en de Spacer Home Spacer Itinerari Spacer La via dell'Acquedotto storico

La via dell'Acquedotto storico

Un percorso in campagna. Campagna quasi urbana, vera campagna con orti e boschi ma anche vera città con case, giardini, strade. Ma la campagna batte nettamente la città.

Immagine dell'itinerario

Località di partenza: Regione Liguria, Provincia di Genova, Genova
Località di arrivo: Regione Liguria, Provincia Genova, Comune Genova
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Localit� toccate: Genova, Molassana, Prato, Doria, Cavassolo, Parenzo, San Pantaleo
Autore: Gianni Dall'Aglio - Elena Delucchi / Enrico Bottino
Tipologia itinerario: a piedi
Fondo stradale: Misto
Difficoltà a piedi:

(come leggere le difficolt�)
Turistica
Tempo di percorrenza (hh:mm): 2:30
Periodo consigliato: Tutto l'anno
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Note:

Località di partenza – Borgo di Cavassolo

Come arrivare - Il modo migliore per arrivare a Cavassolo da Genova è di andare a Prato coi bus 13 o 14 che fanno capolinea in Piazzale Brigata Volante Severino, o in auto posteggiando in Via Struppa vicino al piazzale, che è quasi al termine del centro abitato; da qui si procede sino al ponte di Cavassolo sulle corriere delle autolinee extraurbane (gruppo M) dirette a Bargagli, Torriglia o a una delle località minori della val Bisagno. Si può anche percorrere a piedi il tratto di SS 45 che separa Piazzale Severino da Cavassolo, che dista solo 1,5 km, ma è una strada piuttosto trafficata e quasi del tutto senza marciapiede quindi può essere pericoloso.

Località di arrivo – Cimitero di Staglieno, Piazzale Ravasco, presso l’ingresso laterale; qui fermano molti bus diretti sia verso il centro sia verso i quartieri della val Bisagno; chi deve tornare a Prato a riprendersi la macchina può prendere il 13 o il 14 in direzione monte e scendere al capolinea in Piazzale Brigata Volante Severino.
Per andare dal punto terminale del percorso sull’acquedotto, in Via delle Brughe, al cimitero di Staglieno si deve prendere il bus 477 in via San Felice in direzione valle, scendere in Via Molassana e salire sul 12, 13 o 14 verso il centro città sino al cimitero.


Principali località toccate dal percorso – Si parte dal borgo di Cavassolo, prima frazione del comune di Davagna lungo il torrente Bisagno, si rientra subito nel comune di Genova attraversando il ponte-canale sul rio Concasca e si procede in lievissima pendenza lungo quello che è comunemente considerato il secondo tronco dell’acquedotto medievale, essendo il primo – dalla Presa di Schienadasino a Cavassolo – in cattive condizioni e difficile da percorrere. Si cammina in un paesaggio di campagna molto prossima alla città, che si vede in vicinanza in basso sulla sinistra del percorso; si oltrepassa tutto il quartiere di Struppa, diviso nei sobborghi di Prato e Doria, superando la valle del Rio Torbido su un altro maestoso ponte-canale. Si giunge infine in prossimità della chiesa di Molassana, dove l’acquedotto si accinge a superare l’ampia valle del rio Geirato su un lungo spettacolare ponte-sifone. Qui però l’itinerario consigliato termina, anche se a valle del ponte ci sono altri tratti ben percorribili, perché il ponte è normalmente chiuso al transito e il suo superamento richiederebbe troppo tempo e lunghe deviazioni. Si propone quindi di scendere in autobus al cimitero monumentale di Staglieno e di visitare quello che è considerato uno dei tre più importanti cimiteri monumentali del mondo, insieme al Père Lachaise di Parigi e alla Recoleta di Buenos Aires.

Tempo di percorrenza – poco più di due ore il percorso a piedi sull’acquedotto; circa 15’ in bus per arrivare a Staglieno.

