en de Spacer Home Spacer Itinerari Spacer Spina Verde – Al confine tra Italia e Svizzera

Spina Verde – Al confine tra Italia e Svizzera

Un giro sul confine tra natura e storia. L’area umida, il tratto comasco della Linea Cadorna e il ricordo degli sfrosatori. Un giro didattico particolarmente indicato per i ragazzi delle scuole primarie e secondarie inferiori

Immagine dell'itinerario

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Località di partenza: Regione Lombardia, Provincia di Como, Cavallasca, Frazione Colombirolino
Località di arrivo: Regione Lombardia, Provincia Como, Comune Cavallasca, Frazione Colombirolino
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Localit� toccate: Cavallasca
Autore: Paola Nasoni
Tipologia itinerario: itinerari dei lettori
Fondo stradale: Fuori strada
Difficoltà a piedi:

(come leggere le difficolt�)
Turistica
Dislivello in salita (m): 260
Dislivello in discesa (m): 260
Quota massima (m): 621
Tempo di percorrenza (hh:mm): 3:30
Lunghezza (km): 8,5
Segnavia: Cartelli sentieri / Segnavia bianchi rossi
Punti di appoggio: Cavallasca paese / Agriturismo “L’Agrifoglio”
Periodo consigliato: Primavera / Autunno
Mappa:    [+]  Ingrandisci
GPX Download: Scarica la traccia.
Cartografia: Carta del Parco Spina Verde (disponibile a richiesta presso la sede del Parco Naturale della Spina Verde) / Kompass 1:50000 Lago di Como Lago di Lugano (fg 91) / Kompass Lago di Como Lago di Lugano versione elettronica su DVD (fg4091) / Swiss Map 1:25000 Fgg 1373 – 1374 / CTR Regione Lombardia disponibile sul sito: http://www.cartografia.regione.lombardia.it
Note: Da Como seguire le indicazioni per San Fermo della Battaglia / Cavallasca. Giunti a Cavallasca superare la rotonda e proseguire lungo la strada principale in direzione Drezzo / Parè. Percorsi circa 700 mt dopo una curva, leggermente nascosta, sulla destra si diparte una strada secondaria (Via Della Torre) con indicazioni per la Chiesetta dei Pittori. Seguire la strada sino al posteggio posto al suo termine. L’area di sosta, in prossimità della Chiesetta di San Rocco o dei pittori, normalmente non presenta nessun problema di posto per lasciare il veicolo.
Uffici informazioni: Sede del Parco Spina Verde – Aperto durante la settimana secondo gli orari riportati sul sito ufficiale del Parco: http://www.spinaverde.it
Descrizione: Il percorso descritto è un facile itinerario che si sviluppa all’interno di un ricco bosco di castagni e querce nel territorio del Parco Naturale della Spina Verde. Il parco deve il suo nome alla sua forma allungata che, sviluppandosi a sud di Como, chiude la città nella sua conca rappresentando un naturale ostacolo alle temute invasioni che sino al medioevo si sono ripetute sul territorio. L’area in cui ci siamo inoltrati è quella compresa nel territorio del comune di Cavallasca – uno dei comuni appartenenti al consorzio del Parco -, ossia quella in prossimità del confine con la Confederazione Elvetica e quella forse più ricca di aspetti naturalistici e storici di tutto il parco. Il nostro giro inizia dal posteggio in prossimità della Chiesetta di San Rocco dove, lasciata l’auto, ripercorriamo un tratto della strada asfaltata sino a raggiungere l’imbocco del sentiero num. 8 posto su una curva della strada carrozzabile percorsa per giungere al posteggio. Il percorso si apre con un facile tratto quasi privo di dislivello lungo una strada di servizio sino a giungere ad una curva dove è presente un piccolo rudere che, sembra ricordare un antico punto di ristoro ormai da anni abbandonato e dove, dalla strada che prosegue in leggera salita, si divide il sentiero che ci porta all’area umida, la nostra prima tappa. La strada ha lasciato il posto ad un ampio sentiero che con una piacevole e rapida