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Suggestioni lungo l'itinerario Un
percorso in campagna. Campagna quasi urbana, vera campagna con orti e
boschi ma anche vera città con case, giardini, strade. Ma la campagna
batte nettamente la città, in questa camminata lungo il versante destro
della media Val Bisagno dal confine comunale dl Genova al popoloso
quartiere di Molassana. È un percorso che ha per tema l’acqua, e non
per via del torrente che scorre in basso a breve distanza. Qui si parla
di acqua potabile, acqua da bere. Genova è una città di mare e ciò
significa che ha tanta acqua a disposizione. Per viaggiare, per
pescare, ma certo non per bere. E i torrenti che scorrono accanto o
dentro la città certo non sono mai stati molto “potabili” nel tratto
urbano del loro corso. Le sorgenti presenti in città, come le Fontane
Marose erano soggette a cali di portata e a forti siccità – celebre
quella del 1428 citata dall’annalista Agostino Giustiniani. Quindi i
genovesi hanno sempre dovuto andare a cercarsi l’acqua potabile
altrove, nelle colline a monte della città. Storicamente, dall’epoca
romana sino al XX secolo quando l’offerta si è un po’ diversificata, è
sempre stata la val Bisagno la principale fornitrice di acqua potabile
per Genova. Di questa bimillenaria funzione idrica della valle
rimangono evidenti e interessanti testimonianze non solo in documenti,
carte e disegni ma soprattutto in “monumenti”. Anzi, in un monumento,
un unico lunghissimo monumento, ovvero l’acquedotto storico; “l’antica
strada dell’acqua”. Il primo acquedotto fu costruito dai romani sul
versante destro del Bisagno, pare intorno al 200 a.C. nel corso della
ricostruzione della città seguita al saccheggio operato dai cartaginesi
del generale Magone nel 205 a.C. durante la seconda guerra punica; ma
di questa prima struttura non rimangono che minime tracce. Dal Medioevo
in poi, man mano che la città cresceva, aumentava il fabbisogno d’acqua
e l’acquedotto cresceva, aumentando le prese nelle varie vallette che
affluiscono nel Bisagno e allungando il percorso sempre più a monte.
Nell'XI secolo risaliva il rio Veilino alle spalle del cimitero di
Staglieno - alcuni resti sono visibili lungo lo svincolo autostradale
di Genova Est – e maggiori prolungamenti furono costruiti tra XIV e
XVIII secolo nella media val Bisagno fin oltre Struppa, con
ponti-canali e nuove prese d'acqua. Se alcuni tratti secondari nelle
vallette laterali risultavano troppo danneggiati o diventavano meno
necessari, venivano sostituiti da grandiosi ponti-sifone che
accorciavano il percorso: quello sul rio Geirato, a Molassana, fu
costruito nel 1777: ha quattordici arcate per 640 metri di lunghezza, è
un capolavoro dell'ingegneria idraulica dell'epoca che attirò
l’attenzione degli ingegneri di tutt’Europa. Il ponte-sifone sul
Veilino risale al 1842. Giunto presso le Mura Nuove seicentesche,
l’acquedotto lasciava la val Bisagno e si avvicinava al centro urbano
(che sino ai primi decenni dell’Ottocento corrispondeva all’attuale
centro storico) lungo l’attuale Via Burlando (di fronte allo stadio di
Marassi) e da Piazza Manin seguiva l’attuale Circonvallazione a Monte,
sugli 80 metri di quota, dove lungo i marciapiedi ne rimangono tratti
ben distinguibili, con arcate e alcuni piccoli ponti, ed esistono il
Passo dell’Acquidotto e la Salita dell’Acquidotto che lo ricordano
anche nel nome. Lungo l’attuale Circonvallazione a Monte, dalla
conduttura principale si diramavano alcuni bracci che portavano l’acqua
verso la sottostante città, le sue fontane e il porto. L'acquedotto
funzionò pieno regime sino a metà Ottocento, poi venne gradualmente
sostituito dai nuovi impianti che prendono l’acqua più lontano, da
sorgenti e da laghi artificiali nelle valli del versante padano. Nel
1917 fu decretata la non potabilità delle sue acque, ma fino al 1951
esse arrivavano in vico Lavatoi al Molo. Oggi molti tratti sono andati
distrutti per il normale degrado dovuto al trascorrere del tempo e per
l’espansione urbana della città sulle pendici della val Bisagno, ma
molti lunghi tratti rimangono più o meno ben conservati e sono
diventati un piacevolissimo percorso pedonale – a tratti carrabile alle
moto – che offre la possibilità di osservare una parte di Genova
normalmente invisibile a chi si muove lungo le strade “normali”: Genova
è una città di non piccole dimensioni, è la sesta città d’Italia per
numero di abitanti, ma conserva – anche grazie alla sua orografia
complicata – moltissimi affascinanti angoli dove la natura la fa da
padrona e la presenza dei manufatti umani è rara e discreta. E questi
angoli naturali, anche di estese dimensioni, sono tutti a immediata
portata di mano e di piedi, per raggiungerli basta un autobus. Molte
altre cose si potrebbero dire sull’acquedotto storico di Genova ma non
è questa la sede per scendere in dettagli storici, architettonici,
idraulici; per chi fosse interessato alla faccenda ci sono due ottimi
libri sull’argomento: L’antica strada dell’acqua di Paolo Stringa,
Sagep Libri & Comunicazione, Genova 2004; L’Acquedotto storico di
Genova, di Luciano Rosselli, Nuova Editrice Genovese, Genova 2009.