Accessibilità - Di tutto l’acquedotto viene proposto questo tratto proprio perché è il più facilmente percorribile. Dall’inizio del ponte di Cavassolo in avanti è quasi pianeggiante e largo abbastanza per farci passare passeggini e sedie a rotelle. Vi sono però alcuni tratti difficili: la salita iniziale lungo la stradina pedonale all’interno del borgo di Cavassolo e la discesa alla porta di uscita della Galleria della Rovinata sono i più problematici. Ma la prima salita si può evitare salendo lungo la strada provinciale asfaltata sino alla curva presso la quale inizia il ponte e facendo un brevissimo tratto un po’ sconnesso fra la strada e il ponte. Il secondo intoppo può essere aggirato continuando sull’asfalto di Via ai Filtri sino a immettersi in Via Trossarelli, scenderla per un tratto, incontrare Salita Inferiore San Cosimo di Struppa, scenderne un pezzetto e lì si incontra di nuovo l’acquedotto: andando “indietro” verso sinistra si percorre a ritroso il tratto sino al portale di uscita della Galleria, andando “avanti” verso destra si continua nel senso corretto verso il. Qua e là si incontrano poi alcuni gradini che superano piccoli dislivelli, ad esempio dopo il ponte-canale sul Rio Torbido, dopo la Cà Bianca e all’incrocio con Salita alla Costa di San Siro. Sono pochi, ma senza aiuto di un compagno di escursione possono essere davvero difficili da superare.

Descrizione:

Suggestioni lungo l'itinerario

Un percorso in campagna. Campagna quasi urbana, vera campagna con orti e boschi ma anche vera città con case, giardini, strade.

Ma la campagna batte nettamente la città, in questa camminata lungo il versante destro della media Val Bisagno dal confine comunale dl Genova al popoloso quartiere di Molassana. È un percorso che ha per tema l’acqua, e non per via del torrente che scorre in basso a breve distanza. Qui si parla di acqua potabile, acqua da bere.

Genova è una città di mare e ciò significa che ha tanta acqua a disposizione. Per viaggiare, per pescare, ma certo non per bere. E i torrenti che scorrono accanto o dentro la città certo non sono mai stati molto “potabili” nel tratto urbano del loro corso. Le sorgenti presenti in città, come le Fontane Marose erano soggette a cali di portata e a forti siccità – celebre quella del 1428 citata dall’annalista Agostino Giustiniani.

Quindi i genovesi hanno sempre dovuto andare a cercarsi l’acqua potabile altrove, nelle colline a monte della città. Storicamente, dall’epoca romana sino al XX secolo quando l’offerta si è un po’ diversificata, è sempre stata la val Bisagno la principale fornitrice di acqua potabile per Genova.

Di questa bimillenaria funzione idrica della valle rimangono evidenti e interessanti testimonianze non solo in documenti, carte e disegni ma soprattutto in “monumenti”. Anzi, in un monumento, un unico lunghissimo monumento, ovvero l’acquedotto storico; “l’antica strada dell’acqua”. Il primo acquedotto fu costruito dai romani sul versante destro del Bisagno, pare intorno al 200 a.C. nel corso della ricostruzione della città seguita al saccheggio operato dai cartaginesi del generale Magone nel 205 a.C. durante la seconda guerra punica; ma di questa prima struttura non rimangono che minime tracce.

Dal Medioevo in poi, man mano che la città cresceva, aumentava il fabbisogno d’acqua e l’acquedotto cresceva, aumentando le prese nelle varie vallette che affluiscono nel Bisagno e allungando il percorso sempre più a monte. Nell'XI secolo risaliva il rio Veilino alle spalle del cimitero di Staglieno - alcuni resti sono visibili lungo lo svincolo autostradale di Genova Est – e maggiori prolungamenti furono costruiti tra XIV e XVIII secolo nella media val Bisagno fin oltre Struppa, con ponti-canali e nuove prese d'acqua.

