L'Escursionista editrice - Carta No.8 Monte Rosa Alte Valli d'Ayas e Lys
Note:
Dall'uscita autostradale di Verres (AO) percorrere la SS45 seguire le indicazioni per Brusson, Champoluc e proseguire sino alla frazione di Saint Jaques.
Essendo un percorso in alta quota raccomando abbigliamento adatto ad improvvisi cambiamenti di
temperatura.
Uffici informazioni:
Champoluc
Descrizione:
Siamo in Val d’Aosta, ma soprattutto siamo ai piedi del Monte Rosa, il percorso ci porterà a quote elevate dove rimarremo attoniti dallo scricchiolio e dagli schianti prodotti dai ghiacciai Verra, Felik e del Lys, ci sembrerà di poter toccare la vetta del Castore e del Polluce, ma veniamo al percorso …..
Giunti da sud nella piazzetta del piccolo borgo di Saint Jacques, a circa 1700 mslm, subito dopo la chiesa sulla destra si trovano i cartelli gialli indicatori del sentiero No.1 per il Rif.Ferraro o per il Rif.Frachey.
Il sentiero entra in salita nel bosco ed in circa 45 minuti arriviamo ai rifugi di cui sopra poco distanti l’uno dall’altro, essi fanno parte di un villaggio Walser (popolazione di origine germanica che emigrò verso queste aree verso il XIII secolo le cui abitazioni hanno i caratteristici basamenti fatti a fungo per evitare che i roditori penetrassero all’interno); il Rifugio G.Ferraro offre una cucina deliziosa ed è spesso meta di turisti-trekker dal palato raffinato !
Proseguiamo prima in salita sul sentiero 8b e dopo in discesa sino ad incontrare sulla sinistra il Torrente di Verra (Pian di Verra inferiore) già da qui il panorama che si apre davanti a noi ci impone una sosta per ammirarlo appieno , attraversato il torrente proseguiamo (sentiero 7) in salita direzione nord, sino al Lago Blù il cui nome rende bene l’idea, si tratta di un piccolo lago alimentato dall’acqua del ghiacciao di Verra soprastante e quindi la bassa temperatura fa risaltare il colore azzurro dell’acqua.
Ci spostiamo adesso inizialmente verso est, quindi si prosegue di nuovo in direzione nord che non abbandoneremo più sino al rifugio Mezzalama, meta della nostra prima tappa. Il sentiero percorre il crinale sinistro orografico del torrente di Verra ed ogni tanto riusciamo a scorgere verso l’alto le finestre rosse , man mano che saliamo si sentono gli schianti del ghiacciaio subito sopra il rifugio. La vastità e l’imponenza dell’ambiente attorno a noi incutono quasi timore, sicuramente rispetto, e ci fanno pensare al trascorrere del tempo, ai cambiamenti del luogo e alla piccola presenza dell’uomo.
Finalmente dopo la lunga salita giungiamo al rifugio Ottorino Mezzalama così chiamato in omaggio al Bolognese che verso gli anni 1920/1930 divenne forse il primo scialpinista ed esploratore delle Alpi, proprio di Bologna è la cooperativa che lo gestisce in maniera accogliente, offrendo un’ottima cucina.
Siamo al secondo giorno del trekking ed iniziamo in discesa sullo stesso sentiero del giorno precedente sino a quota 2550-2520 (sul tracciato gps segnato con “bivio”) dove incrociamo una traccia di sentiero che dirige ad est (sempre in discesa) sino a giungere, dopo aver attraversato qualche ruscello , il “Pian di Verra Superiore” dove tra i ruderi di una malga è possibile rifornirsi di acqua (quota 2400), si prosegue sempre in direzione est in netta salita sino a raggiungere il Passo della Bettolina Sup. Il paesaggio è notevole, si può ammirare la valle glaciale, il lago blù in basso, i ghiacciai sopra di noi e non di rado si incontrano, marmotte, camosci e stambecchi.
Il sentiero è ben segnato, si possono trovare tracce di neve nella parte precedente il passo della Bettolina, anche nel periodo estivo, comunque senza dover far uso di ramponi. Giunti al passo si riprende fiato, siamo di nuovo a 3100 metri di quota e la salita è stata impegnativa, adesso il sentiero gira verso nord, perde un poco di pendenza, ci lascia ammirare sulla nostra destra altri piccoli laghetti, quindi continua la salita.
La parte finale del percorso che ci porta al Rifugio Quintino Sella è la più impegnativa ma anche la più spettacolare, infatti viene aiutata con un passamano che rassicura l’escursionista (non occorre altro materiale tipo imbragatura o casco), comunque il sentiero su roccia è ben largo.
Siamo finalmente al rifugio, in realtà si tratta di 2 costruzioni, la più antica costruita nel 1885 (nella parte più a nord) e quella più recente del 1991 che ci ospita, da qui, al mattino presto partono coloro che sono diretti al Castore, al Lyskam o alla traversata sino alla Capanna Regina Margherita, il più alto rifugio d’Europa (Punta Gniffetti ). Attualmente sulla spiazzo vicino al rifugio si trovano delle tende che una famosa produttrice testa alle escursioni termiche e l’irradiazione solare, ci sono poi ometti di pietra ad altezza naturale che sembrano figure umane ed il tutto conferisce al luogo un fascino particolare.
La terza ed ultima tappa sarà tutta in discesa, si affronta prima il tratto attrezzato, quindi si prosegue sino al Passo della Bettolina Superiore, ma anzichè scendere in direzione ovest da cui eravamo venuti, si continua verso sud sul sentiero No. 9 in un ambiente lunare animato da qualche stambecco, le rocce verdi sembrano sfaldarsi al nostro passaggio, il silenzio è assoluto ma le stelle alpine riescono ad emergere dalle rocce e la loro vista ci rallegra, è la vita che fiorisce fra le pietre.
Scesi sino a quota 2900, al Passo della Bettolina Inferiore, tralasciamo sulla nostra sinistra il sentiero No.1, e continuiamo sul No.9 sino al Passo di Bettaforca dove giungono anche gli impianti di risalita, qui il sentiero diventa una strada sterrata che con direzione ovest ci conduce prima ai rifugi Ferraro e Frachey e quindi con il sentiero nel bosco sino al villaggio di Saint Jaques.
Clementi Editore non si assume alcuna responsabilità sui contenuti pubblicati dai visitatori del sito, il cui nome compare in calce al testo. Chi ha inserito i testi è responsabile in caso di errori e violazioni dei diritti d'autore.