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Corni di Canzo – Nelle Foreste della Regione Lombardia
Escursione nella foresta dell’ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) Lombardia tra Como e Lecco in cui storia e presente convivono e si integrano
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Località di partenza:
Regione Lombardia, Provincia di Como, Canzo, Frazione Fonte Gajum
Località di arrivo:
Regione Lombardia, Provincia Como, Comune Canzo, Frazione Fonte Gajum
Kompass 1:50.000 – fg 91/ Lago di Como – Lago di Lugano Kompass 1:50.000 – DVD 4091/ Lago di Como – Lago di Lugano (Versione su DVD) ERSAF – Serie “Foreste da Vivere” – 1:15.000 - Corni di Canzo
Note:
Canzo, in provincia di Como, è facilmente raggiungibile attraverso diverse strade che provengono da Lecco, Milano e Como attenendsosi alle diverse indicazioni poste lungo le differenti direttrici di provenienza. Giunti a Canzo, passata la rotonda dove si congiungono le strade che provengono dal Lago del Segrino e da Castelmarte, sulla destra e in prossimità di un supermercato è presente una strada con indicazione che permette di giungere sino alla Fonte del Gajum dove è possibile posteggiare l’autoveicolo. (Attenzione nei giorni festivi perché, a causa dell’alta affluenza di escursionisti, potrebbe essere posto il divieto di giungere ai posteggi del Gajum con l’obbligo di usufruire di spazi idonei posti a distanza e con l’aggiunta di strada da percorrere a piedi)
Uffici informazioni:
Presso la I Alpe è presente un centro informativo http://www.parks.it/riserva.sasso.malascarpa/index.html
Descrizione:
Gajum. Per chi è cresciuto dalle parti di Como e Lecco il nome Gajum rievoca ricordi di un’azienda che imbottigliava l’acqua proveniente dalle cime poste alle spalle della fabbrica e distribuiva il suo prodotto sul territorio. Era una piccola ditta di cui è rimasto il ricordo e, fortunatamente, la fonte che, con le sue acque, ancora disseta escursionisti e abitanti che vanno ad approvvigionarsi alla fontana posta in prossimità del posteggio scelto come punto di partenza per la nostra escursione. Lasciata l’automobile e riempite le borracce partiamo in direzione S. Miro / Terz’alpe. Seguiamo la strada forestale acciottolata che porta a S. Miro al monte superando più volte il torrente Ravella che scorre tranquillo nel suo alveo e imbattendoci nei primi pannelli illustrativi allestiti dall’ERSAF che ci raccontano l’evolversi della storia geologica del posto sino a giungere in prossimità di una curva in cui si dirama il sentiero che porta alla Terz’alpe e al quale dovremo accompagnarci per il prossimo tratto. Il torrente continua a farci compagnia e la tranquillità del bosco ci accoglie nel fresco camminare mattutino. E’ un bel sentiero, facile da seguire e ben accompagnato dai pannelli informativi che ne spiegano i differenti punti geologicamente importanti. Il bosco attorno è curato e ordinato a testimonianza di un’opera umana volta al mantenimento e alla conservazione dello spazio nel suo equilibrio naturale ed è un piacere percorrere la valle accompagnati dal leggero rigoglio dell’acqua che in questa stagione estiva ormai inoltrata non manca, ma non è abbondante. In un facile susseguirsi di ponticelli e angoli da scoprire superiamo i 300 m di dislivello che ci permettono di giungere, in circa 45’, alla Terz’alpe. E’ una vecchia struttura di montagna riattata negli anni e oggi adibita ad agriturismo, punto di ristoro e punto commerciale per chi volesse portarsi a casa alcuni assaggi di prodotti tipici fatti sul posto. Sono presenti capre, vacche e qualche asino, ma quello che più piace di questo spazio è la sua naturalità. Siamo lontani dagli agriturismi cittadini in cui tutto è a misura del turista acquirente e ci ritroviamo in una struttura come una volta, con la sua corte interna, con i suoi prodotti, i suoi abitanti e i suoi animali che si permettono di venire a far conoscenza con gli avventori. Sapendo di doverci ripassare al ritorno lasciamo i desideri di assaggio per dopo e proseguiamo. Da qui decidiamo di seguire la traccia num 1 che, è quella che permette di guadagnare quota e meta il più velocemente possibile. Diparte subito dopo la Terz’Alpe dove i sentieri si dividono per le differenti direzioni. Noi seguiamo per i Corni di Canzo per la diretta e puntiamo a nord ignorando il facile sentiero che quasi in piano va in direzione Est e, in breve tempo, ci troviamo a guadagnare metri verso la vetta. Con il clima asciutto è un bel sentiero, ma la sua conformazione e il suo fondo lasciano trasparire un facile peggioramento delle condizioni di percorribilità nell’eventualità di pioggia o di giornate con terreno particolarmente umido. La vegetazione e il bosco ci riparano dal debole sole che tenta una timida apparizione sino a che sbuchiamo ai limiti delle piante, lì dove bosco e rocce si incontrano. Siamo a circa 1100 m quasi in prossimità del punto in cui scolliniamo per portarci sul versante Nord della montagna. Sulla nostra destra si erge il Corno Occidentale, primo dei tre che ci sovrasteranno nell’ultimo tratto di percorso che ci accompagna al Rifugio SEV. I tre corni sono qui, sopra di noi e in ordine troviamo il Corno Occidentale, il Corno centrale e il Corno Orientale. Volendo è possibile giungere in vetta attraverso dei facili percorsi tra rocce che si diramano