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Grigna Settentrionale

Tra boschi e rocce alla scoperta di una delle cime più importanti delle prealpi lecchesi

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Località di partenza: Regione Lombardia, Provincia di Lecco, Esino Lario, Frazione Cainallo
Località di arrivo: Regione Lombardia, Provincia Lecco, Comune Esino Lario, Frazione Cainallo
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Localit� toccate: Grigna Settentrionale
Autore: Sergio Chichiarelli
Tipologia itinerario: itinerari dei lettori
Fondo stradale: Fuori strada
Difficoltà a piedi:

(come leggere le difficolt�)
Escursionisti Esperti
Dislivello in salita (m): 1150
Dislivello in discesa (m): 1150
Quota massima (m): 2400
Tempo di percorrenza (hh:mm): 6:00
Lunghezza (km): 17
Segnavia: Bianchi e Rossi num. 24, 15, 25, 36
Punti di appoggio: Rifugio Bietti, Rifugio Brioschi, Rifugio Bogani, Rifugio Cainallo
Periodo consigliato: Giugno – Ottobre (a giugno possono essere presenti ancora diversi tratti con presenza di neve)
Mappa:    [+]  Ingrandisci
GPX Download: Scarica la traccia.
Cartografia: Kompass Foglio 91 Lago di Como Lago di Lugano Kompass DVD 4091 Lago di Como Lago di Lugano (Formato elettronico del foglio cartaceo 91)
Note: Da Lecco o da Colico percorrere la SS 36 sino all’uscita di Bellano. Dall’usccita di Bellano si può scegliere se salire in direzione Valsassina seguendo le indicazioni per Parlasco, Esino Lario o se scendere a Bellano, costeggiare il lago di Como sino a Varenna e qui risalire per Esino Lario. Una volta giunti ad Esino seguire le indicazioni per Cainallo. Giunti in prossimità del Rifugio Cainallo proseguire lungo la strada che conduce al posteggio terminale punto di partenza dell’escursione. Subito dopo il Rifugio Cainallo la strada costeggia i pascoli che in inverno vengono utilizzati come piste da sci facilmente riconoscibili per la presenza di alcuni piccoli impianti di risalita.
Descrizione: La Grigna Settentrionale rappresenta la seconda vetta, in altezza, tra le prealpi che si ergono sul versante orientale del lago di Como. Posta tra i 2600 m del Legnone e i 2200 m della Grigna meridionale rimane una delle cime storicamente più importanti tra gli itinerari possibili nell’area lecchese e così, memori di escursioni di anni fa, abbiamo deciso di riaffrontarla con un’escursione giornaliera che potesse presentare i differenti aspetti paesaggistici in un solo giro. Cartina alla mano e un po’ di letteratura al servizio della pianificazione ecco delinearsi l’idea di un percorso ad anello che prendendo origine dal versante a ridosso del lago permettesse di raggiungere la vetta e ridiscendere al punto di partenza. Il punto di partenza scelto è stato, quasi per obbligo, la frazione di Cainallo, posta poco sopra il paese di Esino Lario e le tappe definite sono state i rifugio Bietti, Brioschi e Bogani citati nell’ordine in cui si è deciso di raggiungerli per i motivi che verranno esplicati più avanti. il primo tratto del percorso prende il via dal posteggio ed è ben evidenziato dalla presenza delle frecce indicatrici che mostrano la corretta direzione da seguire, si sviluppa all’interno di un bel bosco misto che nasconde le asperità delle rocce circostanti e che, solo ogni tanto, si apre per lasciarci intravvedere lo spettacolo che ci avvolge. Passata circa mezz’ora di tranquillo cammino giungiamo alla prima biforcazione dei sentieri dove, seguendo il segnavia 24, proseguiamo verso sud e, dopo un brevissimo tratto in salita, ci troviamo fuori dal bosco a percorrere una facile traccia che domina sul ramo di Lecco del Lario. Notevole è lo scenario che ci si mostra alla vista e notevole è il contrasto tra la sensazione di morbidezza che trasmette il verde dove ancora ci troviamo a camminare e la durezza della roccia intorno a noi con cui, a breve, dovremo confrontarci. Passata circa 1 ora e mezza da quando siamo partiti giungiamo in prossimità del Rifugio Bietti; bello e ordinato ci