Novate Mezzola: sono presenti tutte le strutture di supporto necessarie. Codera: Locanda Risorgimento e Osteria Alpina Brescaidega: Rifugio Bresciadega Rifugio Brasca
Kompass 1:50.000 – foglio 92 – Chiavenna Val Bregaglia
Note:
Come Arrivare: Da Milano – passando per Lecco proseguire lungo la superstrada che porta sino a Colico e poi seguire le indicazioni per Chiavenna / Spluga. Giunti a Novate Mezzola (SS 36 dello Spluga), poco dopo la stazione prendere sulla destra per via Ligoncio. Seguire la strada proseguendo sempre dritti ed ignorando le diverse diramazioni che si incontrano. Al termine della strada è presente un comodo parcheggio dove si può lasciare l’auto e da cui parte il sentiero. Da Como: passando per Lecco si può seguire lo stesso itinerario indicato per chi giunge da Milano. Preferendo percorrere la costa occidentale del Lario da Como si seguono le indicazioni per Menaggio, St. Moritz, Sondrio. Giunti al ponte sull’Adda dopo Sorico lo si attraversa e si svolta a sinistra in direzione di Novate Mezzola dove giunti in prossimità della stazione (SS 36 dello Spluga) si proseguirà in direzione di Chiavenna per alcune centinaia di metri sino a giungere alla via Ligoncio che si diparte sulla nostra destra. Svoltato per Via Ligoncio proseguire sempre drittti sino a giungere alla spiazzo adibito a parcheggio e da dove parte il sentiero che ci interessa. N.B. All’inizio della Via Ligoncio è posizionato un cartello indicante la Val Codera, ma, come spesso accade, è posizionato in modo visibile solo per chi arriva dalla direzione opposta alla nostra. Se siete dotati di navigatore non dovrebbero esserci problemi nell’indicare il nome della via e nel lasciare a lui il compito di guidarvi.
Descrizione:
Questo itinerario è stato premiato nell'ambito dell'iniziative
"sicurezza sui sentieri con Garmin" e si è aggiudicato un navigatore
satellitare "Oregon" offerto da GARMIN.
Come resistere al richiamo della val Codera? Raccontata in moltissimi resoconti fatti dagli amici escursionisti come uno dei posti ancora incontaminati della provincia, ricca di storia e orgogliosa del suo isolamento, percorso di unione tra le più valli attraversate dal Sentiero Italia e dal Sentiero Roma è lì, a nord del lago di Novate Mezzola, che ci guarda e sembra invitarci all’escursione.
La Val Codera rimane forse l’unica valle, stabilmente abitata, non servita da una strada carrozzabile e non lo è mai stata, neanche quando le attività produttive e commerciali erano più numerose delle poche attuali, che resistono ai tempi e offrono prodotti d’altri tempi. Non lo è mai stata e, per scelta, ha deciso di continuare ad esserlo nel rispetto della storia e delle tradizioni offrendo ai turisti e a chi decide di trascorrerci alcune giornate il pieno rispetto dei ritmi naturali tra il lento scorrere del torrente che la percorre e il naturale ciclo della vegetazione che la caratterizza. Nonostante questo apparente isolamento la valle è caratterizzata da diversi nuclei abitati che, soprattutto in estate, riacquistano una loro vitalità e dove fa piacere vedere bambini poter correre liberamente alla scoperta dell’ambiente che li circonda. Molti sono gli alpeggi riattati, alcuni sembrano quasi di nuova fattura, e non è impossibile imbattersi in qualche mezzo meccanico trasportato a fatica in questi spazi. In realtà la valle è collegata a Novate Mezzola da una teleferica che permette di portare le merci dal livello della piana sottostante a Codera e viceversa e da Codera ha origine una comoda strada di servizio che, pur dichiarata non collaudata, permette di percorrere tutta la valle sino a giungere al Rifugio Brasca e oltre. Questa via di comunicazione doveva essere servita prima per far fronte alle necessità di mobilità dei valligiani, poi per permettere la costruzione della cosiddetta centralina, ossia un edificio dove le acque convogliate del torrente avrebbero dovuto fornire la forza necessaria a produrre l’energia elettrica necessaria al vicino abitato e, ultimamente, per la movimentazione dei mezzi necessari alla costruzione di tutte le opere di contenimento del torrente che, ben visibili, caratterizzano il percorso delle