Nella regione che può vantare quasi la metà del proprio territorio soggetto a parco o riserva naturalistica, si trovano oltre settanta alberi monumentali, pietre miliari di una storia pluricentenaria
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Località di partenza:
Regione Abruzzo, Provincia di L'Aquila, Pescasseroli
Località di arrivo:
Regione Abruzzo, Provincia L'Aquila, Comune Pratola Peligna
Tappe lungo il percorso a Monte Tranquillo, Barrea, Passo Godi, Pescocostanzo, Cansano
Periodo consigliato:
Da giugno ad ottobre
Con una semplice escursione di tre giorni (si possono fare anche le
singole tappe) è possibile visitare tre dei principali raggruppamenti
arborei monumentali inclusi nel Parco Nazionale d’Abruzzo e nel Parco
della Maiella.
Si tratta di un'esperienza molto interessante, che consigliamo di
organizzare con l’assistenza di una guardia forestale o di un botanico
esperto, in grado di aiutarci a scoprire i segreti dei nostri antenati,
attraverso la “lettura” del DNA dei giganti d’Abruzzo.
Come arrivare
Da Roma, con l’Autostrada A24, uscita Pescina. Seguire la strada per
Pescasseroli. Dal versante Adriatico, seguire l’A14 fino a Giulianova,
quindi deviare sulla A24 fino a Pescina. Si rientra per la medesima
autostrada da Sulmona/Pratola Peligna.
Note. percorso agevole, a volte costeggiando le strade carrozzabili all’interno o limitrofe ai due Parchi
Descrizione:
1a tappa Pescasseroli - Monte Tranquillo - Villetta Barrea (km 19 / disl. +254)
Da Pescasseroli, lungo la carrozzabile del Tranquillo, si raggiunge il
rifugio della Difesa subito dopo la Bocca del Petroso. Risalendo il
sentiero sulla sinistra, fra boschi e radure si giunge ai valichi del
monte Rotondo, un vasto altipiano carsico, costellato di doline e
inghiottitoi. Dopo un'ora di cammino la strada entra con ripidi
tornanti nel bosco fitto, dove le ceppaie e i cedui fanno posto agli
alti fusti. Ad una curva più larga appare improvvisa la sagoma della
chiesa del Tranquillo, dal cui portico si gode uno dei panorami più
eccitanti di tutto il Parco. Sulla parete destra della Chiesa,
all'esterno, è murata una lapide del 1685. Proseguendo ancora dopo il
Rifugio, con la sagoma del monte Tranquillo sulla sinistra, si
raggiunge in pochi minuti il valico posto a quota 1680; tutto intorno i
boschi di faggio offrono un sicuro rifugio agli ultimi orsi marsicani:
si tratta dei famosi faggi della Difesa di Pescasseroli. Si rientra per
lo stesso percorso fino ad Opi, e si pernotta a Villetta Barrea.
2a tappa: Villetta Barrea - Passo Godi - Barrea - Pescostanzo (km 25 / disl. +381 )
Da Villetta Barrea, un servizio bus ci porta fino a passo Godi (km.
13). Da qui si raggiunge la linea di cresta della Serra di Chiarano. Il
tratto più ripido è coperto da una fascia di bosco, superato il quale
si entra nel versante assolato della parte alta del percorso. Superba
la vista della Majella, del Gran Sasso, del Marsicano, della cresta
della Camosciara e del monte Greco. Osservando con attenzione e un po’
di fortuna, possiamo incontrare cervi ed anche qualche esemplare di
aquila reale. Dalle strutture turistiche di passo Godi si prende la
pista carrabile che conduce agli stazzi. Al primo tornante si prosegue
verso sinistra fino a giungere ai piedi di un canalone, punto di inizio
del tratto più ripido del nostro itinerario. Il sentiero si inoltra
nella faggeta, in corrispondenza del limite destro del canalone,
inerpicandosi con ripidi tornanti. E’ qui che possiamo vedere il faggio
di Pontone, con un tronco imponente, costituito da una fusione di più
alberi cresciuti insieme. Si rientra al Passo, e da qui a Villetta
Barrea, dove prendiamo il bus per Pescocostanzo; si può pernottare in
strutture ricettive di ogni livello.
3a tappa: Pescostanzo - Cansano - Sulmona (km 23 / disl. +254 )
Lasciando Pescocostanzo in direzione nord-est ed aggirando il Coppo del
Diavolo, arriviamo a circa 1300 metri di quota, dove inizia la faggeta
di Sant’Antonio, che si stende fino a 1420 metri. Il bosco è una vera e
propria voliera di innumerevoli specie di uccelli: il rampichino, il
picchio muratore, il picchio verde, ma anche il pettirosso, il
fringuello, il frosone. Tra i rapaci, è facile avvistare lo sparviero e
la poiana. Tra le masserie del Primo Campo, si nota una curiosa
chiesetta con un piccolo campanile a vela. Si tratta del piccolo eremo
di S. Antonio, suggestivo luogo di culto ancora oggi meta di un nutrito
pellegrinaggio, il 13 giugno di ogni anno. Di impianto tardo medievale
l'eremo è ricordato da una bolla del 1536, e conserva sullo stipite
l'iscrizione che rammenta un restauro del 1577. Accanto alla chiesetta
esiste una parte abitativa dove in passato risiedevano gli eremiti
laici. Proseguendo lungo la strada, si arriva a Cansano e quindi a
Sulmona, meta del trekking.
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