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Leccio, il legno di Cristo: il bosco della Mesola
L’itinerario proposto vuole condurre l’escursionista o il cicloamatore all’interno di una zona incontaminata, la Riserva Naturale della Mesola, antico terreno di caccia degli Estensi. L’area, che costituisce parte integrante del Parco Regionale del Delta del Po, presenta territori soggetti a accesso limitato.
Il leccio (Quercus ilex L.), la sughera (Quercus suber L.) e il fragno (Quesrcus trojana Webb.) sono le uniche querce sempreverdi, non perdono le foglie durante l’inverno.
Queste piante vivono in ambienti mediterranei caratterizzati da inverni miti ed estati molto calde e aride; tra le tre il leccio è quella che presenta, in territorio italiano, l’areale maggiore. Il leccio può assumere sia un portamento arboreo, e raggiungere i 20-30 metri di altezza, sia un aspetto arbustivo. Le sue foglie sono ellittiche, coriacee (presentano la durezza del cuoio) e affusolate all’apice; la pagina superiore è di colore verde scuro ed è molto lucida, quella inferiore è grigiastra e leggermente pelosa.
Quando si stacca una foglia localizzata nella porzione più esterna della chioma si ha la sensazione di avere tra le mani un pezzetto di legno; questa durezza, data soprattutto dal notevole spessore della foglia stessa, serve per impedire un’eccessiva traspirazione durante le calde e secche giornate estive e per proteggere il delicato apparato fotosintetico dai raggi solari. La situazione cambia invece se si preleva una foglia localizzata nella parte più interna della chioma stessa: si noterà infatti che cambiano sia le dimensioni, quelle più interne definite d’ombra sono più larghe per aumentare la superficie fotosintetizzante, sia lo spessore che infatti diminuisce non dovendo proteggere il tessuto fotosintetico dall’irradiazione solare.
Il frutto è una ghianda ovata con punta allungata, avvolta per metà da una cupola emisferica con le squame appressate, tanto gradita ai cinghiali. La sughera (Quercus suber L.) predilige le zone mediterranee occidentali, le foglie ricordano quelle del leccio ma sono meno regolari e hanno un margine più dentellato, la chioma è più grigiastra e il suo tronco è facilmente distinguibile da quello del leccio perchè rivestito da una spessa corteccia di sughero da cui la pianta prende il nome.
Rispetto al leccio, la ghianda della sughera è ovoidale, lunga circa 3 centimetri e ha una cupola sottile, svasata con squame non completamente appressate, anche questa particolarmente amata dai cinghiali. Un’altra differenza riguarda il portamento: quello della sughera è espanso e disordinato, come se provasse piacere a distinguersi dal cugino percorrendo lo stesso camino in maniera più tortuosa e tormentata.
Descrizione:
Descrizione: il percorso prende avvio dal cancello di ingresso del Boscone e si sviluppa lungo un ampio tracciato che attraversa la riserva. Poco dopo l’avvio sulla destra è possibile individuare un’altra strada forestale che conduce alla zona Sud del bosco, ma che è percorribile solo se accompagnati e in determinate e limitate giornate festive.
Stando invece sull’ampio sentiero principale si percorre un bell’anello che riconduce poi, dallo Scolo del Bassone, all’inizio del percorso. Il tracciato, privo di qualsiasi difficoltà, regala all’escursionista la dovuta tranquillità per godersi il variegato spettacolo che si presenta di fronte a lui. Seppur l’altezza massima non raggiunga i 10 metri, i lecci fanno da padroni nello scenario, alternati a querce, tamerici e a esemplari delle specie mediterranee.
Il bosco della Mesola è popolato da numerosi animali che i trekker più fortunati potranno ammirare nel loro meraviglioso contesto naturale. Qui, infatti, vivono un centinaio di cervi, superstiti degli antichi esemplari che un tempo popolavano la pianura padana, affiancati da daini, puzzole, lepri, tassi, donnole, gufi e civette. Per informazioni: Corpo Forestale dello Stato – Tel. 0544.437379 utb.puntamarina@corpoforestale.it
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