produzioni artigianali di cui la regione è da sempre famosa. Innovative
iniziative imprenditoriali trasformano queste attività antiche in nuove
forme di fruizione del territorio, rispettose dello stesso e in grado di
aumentare la consapevolezza del suo valore nei visitatori.
Noi
ci siamo imbattuti, in un’iniziativa che non mancherà di sorprendere e
divertire i nostri bambini, ma non solo loro: le escursioni alla ricerca
dei tartufi in compagnia dei cani appositamente addestrati. L’idea è
dell’agriturismo “Ca’ Solare” di Uppiano, nei pressi di Città di
Castello, che ha saputo unire all’interesse dell’escursione quello
legato al rapporto con gli animali, alla conoscenza del terreno e tutte
le nozioni utili sul prezioso tubero.
Ma oltre ai sapori e agli
odori, la zona non manca di interesse per chi ama l’arte. Siamo a
cavallo tra due regioni ricchissime di opere pregevoli. Città di
Castello ospita il museo delle opere di Burri, mentre nella vicina
Monterchi si può vedere la “Madonna del Parto” di Piero della Francesca e
molti paesi del circondario sono considerati tra i borghi più belli
d’Italia. E infine, la medievale Arezzo è a meno di un’ora di auto.
Come Arrivare
Superstrada
E45 Orte-Ravenna uscita Città di Castello, oppure A14 uscita Cesena
Nord segue E45 direzione Perugia, oppure A1 uscita Orte segue E45
direzione Cesena o, ancora, A1 uscita Arezzo segue SS473 direzione Città
di Castello.
Traversata Montesca – Monte Cedrone – Eremo del Buon Riposo
Località di partenzae arrivo Villa della Montesca (m 430)
Difficoltà T/E
Dislivello +-300 metri circa
Tempo di percorrenza 2.30 ore
Descrizione:
Da Città di Castello si raggiunge la Montesca, lasciando l’auto al parcheggio di Villa Franchetti.
Da
qui il sentiero numero 150 sale leggermente, costeggiando la strada
asfaltata per lunghi tratti. Proseguendo, si aggira in basso il Monte Arnato
(riconoscibile per la selva di antenne della sua cima) fino ad
incontrare di nuovo la carrozzabile che costeggiamo fino al piccolo
borgo di Uppiano.
Da qui lungo la strada asfaltata si prosegue per circa un chilometro in direzione di Tocerano.
Il monte Cedrone è ora davanti a noi, ma vi si sale attraverso una strada sterrata che si imbocca dalla località Dogana fino alla sua cima, contrassegnata da una grande croce metallica.
Nel panorama che si apre su tutta l’alta valle del Tevere,
a cavallo tra Toscana ed Umbria, spicca il profilo inconfondibile di
Monte Santa Maria Tiberina. Dalla cima si prosegue scendendo in
direzione Nord fino a raggiungere la strada asfaltata che si segue verso
Uppiano.
Si transita per l’agriturismo Ca’ Solare e, da Uppiano,
si segue il sentiero 150a scendendo leggermente fino alle ultime case
del borgo e poi nel bosco fino all’eremo di Buon Riposo (m 513), luogo
caro a S. Francesco che era solito sostarvi durante i suoi spostamenti tra Assisi e La Verna.
Per
l’eremo passa, non a caso, l’itinerario della via di Francesco, come
indicato anche dalla segnaletica. Dal Buon Riposo una strada asfaltata
discende brevemente fino ad una strettoia con un timpano (vecchio
ingresso della fattoria della Montesca) e riconduce poi al parcheggio di
villa Franchetti.
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