si mostra davanti dopo aver scavallato un dosso ed è lì, facilmente raggiungibile. Siamo a quota 1719 mt, dalla partenza siamo saliti di circa 350 mt, e ci fermiamo per una veloce pausa prima di affrontare la salita alla vetta della Grigna. E’ presto e per noi sarebbe controindicato lasciarci tentare dalle torte che ci si presentano sul tavolo, ma per chi volesse concedersi una tranquilla passeggiata di qualche ora al di fuori dalla confusione della città potremmo osare consigliare il Bietti come meta e, soprattutto, come punto di appoggio dove gustare un ottimo piatto di pizzoccheri e un’ottima fetta di torta prima del rientro a valle. Noi, abbandonate queste golose tentazioni riprendiamo il percorso e, da questo punto seguiremo il segnavia 15 (caminetto); l’alternativa, per i più attrezzati e preparati potrebbe essere quella di seguire il segnavia 26 e confrontarsi con la via ferrata. Il sentiero abbandona il poco prato rimasto e si inerpica lungo la roccia; la traccia è sempre ben indicata ed è facilmente percorribile, ma, essendo in montagna ed essendo su roccia, dobbiamo ricordarci di stare attenti a come ci muoviamo per evitare che dei sassi possano cadere a valle o che dei sassi possano arrivarci addosso da monte. Teniamo sempre le giuste distanze con chi ci precede o segue cercando di sovrapporci il meno possibile nei passaggi tortuosi così da evitare il più possibile di poter incontrare eventuale materiale in caduta. Durante questo nostro lento e ordinato procedere mentre un camoscio ci osserva, nella sicurezza di una giusta distanza tra noi e lui e di una sua spiccata predisposizione a muoversi agilmente in questi spazi, il caldo, previsto per la giornata, ha iniziato a far salire da valle un po’ di umidità e una leggera coltre di nebbia ci avvolge. Non è nulla di preoccupante; la visibilità rimane buona e possiamo proseguire tranquillamente la nostra risalita con la nebbia che ha il potere di amplificare quel senso di silenzio e quella sensazione di enorme tranquillità che la montagna sa trasmettere. Tutto sembra ovattato e, se non ci fosse precluso lo spettacolo di ciò che ci circonda, non sarebbe così male continuare a salire in queste condizioni. Assorti da questi pensieri, dopo quasi un’ora dall’aver lasciato il rifugio Bietti arriviamo all’ingresso del caminetto. E’ una feritoia nella roccia; offre diversi punti di appiglio e di supporto oltre ad essere indicata molto bene così che, seguendo i numerosi segni colorati presenti sulle rocce superiamo agilmente questo ultimo tratto e ci troviamo in costa ad intersecare gli altri sentieri che portano all’ormai prossimo rifugio Brioschi. Siamo all’intersezione delle tracce che giungono dalla ferrata (segnavia 26), dalla Grigna Meridionale (Indicati come Alta via delle Grigne e segnavia 7) e dal Rifugio Tedeschi (Segnavia 7). Mezz’ora di salita e siamo in vetta dove il rifugio Brioschi ci accoglie nella sua massima altezza posta a 2404 m slm. Il panorama che si può godere da questa vetta lo vediamo solo a tratti; tra un soffio di vento e una corrente ascensionale ci si aprono degli scorci in cui riusciamo a scorgere qualcosa, ma tutto ciò che vediamo è niente se pensiamo a quello che dovrebbe essere in una bella giornata limpida. Dalla partenza abbiamo impiegato circa 3 ore e 30 e abbiamo superato il dislivello di 1100 mt circa; ci rifocilliamo e ci prepariamo per la discesa non prima di aver goduto di quel fresco che una volta in valle rimpiangeremo. Per evitare di ripercorrere la stessa strada e, soprattutto, per evitare di dover percorrere il caminetto in discesa, la pianificazione prevede il ritorno lungo il segnavia 25 ossia lungo il sentiero che dalla vetta porta al rifugio Bogani Monza posto a 1816 m slm. Il sentiero segue un ampio vallone formato da un fondo roccioso dove, per facilitare il primo tratto di discesa, è stata installata una catena ben fissata a terra e alla quale ci si può tenere per migliorare la sicurezza. E’ un bello scenario; una conca molto