I versi di una poesia dialettale calabro-lucana narrano di come il divino Apollo venisse a villeggiare in estate tra i piani e le cime del Pollino. Tra le ipotesi più accreditate sull’origine del nome monte Pollino c’è quella divina e mitologica, il termine sembra che derivi infatti da Mons Apollineum, letteralmente monte di Apollo. Questo nome potrebbe essere stato attribuito dagli Achei della vicina Sibari che in questi monti riconobbero il profilo dell’Olimpo, e pertanto scelti a dimora del figlio di Zeus. Ad attribuire il toponimo di Giardino degli Dei all’area compresa tra gli aspri crinali calcarei di Serra di Crispo e Serra delle Ciavole fu l’entomologo naturalista e scrittore Franco Tassi, storico direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo che negli anni settanta fu incaricato dal CNR insieme a Fulco Pratesi e Valerio Giacomini per analizzare la fattibilità dell’istituzione di un area protetta tra queste montagne.
Il Giardino degli Dei è un bosco rado di pino loricato (Pinus leucodermis Ant.), una pianta bellissima, unica, relitto dell’ultima glaciazione, letteralmente scacciato e cinto dal faggio sui pendii più accidentati ed impervi del massiccio del Pollino, è un posto singolare, dal fascino inesprimibile. Pensate, tra queste piante sopravvivono i padri del mondo arboreo europeo, 900 anni è l’età stimata infatti per il Patriarca, il più vetusto dei pini del parco. Pensate, queste vette rappresentarono l’estrema roccaforte meridionale del lupo, anch’esso scacciato e cinto, ma dalla stupidità dell’uomo. L’itinerario escursionistico che voglio proporvi è tra i più classici del parco, dinamico e vario nei paesaggi che si attraversano, non presenta particolari difficoltà tecniche e di orientamento. Ci si incammina da Colle Impiso (1554m) sulla carrareccia che lasciato l’asfalto si inoltra nel bosco di faggio. Subito si prende il sentiero che dopo circa cento metri si staglia sulla destra tenendosi a Est del Serra del Prete, questo sentiero oggi esclusiva via degli escursionisti era un tempo una via nel bosco utilizzata da carbonai, pastori, pellegrini e briganti. In meno di venti minuti il sentiero si apre su un pianoro (1550m) che gode di una vista privilegiata sull’imponente parete nord ovest del Monte Pollino, ornata da pini loricati aggrappati sulle rupi in bilico a sfuggire alla morsa del faggio poco al di sotto.
Il sentiero si innesta perpendicolarmente su di una sterrata che seguiamo a destra in direzione sud risalendo agilmente il Valloncello di Viggianello al fresco della faggeta. Nel punto in cui la stradina viene bagnata dalle acque del vallone è possibile in corrispondenza di un grande faggio prendere un sentierino che conduce alla vicina sorgente di Spezzavummula (1664m) sorgente dalle acque talmente fredde da riuscire a rompere le vummule, antichi recipienti di terracotta. Ritornati sulla stradina si continua fino a uscire allo scoperto di Colle Gaudolino (1694m), questo pianoro utilizzato per il pascolo semibrado di bestiame domestico è incastonato tra le cime di Serra del Prete e il Monte Pollino, ed è punto di valico per i sentieri che provengono dal versante calabrese. Il cammino prosegue imboccando il sentiero a nord est del piano che si inerpica rapidamente aggirando il Pollino da ovest a nord senza mai uscire dal bosco. Questo sentiero non è segnalato ma è comunque una traccia bene evidente. Nel percorrerlo è facile fantasticare sull’uso che se ne faceva un tempo, esso infatti è una via breve che collega il piano di Colle Gaudolino con Piano Toscano e i Piani del Pollino, aggirando abilmente gli ostacoli delle vette. Si arriva così a Piano Toscano (1790m) che rappresenta il cuore dei piani, incastrato tra le cinque vette più alte del parco. Proseguiamo a nord est prima su una morbida stradina poi a vista in direzione dell’evidente orlo di un terrazzamento naturale che immette nella parte alta dei Piani del Pollino. Raggiunto il terrazzo (1945m) all’ombra dei pini possiamo ammirare le cime di Serra del Prete (2180m) e del Pollino (2248m) ad ovest, di Serra Dolcedorme (2267m) a sud est, di Serra delle Ciavole (2127m) ad est e di Serra di Crispo (2053m) a nord, ed ammirare il cuore dell’areale italiano del pino loricato. Puntiamo ancora a nord est attraversando il piano in direzione della Grande Porta, altro valico di collegamento con il versante calabro, posta tra i crinali di Serra delle Ciavole e Serra di Crispo. Qui troviamo i resti ancora imponenti e fieri di Zi Peppe (1950m) vecchissimo pino loricato, che negli anni settanta ispirò, con le sue chiome, un noto artista che realizzo il simbolo utilizzato nelle battaglie ambientaliste di chi chiedeva la nascita del parco. Questa grande pianta data vilmente alle fiamme da chi il parco non lo voleva, ormai morta resiste pietrificata dalla resina, china su se stessa al tempo e alle condizioni atmosferiche avverse, divenendo meta di pellegrinaggi escursionistici nonché il logo del Parco nazionale del Pollino. Ritornando per la stessa via o per la carrareccia che da Piano Toscano costeggia il torrente Frido (scendendo repentinamente fino alla parte bassa del Valloncello di Viggianello) per poi risalire al Colle dell’Impiso, non si può non pensare a quando contraddittorie e strane siano queste terre e genti di Calabria e Basilicata, allo stesso tempo ricche di patrimoni naturalistici e culturali, ma povere di capacità nel valorizzarle e promuoverle.
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