Rosselli è anche l’autore del sito web dedicato all’acquedotto ricco di
belle foto e di interessanti notizie, soprattutto per i tratti di
acquedotto che entrano in città Descrizione dettagliata dell'itinerario L’itinerario
inizia nel borgo di Cavassolo (WP01), in versante destro dell’ancora
giovane torrente Bisagno, e sale lungo una breve, ripida e zigzagante
mulattiera (o per meglio dire, una creusa) al ponte-canale (WP02) che
dal borgo prende il nome; lo si percorre e si procede oltre i mulini di
Salita Piloni (WP03) sul tracciato pianeggiante dell’acquedotto,
superando alcune case. Nel mentre si incontra e si supera il
piccolo tubo che porta l’acqua del Rio Nasci (WP04), uno dei tanti
piccoli torrenti che incontreremo lungo il percorso. Giunti al diruto
oratorio di San Rocco (WP05), suggestivo nonostante le pessime
condizioni in cui versa, si scende a destra sull’asfalto per aggirare
gli impianti dell’acquedotto moderno dell’AMGA (WP06), poi si sale verso
destra, lungo il “Passaggio pubblico per San Cosimo”, ritrovando dopo
poche decine di metri il tracciato dell’acquedotto storico in Via ai
Filtri, dove un piccolo ponte oltrepassa il fossato dei rio di Prato
(WP07). Procedendo sull’asfalto, si lascia a destra l’ingresso di
monte della Galleria della Rovinata (WP08), che fu costruita per
superare senza troppi danni un tratto di collina spesso soggetta a
frane, e dopo un centinaio di metri (WP09) si scorge sotto la strada, a
sinistra, l’ingresso di valle della stessa galleria, chiuso e recintato
(WP10). Una brevissima discesa – un po’ scivolosa – fra i rovi del
pendio erboso sulla sinistra della strada porta sul percorso
dell’acquedotto a valle della galleria, e si procede fra orti e casette,
sino a incrociare la Salita Inferiore alla Chiesa di San Cosimo (WP11). Si
attraversa Via Trossarelli percorsa dagli autobus che salgono a San
Cosimo di Stuppa e si continua incrociando poi le creuse di Via dei
Noceti e Salita Gambonia (WP12). Il percorso prosegue col nome di Via
Inferiore Gambonia, mente l’acquedotto corre sotterraneo nella Galleria
Gambonia; quando torna in superficie (WP13) prende il nome di Via
Giovanni Aicardi. Si passa accanto ad alcuni filtri (WP14)
destinati al controllo della purezza dell’acqua, si superano i mulini
del Rio Torbido (WP15) realizzati nell’Ottocento per le popolazioni
della valle, e si oltrepassa la vasta e selvaggia valle del Rio Torbido
con un maestoso ponte-canale (WP16). Il percorso continua facile
fra boscaglie, orti, giardini e case rurali, coi nomi di Via Aicardi,
poi di Salita Cà Bianca (bella la Cà Bianca (WP17) di stile nobilmente
primo novecentesco). Si arriva poi a superare alcuni antichi lavatoi
(WP18), in basso rispetto al percorso, e a incrociare Via di Creto
(WP19), la provinciale che sale al paesino di Creto per poi svalicare in
alta Valle Scrivia. Attraversata la strada ci si dirige lungo via
Araone da Struppa dove il percorso pavimentato a lastroni aggira il
cimitero di Struppa, passa un breve ponte-canale e continua fra alberi e
prati radi, assumendo poi il nome di Via Roccatagliata. Si incrociano
altri piccoli ponti-canali e molte creuse che salendo dal fondovalle
tagliano perpendicolarmente il tracciato per salire ai crinali. Una di
queste antiche mulattiere extraurbane ha il significativo nome di Salita
dei Muli (WP20), che per secoli furono i veri protagonisti del
commercio genovese via terra. Si procede in un gradevole paesaggio
agreste e boschereccio con i rumori della città in sottofondo, che
paiono un po’ fuori luogo in questo contesto, ma in fondo non disturbano
il cinguettio degli uccelli del bosco né il passo silenzioso degli
escursionisti o degli abitanti della zona che tornano a casa o si
concedono quattro passi nel verde per distrarsi dalle fatiche della
giornata. Superata, aggirandola, la piccola galleria del Rio
Coverciano (WP21), si giunge quindi alle case del nucleo originario
dell’ex-borgo, ora quartiere, di Molassana; qui, in Via delle Brughe,
sotto l’oratorio di San Giovanni Battista, l’acquedotto piega a sinistra
e attraverso un casotto (WP22) si tuffa nel grandioso ponte-sifone che
scavalca la valle del Rio Geirato. Però il ponte-sifone è normalmente
chiuso al transito e per accedervi occorre rivolgersi a un’associazione
locale; suggeriamo quindi di proseguire brevemente lungo Via delle
Brughe sul tracciato del ramo antico dell’acquedotto che aggirava la
valle del Geirato sino al 1777; giunti sulla trafficata Via San Felice
(WP23), si prenda il bus 477 in direzione valle, si scenda in Via
Molassana e si salga sul 12, 13 o 14 verso il centro città sino al
cimitero monumentale di Staglieno (WP24), la cui visita può occupare
anche un paio d’ore.
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