Se alcuni tratti secondari nelle vallette laterali risultavano troppo danneggiati o diventavano meno necessari, venivano sostituiti da grandiosi ponti-sifone che accorciavano il percorso: quello sul rio Geirato, a Molassana, fu costruito nel 1777: ha quattordici arcate per 640 metri di lunghezza, è un capolavoro dell'ingegneria idraulica dell'epoca che attirò l’attenzione degli ingegneri di tutt’Europa. Il ponte-sifone sul Veilino risale al 1842. Giunto presso le Mura Nuove seicentesche, l’acquedotto lasciava la val Bisagno e si avvicinava al centro urbano (che sino ai primi decenni dell’Ottocento corrispondeva all’attuale centro storico) lungo l’attuale Via Burlando (di fronte allo stadio di Marassi) e da Piazza Manin seguiva l’attuale Circonvallazione a Monte, sugli 80 metri di quota, dove lungo i marciapiedi ne rimangono tratti ben distinguibili, con arcate e alcuni piccoli ponti, ed esistono il Passo dell’Acquidotto e la Salita dell’Acquidotto che lo ricordano anche nel nome.

Lungo l’attuale Circonvallazione a Monte, dalla conduttura principale si diramavano alcuni bracci che portavano l’acqua verso la sottostante città, le sue fontane e il porto. L'acquedotto funzionò pieno regime sino a metà Ottocento, poi venne gradualmente sostituito dai nuovi impianti che prendono l’acqua più lontano, da sorgenti e da laghi artificiali nelle valli del versante padano. Nel 1917 fu decretata la non potabilità delle sue acque, ma fino al 1951 esse arrivavano in vico Lavatoi al Molo. Oggi molti tratti sono andati distrutti per il normale degrado dovuto al trascorrere del tempo e per l’espansione urbana della città sulle pendici della val Bisagno, ma molti lunghi tratti rimangono più o meno ben conservati e sono diventati un piacevolissimo percorso pedonale – a tratti carrabile alle moto – che offre la possibilità di osservare una parte di Genova normalmente invisibile a chi si muove lungo le strade “normali”: Genova è una città di non piccole dimensioni, è la sesta città d’Italia per numero di abitanti, ma conserva – anche grazie alla sua orografia complicata – moltissimi affascinanti angoli dove la natura la fa da padrona e la presenza dei manufatti umani è rara e discreta.

E questi angoli naturali, anche di estese dimensioni, sono tutti a immediata portata di mano e di piedi, per raggiungerli basta un autobus. Molte altre cose si potrebbero dire sull’acquedotto storico di Genova ma non è questa la sede per scendere in dettagli storici, architettonici, idraulici; per chi fosse interessato alla faccenda ci sono due ottimi libri sull’argomento: L’antica strada dell’acqua di Paolo Stringa, Sagep Libri & Comunicazione, Genova 2004; L’Acquedotto storico di Genova, di Luciano Rosselli, Nuova Editrice Genovese, Genova 2009. Rosselli è anche l’autore del sito web dedicato all’acquedotto ricco di belle foto e di interessanti notizie, soprattutto per i tratti di acquedotto che entrano in città

Descrizione dettagliata dell'itinerario

L’itinerario inizia nel borgo di Cavassolo (WP01), in versante destro dell’ancora giovane torrente Bisagno, e sale lungo una breve, ripida e zigzagante mulattiera (o per meglio dire, una creusa) al ponte-canale (WP02) che dal borgo prende il nome; lo si percorre e si procede oltre i mulini di Salita Piloni (WP03) sul tracciato pianeggiante dell’acquedotto, superando alcune case.

Nel mentre si incontra e si supera il piccolo tubo che porta l’acqua del Rio Nasci (WP04), uno dei tanti piccoli torrenti che incontreremo lungo il percorso. Giunti al diruto oratorio di San Rocco (WP05), suggestivo nonostante le pessime condizioni in cui versa, si scende a destra sull’asfalto per aggirare gli impianti dell’acquedotto moderno dell’AMGA (WP06), poi si sale verso destra, lungo il “Passaggio pubblico per San Cosimo”, ritrovando dopo poche decine di metri il tracciato dell’acquedotto storico in Via ai Filtri, dove un piccolo ponte oltrepassa il fossato dei rio di Prato (WP07).