discesa ci porta in prossimità dell’area umida. E’ un angolo caratteristico del Parco dove annualmente avviene la fantastica avventura della riproduzione delle diverse specie di anfibi presenti nell’area. Rana Rossa, rospi, salamandre non disdegnano le calme acque di questo piccolo angolo che permette loro di dar seguito alla naturale evoluzione. A volte qualche intoppo sembra voler interrompere questo ciclo come la presenza di un esemplare di airone cinerino che, attirato dal facile cibo, ha deciso di fermarsi per un rapido e ricco banchetto prima di proseguire nelle sue esplorazioni. Ci soffermiamo un po’ nello spazio attrezzato a percorso intorno all’area umida alla ricerca delle differenti forma viventi che si agitano nelle acque e nel fango circostante e, appagate le adolescenziali curiosità che ci attirano ad osservare tutto ciò che si muove e attira la nostra attenzione, ripartiamo. Siamo in prossimità del confine con la Svizzera. Una vecchia rete sorretta da freddi pali di metallo ci ricorda che siamo al limite tra due stati, ma una scultura di legno posta subito al di là della rete ci attira e, non mancando i buchi nei limiti territoriali, passiamo in territorio straniero. Siamo nel punto più a sud della Svizzera e una targhetta a descrizione dell’opera d’arte, a memoria di Guglielmo Tell, ce lo segnala. Ritorniamo in Italia e riprendendo il nostro giro puntiamo alle sorgenti del Seveso, seconda tappa naturalistica dell’itinerario, seguendo i cartelli indicanti il sentiero 2. Parte del sentiero che ci conduce alla seconda tappa si sviluppa lungo il confine, lungo quella rete attraverso la quale negli anni passati, spesso, sono passate le merci di contrabbando che dalla Svizzera venivano fatte passare in Italia. Sigarette, cioccolata e altri beni che in terra elvetica costavano meno passavano illegalmente in Italia e permettevano ad alcuni abitanti delle zone limitrofe di integrare i guadagni e, in alcuni casi, arricchirsi. Ormai i tempi degli sfrosatori, così erano chiamati i contrabbandieri da queste parti, sono finiti e le reti rimangono solo a ricordo di azioni che non fanno più parte della tradizione del luogo o che hanno trovato nuove vie per essere esercitate. Giungiamo in prossimità delle sorgenti (45° 49’ 09,6” N – 9° 01’ 47,9” E – 485 m). E’ il punto in cui il Seveso sgorga dalla collina e si appresta a dare inizio al suo corso che lo porterà sin oltre a Milano. E’ anche il punto in cui le sue acque possono essere gustate senza particolari timori e, un po’ accaldati, ne approfittiamo. Il nostro giro naturalistico termina qui. La prossima meta ci proietta nell’aspetto storico del Parco ossia nella scoperta della linea Cadorna che, in questa zona, aveva la funzione di controllare e prevenire eventuali tentativi di invasioni dalla Svizzera. Siamo nel periodo della grande guerra quando il generale Cadorna, per prevenire eventuali punti di ingresso delle truppe nemiche sul nostro territorio attraverso la neutrale Svizzera, fece fortificare tutta la linea di confine che da Varese va sino all’estremità nord del Lago di Como. Fortunatamente le trincee costruite a difesa di questa parte di territorio non vennero mai utilizzate, ma servirono, negli anni del loro approntamento, a dare lavoro alla gente del posto e permettere loro di guadagnarsi da vivere. Dalle sorgenti del Seveso seguiamo il sentiero num. 7 (Trincee Monte Sasso) e giunti all’incrocio con una strada col fondo in cemento svoltiamo a sinistra. Passiamo due abitazioni che ci lasciamo alle nostre spalle per proseguire in direzione del fortino. In prossimità di un quadrivio sito vicino alla rete di confine e alla via di accesso della seconda abitazione dobbiamo prendere la strada che sulla destra e in leggera salita è