Sotto il sole, sulla terra color ocra, i soldati restano in attesa, chiusi nelle loro giubbe lunghe, la testa nascosta dai copricapo scuri e le spalle ridisegnate dalle geometrie del bagaglio che trasportano.
Sembra quasi scomporsi in macchie di colore vivo questo drappello di militari francesi ritratto dal celebre Giovanni Fattori nel 1859, anno in cui le truppe di Napoleone III sbarcano a Livorno per poi accamparsi al Pratone delle Cascine, non lontano da Firenze, e venire in aiuto ai soldati piemontesi di Vittorio Emanuele II, impegnati nel conflitto con gli austriaci. Più tardi, nel 1862, un ignoto recensore della Gazzetta del Popolo definirà “Macchiaioli”, con tono puramente dispregiativo, i pittori della scuola di Giovanni Fattori, così fortemente antiaccademici da risultare una delle più interessanti innovazioni dell’arte italiana di metà Ottocento.
Questi artisti, quasi tutti toscani, si davano appuntamento all’antico Cafè Michelangiolo di via Larga a Firenze per uno scambio di idee intenso e vivace che contemplava non solo la realtà culturale del momento ma anche la vita politica in cui erano direttamente coinvolti.
Decisamente distanti dalle tematiche più classiche e tradizionali dipingevano dal vivo i campi di battaglia risorgimentali, nel pieno rifiuto di figure epiche ed eroiche, ma sempre alla ricerca di momenti veri e realistici. Le tele dei Macchiaioli raccontano inoltre la campagna toscana, con le sue grandi aree coltivate e i contadini impegnati nel duro lavoro, i caratteristici viottoli che salgono in collina, i campi assolati e le cascine tradizionali: una realtà fatta di colore e luce.
Descrizione:
Da Piazza Mino, scegliamo la strada comunale per Caldine fino al tabernacolo di Sant’Anna e, sulla sinistra, via Riorbico, che regala una bella vista sulla valle del Mugnone. Oltrepassata villa Vivai superiamo su sterrato il fosso dei Pesci e arriviamo in via XXV Aprile.
Dopo circa duecento metri troviamo uno stretto stradello tra le ville che diventa una traccia poderale fino all’abitato di Pi di Mugnone. Tra le case raggiungiamo la via Faentina e successivamente il torrente Mugnone che costeggiamo sulla riva sinistra fino ad attraversarlo.
Ora la valle diventa più ampia e i piccoli orti lasciano spazio ad ampie coltivazioni. Superata una casa colonica giriamo a sinistra e saliamo fino all’incrocio con la strada asfaltata che viene da San Bartolo; qui seguiamo le indicazioni per San Lorenzo a Basciano. Subito dopo troviamo Camposilio dove a destra imbocchiamo la via delle Serre che si snoda fra giardini di nuove costruzioni ed il muro del Parco di Villa Demidoff; saliamo ora fino all’asfaltata via S. Jacopo e proseguiamo su stradella di bosco aggirando il poggio Uccellare: Giunti nell’aia di una casa colonica raggiungiamo la via dell’Olivuzzo dove svoltiamo a sinistra.
Scendiamo comodamente fino al vecchio centro della Querciola dopo aver superato il ponte sul Mugnone; prendiamo a destra ed oltrepassate alcune case giungiamo alla via Faentina, ancora a destra ed attraversata la statale siamo nella piazzetta della Querciola. Imbocchiamo la via Vecchia delle Molina che diventa presto via Nuova delle Molina: a destra, oltrepassiamo alcune case rurali e proseguiamo in salita fino a giungere ad un incrocio in prossimità del quale attraversiamo il caratteristico borgo della Molina su stradella stretta caratterizzata dal vecchio selciato.
Da qui la via si trasforma in sentiero erboso che sale rapidamente fino a costeggiare a sinistra il cimitero di Montereggi ed in breve, fra due filari di cipressi, giunge alla chiesa di S. Ilario a Montereggi. Dal piazzale della chiesetta, svoltiamo a sinistra in ripida discesa per costeggiare poi le vigne della fattoria Borsini.
Il percorso sale fino ad immettersi in una strada più ampia, che prosegue in piano su una traccia in mezzo al bosco. Usciamo dal bosco e, mantenendo la destra, ci troviamo in vista dell’abitato dell’Olmo. Per arrivarci costeggiamo le vigne su poderale e raggiungiamo le case. Prendiamo a sinistra la via dell’Olmo: salendo lasciamo il piccolo centro abitato dopo aver oltrepassato il Circolo Filarmonico e giungiamo, in circa 15 minuti, all’lndicatorio.
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