dal sentiero che li circonda, ma che consigliamo solo a chi ha un po’ di esperienza di percorsi su tratti esposti e rocciosi. (Per i più preparati ed allenati c’è anche da segnalare la possibilità di salire al corno centrale seguendo il percorso attrezzato sulla parete Sud lungo la ferrata del 25° e di cui è possibile trovare informazioni in Internet.) E’ passata poco più di un’ora da quando abbiamo lasciato la Terz’Alpe e giungiamo al Rifugio SEV. Tipica struttura di montagna è accomunabile a tanti altri rifugi presenti sulle nostre montagne. Edificio dalla struttura accogliente è adibito al ristoro e al pernotto degli escursionisti. Considerata la quota e la distanza dai centri abitati ricorda un po’ le case vacanze poste in località dove è possibilità respirare un po’ di aria fresca nelle calde giornate estive, ma, ascoltando i commenti, sembra che anche qui ormai faccia sin troppo caldo. Facciamo un breve sosta rinfrescante prima di riprendere il nostro giro che, lungo il sentiero 4 ci riporterà alla Terz’Alpe. Lasciato il Rifugio proseguiamo in direzione Ovest come a proseguire il tracciato da cui eravamo giunti sino a trovare dei cartelli indicatori. Dobbiamo seguire per Fo / La colma ossia il sentiero che volge leggermente a destra e che accompagna le ripide pareti rocciose del Corno che ci sovrasta. E’ una facile traccia che conquista quasi subito il fitto del bosco e metri in discesa. La percorriamo tutta, incontrando alcuni escursionisti in direzione opposta, sino a giungere ad una storica fontana posta in uno spiazzo e attrezzata con una tazza in alluminio per permettere agli avventori di abbeverarsi alle sue fresche acque. Siamo all’Acqua del Fo e il gruppo di escursionisti presenti, i loro discorsi e il loro essere è testimonianza che la sorgente è punto di incontro sociale che si tramanda nel tempo. Poco distante da questo punto sociale troviamo invece il punto di incontro delle diverse strade che percorrono la valle. E’ la Colma che raggiungiamo lasciandoci la fonte alle spalle e andando in direzione Ovest. E’da questo punto posto a 1000 m sul punto di dosso tra la Valle del torrente Ravella e la Valle del Gatton che dipartono i sentieri che abbracciano tutto il comprensorio in cui siamo immersi. In direzione Est proseguiamo per la Terz’Alpe e Canzo, in direzione Nord risaliamo verso i Corni di Canzo, in direzione Ovest volgiamo verso Valmadrera e Lecco e, infine, in direzione Sud troviamo i sentieri per il Sasso Malascarpa e il Cornizzolo. Noi proseguiamo in direzione Ovest lungo un facile sentiero che attraverso antichi pascoli ormai riconquistati dai boschi ci riporta alla Terz’Alpe. Siamo quasi alla conclusione della nostra escursione, ma decidiamo di concederci, dopo le fatiche della salita e i piaceri della discesa, anche la parte ludica del bosco. L’ERSAF in questi ultimi anni ha riorganizzato ed attrezzato diverse strutture nello spazio di Foresta compreso tra la Terz’Alpe e la Prim’Alpe. Un ottimo lavoro che vede il suo riconoscimento nel numero crescente di escursionisti attratti da tutto questo e dal numero di scuole che decidono di passare dei momenti educativi di crescita nella struttura della I Alpe. All’interno di questo ampio progetto è stato strutturato il sentiero “Lo spirito del Bosco” e, giunti a questo punto, ci sembrava un peccato non percorrerlo. In realtà il sentiero ha la sua origine alla Prim’ Alpe, ma anche percorso al contrario va benissimo. L’imbocco si trova lungo la strada che dalla Terz’Alpe porta alla fonte del Gajum. Appena lasciata la Terz’Alpe sulla sinistra si vede una traccia che, in discesa, si inoltra nel bosco. Iniziamo a percorrerla e a lasciarci cogliere dallo stupore. Dobbiamo porre la massima attenzione perché non tutti i manufatti posizionati a corredo sono perfettamente evidenti e una disattenzione potrebbe non farci scoprire lo spirito del bosco. Tra i diversi manufatti troviamo una capanna costruita con rami di pino, un labirinto, abilmente posto nel bosco e di cui riusciamo a trovare l’uscita solo appellandoci allo spirito di un cervo che ubriaco e, ancora con il fiasco in mano, riposa sdraiato a terra. Siamo nel sentiero delle statue di legno, un sentiero dove, in punti non sempre identificati e facilmente individuabili, sono poste alcune sculture lignee di Alessandro Cortinovis. Lo gnomo, il folletto, lo scoiattolo, l’uomo che riposa, l’alce ubriaco sono alcuni dei personaggi che animano questo angolo di foresta e starà al nostro spirito di osservazione e alla nostra attenzione individuare i differenti personaggi. Il sentiero termina alla I Alpe ossia al punto in cui normalmente tutto ha inizio. E’ una struttura della regione, attrezzata e organizzata per ospitare gruppi di studio, e gruppi vacanza ai quali poi vengono proposti differenti percorsi educativi. All’interno della corte è allestito un locale informativo in cui è possibile consultare materiale illustrativo sull’areale interessato dalla Foresta ERSAF e diversi pannelli educativi. Un bel progetto che, in questi anni di sviluppo, ha sempre saputo trovare le giuste strade per integrarsi e svilupparsi. Proseguiamo in discesa lungo la strada forestale per completare tratto che ci separa dall’automobile soddisfatti per la varietà di scenari e momenti che ci hanno visto coinvolti.
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