ampia che accoglie senza opprimere e caratterizzata da un infinità di piccole rocce che si ergono a frammentare la continuità del fondo e, ogni tanto, delle fratture nel terreno che, senza lasciar intravedere il fondo, ricordano la presenza di vari cunicoli al di sotto di noi. Un cartello con scritto “Pericolo Crepaccio” indica che anche nella stagione invernale è necessario prestare la massima attenzione nel percorrere questi tratti perché, a volte ,ciò che si presenta solido in superficie nasconde insidie e pericoli. Continuiamo a scendere e la nebbia ancora presente fa sì che questo susseguirsi di rocce ricordi, a tratti, alcune scenografie di film ambientati nello spazio o in terre dove le asperità del terreno sono mitigate dall’atmosfera leggera ed evanescente. Il termine di questo ambiente viene sancito dalla presenza di un passaggio su un residuo di neve che si frappone tra la roccia a monte e la vegetazione che riprende la sua presenza; siamo all’inizio di un bosco di larici che ci conduce sino al rifugio Bogani e nel punto in cui il segnavia 25 interseca il segnavia 36. In realtà i due segnavia avrebbero dovuto incrociarsi più avanti, ma il ridisegno dei sentieri dopo le abbondanti nevicate di questo inverno, probabilmente, ha abbassato un po’ il tracciato del 25 portandolo ad incrociarsi con il 36 in anticipo; niente di particolare se non una non completa rispondenza tra traccia sul terreno e sentiero riportato sulla carta geografica. Il rifugio ci compare all’improvviso, dietro un dosso, e il vivace vociare di una compagnia che è giunta per pranzo ci ricorda che è l’ora giusta per concederci un panino; è una bella struttura, ordinata e accogliente dove è possibile fermarsi per il pranzo o da utilizzare come posto tappa in un’eventuale escursione di più giorni. Potrebbe essere, come il Bietti, meta per una tranquilla passeggiata giornaliera con piacevole sosta pranzo e a differenza del rifugio Bietti, che è posto in una conca aperta, con un’ampia vista sui dintorni e alla base delle pareti rocciose e raggiungibile attraverso un sentiero aperto e panoramico, il rifugio Bogani è posto in una pineta, chiuso nella tranquillità del verde e raggiungibile grazie ad un comodo sentiero che si dipana quasi completamente tra gli alberi che caratterizzano questo versante della valle. Lasciamo il rifugio per affrontare l’ultimo tratto di percorso che ci separa dall’arrivo; un’ultima discesa che passando per l’alpe di Moncodeno ci riporta a congiungerci al primo tratto del sentiero affrontato in mattinata. Il segnavia che ci accompagna è il 25 e l’unico momento in cui dobbiamo prestare un po’ più di attenzione è in prossimità dell’alpe dove, oltre al sentiero che dobbiamo seguire noi e che passa proprio davanti all’alpe, si intravvede anche una seconda traccia che, passando più in alto, riporta sull’altro versante. Dall’alpe, a scendere, la traccia non lascia dubbi; chiara ed evidente, ben mantenuta e pulita ci permette di raggiungere il posteggio in circa un’ora. Note: L’itinerario indicato è percorribile anche in senso inverso, ovvero passando per il Rifugio Bogani, risalendo al Rifugio Brioschi e scendendo al rifugio Bietti. Personalmente consglio di percorrerlo nello stesso verso in cui l’abbiamo affrontato noi in quanto il passaggio al caminetto, pur non presentando particolari difficoltà, può essere più semplice se affrontato in salita rispetto ad un passaggio in discesa così come il tratto del sentiero 25 in prossimità del Rifugio Brioschi attrezzato con le catene può essere più comodo affrontato in discesa che non in salita. Se invece si decide di effettuare solo i percorsi di raggiungimento del Rifugio Bietti e del Rifugio Bogani consiglieri di percorrere il sentiero verso il Bietti in una giornata fresca (stagione autunnale) in quanto quasi tutto esposto, mentre il sentiero verso il Bogani, essendo riparato dal bosco, può essere percorso anche in giornate più calde.

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