acque nella valle. Ad oggi viene utilizzata per gli spostamenti per mezzo di alcuni veicoli motorizzati portati, a dispetto della posizione e chiusura del posto, in quota e qui lasciati. A sminuire un po’ questa nomea di inaccessibilità e conservazione del pieno contatto con la natura va detto che la valle è servita, su richiesta, da un servizio di elicottero che permette di rifornire le diverse attività presenti e di portare eventuali turisti sino ai rifugi. Probabilmente è proprio grazie a questo compromesso tra parziale isolamento e moderna possibilità di comunicazione che la valle può proseguire nella sua scelta di non avere una strada di accesso che la colleghi ai comuni sottostanti e nel contempo mantenere una sua identità abitativa non destinata ad estinguersi. La Val Codera riveste anche un interesse storico per lo scoutismo in quanto fu sede dei ritrovi delle Aquile Randagie durante il periodo fascista quando qualsiasi forma di associazionismo venne vietato. Fu proprio la valle, con la sua inaccessibilità, a rendere possibile gli incontri e il preservare una tradizione che andava consolidandosi e che ebbe anche parte nella lotta di resistenza che di lì a poco avrebbe avuto origine. La presenza del mondo scout si respira lungo il cammino grazie a diverse testimonianze, non sempre felici, presenti: due a memoria di altrettanti scout e la già citata “Centralina” che oggi, dopo varie avventure e traversie, è proprietà dell’associazione scoutistica che la utilizza come punto base per le proprie attività nel luogo che fu culla del movimento. E’ ora del cammino. Lasciamo il comodo parcheggio a Novate Mezzola e iniziamo a percorrere il sentiero che, ben indicato da tutta una serie di cartelli presentanti le mete possibili e le attività gastronomiche a cui si potrà aver accesso una volta giunti a Codera e nella valle, si inerpica lungo i primi 600 metri di dislivello che saranno percorsi grazie ad una comoda, ma impervia via che è praticamente una scala. Le dicerie riguardo la durezza del primo tratto non vengono smentite e non ci resta che salire. Costeggiamo alcune cave di San fedelino, un granito caratteristico di queste parti che fu parte dell’economia della zona e, immersi nel bosco che ci protegge dal primo caldo mattutino saliamo. Da alcuni punti guardando verso sud scorgiamo la piana di Novate Mezzola con il suo lago e il Pian di Spagna, riserva conosciuta per la ricchezza dell’avifauna soprattutto nei periodi di passo. Continuiamo a salire sino a che, è passata più di un’ora, giungiamo ad una cappella votiva e al borgo di Avedè. E’ il primo raggruppamento di abitazioni che incontriamo ed è l’ultimo punto da cui, volto lo sguardo a sud, possiamo scorgere la piana di Mezzola e l’estremità nord del lago di Como. Proseguiamo inoltrandoci per la valle. Il sentiero ha perso la sua verticalità e permette di guadagnare velocemente il paese di Codera. La prima struttura che si incontra arrivando al borgo è il cimitero, piccolo e raccolto, a memoria di chi nella valle è cresciuto e alla valle ha dedicato tutta la vita. Dopo un veloce sguardo curioso giungiamo nella piazza del paese dove troviamo ad accoglierci i tavoli della Locanda Risorgimento, il campanile e la chiesa. Una piccola piazza di montagna con il prato ad arredo e la semplicità di un angolo a cui non siamo più abituati. E’ il benvenuto del paese che si sviluppa subito dopo con le sue costruzioni raccolte una vicina all’altra e le sue piccole strade di comunicazione. A ricordo di un passato non troppo lontano è presente un piccolo museo etnografico con una raccolta di strumenti di lavoro tipici del posto e testimonianza delle attività un tempo svolte. Sono trascorse quasi due ore da quando siamo partiti dal fondovalle e proseguiamo verso il Rifugio Brasca, nostra meta della giornata. Il sentiero, attraversato l’abitato di Codera, si trasforma, in prossimità dell’arrivo terminale della teleferica posto all’estremità nord del borgo, in comoda strada. La valle che ci si apre di fronte è ampia e luminosa, mai opprimente e mai minacciosa. Le pareti rocciose che impervie la chiudono sembrano lontane e irraggiungibili anche se le tracce