indicata per come direttrice per il Monte sasso. Giungiamo in una radura dove un pannello illustrativo (45° 49’ 17,3” N – 9° 02’ 18,5” E – 519 m) ci spiega la storia del posto. Davanti a noi si sviluppa quella che rappresenta la parte più imponente della linea di difesa in questa area. E’ costituita da un percorso ad anello che avvolge la collinetta che la ospita e che presenta tutto il camminamento di appostamento / osservazione / difesa e alcune piazzole destinate ad ospitare armamenti di tiro atti a contrastare un’eventuale avanzata attraverso le valli sottostanti. Percorriamo tutto l’anello soffermandoci a immaginare come sarebbe potuto essere un soggiorno in questi spazi in attesa di un ipotetico nemico e, fortunatamente, riconosciamo che, almeno da questi siti, non venne mai sparato un colpo. Riprendiamo il nostro percorso incamminandoci lungo il sentiero 7 (trincee del Pin Umbrela) verso l’abbeveratoio militare, altra opera appartenente al complesso della linea di difesa e posizionata in un angolo un po’ più riparato o, perlomeno, a distanza dal fronte di difesa e superatolo proseguiamo seguendo il sentiero che, lungo un comodo percorso in salita, ci porta la punto più elevato del nostro giro. Siamo a 621 m, al Pin Umbrela (45° 49’ 07,1” N – 9° 02’ 28,9” E 621 m) , da dove, in una giornata favorevole, si ha uno dei punti di vista più spettacolari su primo bacino del lago di Como. La presenza di una panchina favorisce una breve sosta ristoratrice prima di riprendere il cammino in direzione del punto di partenza. Ci incamminiamo seguendo la strada forestale alle spalle della piazzola di osservazione e, ai nostri lati, possiamo osservare altri manufatti appartenenti alla linea Cadorna. Proseguiamo seguendo la strada che, in un tratto pianeggiante che volge verso ovest (Sentiero num. 7 – Cavallasca), offre una terrazza panoramica notevole in direzione di Varese e delle montagne che svettano in lontananza e, giunti ad una curva, incrociamo le indicazioni per l’agriturismo “L’Agrifoglio” che dista a 5 minuti da noi. La struttura è un ristorante dove potete fermarvi a mangiare e a godere del bel panorama che vi si apre davanti, ma dove non troverete il clima da baita o rifugio che potreste aspettarvi in un posto collocato in un parco naturale. Proseguiamo verso valle e, in prossimità di una curva, notiamo un’apertura nella parete rocciosa con un cartello illustrativo. E’ un deposito appartenente alla linea di difesa, forse la struttura più arretrata di tutta la linea rispetto al confine da difendere. Abbandoniamo la strada per seguire un sentiero che prosegue per un tratto in piano e da cui, dopo pochi metri, in prossimità di un vecchio capanno da caccia, ne diparte un altro che volgendo a sinistra ci riporta velocemente sulla strada che avevamo incrociato in precedenza dopo aver lasciato le sorgenti del Seveso. Ci riportiamo sino alle sorgenti e da qui prendiamo il sentiero 2 che va verso sinistra e che ci porta all’ultimo tratto di linea Cadorna interessato dal nostro giro. E’ il blocco difensivo posto ad estremo tentativo di bloccare l’avanzata a confine già violato e posto nella valle che vede scorrere le prime acque del Seveso. Seguiamo i manufatti sino a giungere ad una strada in cui risultano ben evidenti le paline indicatrici del metanodotto. Volgiamo a destra e seguiamo la forestale che ci riporta, dopo alcune curve e un dislivello in salita, a costeggiare un appezzamento di terreno tenuto a pascolo e al tratto finale che si conclude nel posteggio da cui eravamo partiti. Note: Volendo visitare le trincee e gli spazi scavati a deposito o a difesa si raccomanda di portare con se una torcia in grado di fornire un’ottima illuminazione.

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