Procedendo sull’asfalto, si lascia a destra l’ingresso di monte della Galleria della Rovinata (WP08), che fu costruita per superare senza troppi danni un tratto di collina spesso soggetta a frane, e dopo un centinaio di metri (WP09) si scorge sotto la strada, a sinistra, l’ingresso di valle della stessa galleria, chiuso e recintato (WP10).

Una brevissima discesa – un po’ scivolosa – fra i rovi del pendio erboso sulla sinistra della strada porta sul percorso dell’acquedotto a valle della galleria, e si procede fra orti e casette, sino a incrociare la Salita Inferiore alla Chiesa di San Cosimo (WP11).

Si attraversa Via Trossarelli percorsa dagli autobus che salgono a San Cosimo di Stuppa e si continua incrociando poi le creuse di Via dei Noceti e Salita Gambonia (WP12). Il percorso prosegue col nome di Via Inferiore Gambonia, mente l’acquedotto corre sotterraneo nella Galleria Gambonia; quando torna in superficie (WP13) prende il nome di Via Giovanni Aicardi.

Si passa accanto ad alcuni filtri (WP14) destinati al controllo della purezza dell’acqua, si superano i mulini del Rio Torbido (WP15) realizzati nell’Ottocento per le popolazioni della valle, e si oltrepassa la vasta e selvaggia valle del Rio Torbido con un maestoso ponte-canale (WP16).

Il percorso continua facile fra boscaglie, orti, giardini e case rurali, coi nomi di Via Aicardi, poi di Salita Cà Bianca (bella la Cà Bianca (WP17) di stile nobilmente primo novecentesco). Si arriva poi a superare alcuni antichi lavatoi (WP18), in basso rispetto al percorso, e a incrociare Via di Creto (WP19), la provinciale che sale al paesino di Creto per poi svalicare in alta Valle Scrivia.

Attraversata la strada ci si dirige lungo via Araone da Struppa dove il percorso pavimentato a lastroni aggira il cimitero di Struppa, passa un breve ponte-canale e continua fra alberi e prati radi, assumendo poi il nome di Via Roccatagliata. Si incrociano altri piccoli ponti-canali e molte creuse che salendo dal fondovalle tagliano perpendicolarmente il tracciato per salire ai crinali. Una di queste antiche mulattiere extraurbane ha il significativo nome di Salita dei Muli (WP20), che per secoli furono i veri protagonisti del commercio genovese via terra.

Si procede in un gradevole paesaggio agreste e boschereccio con i rumori della città in sottofondo, che paiono un po’ fuori luogo in questo contesto, ma in fondo non disturbano il cinguettio degli uccelli del bosco né il passo silenzioso degli escursionisti o degli abitanti della zona che tornano a casa o si concedono quattro passi nel verde per distrarsi dalle fatiche della giornata.

Superata, aggirandola, la piccola galleria del Rio Coverciano (WP21), si giunge quindi alle case del nucleo originario dell’ex-borgo, ora quartiere, di Molassana; qui, in Via delle Brughe, sotto l’oratorio di San Giovanni Battista, l’acquedotto piega a sinistra e attraverso un casotto (WP22) si tuffa nel grandioso ponte-sifone che scavalca la valle del Rio Geirato. Però il ponte-sifone è normalmente chiuso al transito e per accedervi occorre rivolgersi a un’associazione locale; suggeriamo quindi di proseguire brevemente lungo Via delle Brughe sul tracciato del ramo antico dell’acquedotto che aggirava la valle del Geirato sino al 1777; giunti sulla trafficata Via San Felice (WP23), si prenda il bus 477 in direzione valle, si scenda in Via Molassana e si salga sul 12, 13 o 14 verso il centro città sino al cimitero monumentale di Staglieno (WP24), la cui visita può occupare anche un paio d’ore.

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