della loro vicinanza si manifestano attraverso le quantità di materiale franoso presente a bordo del cammino. Proseguiamo tranquillamente lasciandoci distrarre dal continuo mutevole scenario, accompagnati dal rumore delle acque del torrente Codera che ci scorre a fianco con le tracce di un recente passato alluvionale ricordandoci, che proprio lungo la strada che stiamo percorrendo noi, i mezzi di movimentazione terra si sono spostati negli ultimi anni per sistemare varie parti del letto del corso d’acqua che, pur conservando il suo aspetto maestoso, risulta in più parti obbligato entro margini artificiali. Quello che colpisce di più del torrente è la quantità di massi granitici levigati presenti nel suo letto a dimostrazione dell’incessante lavoro di paziente abrasione e modellazione svolto dall’acqua. Giungiamo a Saline, primo gruppo di baite che si incontra da Codera, attraversando un ponte che, sospeso sul torrente, oscilla ad ogni passo che compiamo. E’ un piccolo agglomerato dove non scorgiamo nessuna presenza umana anche se lo stato di mantenimento delle abitazioni lascia trasparire una costante manutenzione e cura del contesto. (Subito prima del ponte si inerpica lungo il versante il sentiero che porta al passo a sud-ovest del monte Beleniga che collega la Val Codera alla val Bregaglia). Piazzo è il secondo agglomerato abitativo che ci si presenta lungo il cammino e anche qui l’impressione è che sia molto ben tenuto, ma che al momento non sia presente nessuno. Il paesaggio continua ad offrirci ottimi scorci sulla valle e la mancanza di vegetazione arborea, nonostante la bassa quota, permette di lasciar spaziare lo sguardo. Come a ricordarci che la valle è interdetta alla circolazione di mezzi incontriamo una palizzata di chiusura posta di traverso lungo il percorso e, poco dopo averla passata, giungiamo al borgo di Bresciadega con il suo rifugio a darci il benvenuto e il suo gruppo di abitazioni. E’ un angolo di valle notevole. Adagiato su una piana posta lungo il torrente è testimonianza di attività umana attraverso la presenza di alcune mucche che si aggirano tranquille tra le abitazioni; incontriamo alcuni villeggianti con cui scambiamo un rapido saluto e ci sono da testimoni di una presenza umana che sino ad ora avevamo percepito, ma non ancora incontrata. Ci lasciamo Bresciadega alle spalle inoltrandoci in una fitta pineta che ci regala un nuovo differente ambiente da osservare e respirare. Respirare e odorare perché molti sono stati i differenti odori percepiti nella valle, odori che non abbiamo identificato, ma che ci hanno risvegliato anche quel senso che a volte dimentichiamo di utilizzare per identificare un luogo o un particolare. Passiamo un ultimo ponte, molto più stabile del precedente, e ci compare il rifugio Brasca. E’ la meta che ci eravamo prefissati e che ci accoglie con la cortesia del suo gestore e l’imponente scenario che gli fa da cornice. Il rifugio, volendo, è punto tappa per chi percorre i sentieri Roma e Italia, per chi vuole passare nell’adiacente Val Masino e per chi, più semplicemente, vuole trascorrere qualche giorno nella tranquillità del posto. Ci concediamo una pausa pranzo e ci incamminiamo per il ritorno percorrendo la stessa strada della salita. Il brutto tempo incombe, ma sembra quasi volerci accompagnare nel cammino di ritorno senza mai farsi realmente minaccioso. Ci concediamo una breve sosta lungo il torrente alla centralina per lasciarci cullare per qualche minuto dalle acque che scendono trasparenti e tumultuose verso valle e poi, prima di intraprendere la discesa finale verso il fondovalle, scambiamo due parole con i gestori della Locanda in piazza a Codera. E’ il nostro congedo dalla valle. Rinunciando alla possibile salita al paese di San Giorgio, posto di fronte a Codera, sul versante opposto della valle, scendiamo lungo la ripida via che ci aveva accolto al mattino inseguiti sempre più da vicino dal temporal. Facciamo in tempo ad arrivare all’auto, a cambiarci e a chiudere le portiere che inizia a piovere ed è una pioggia intensa, ma che, anche questa volta, non ci ha coinvolto.
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