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Roma città del Trekking

Tra i marmi della città imperiale

Immagine dell'itinerario

Un’era di grandezza di cui fu testimone anche l’area di Monte Mario, già abitata in epoca Villanoviana e che al tempo dell’Urbe Aeterna, divenuta zona di ville patrizie, vide, nella limitrofa Via dei Trionfi, sfilare le legioni e i conductator al ritorno da imprese di conquista, sino alle carovane dei pellegrini che giungevano in città seguendo la Via Francigena.
Ancora ai giorni nostri, tra i celebri colli, la periferia e la città, si estendono alcune delle riserve naturali più famose del Lazio, testimoni secolari di un passato glorioso. A salvaguardia di questo patrimonio unico, nel 1998 è stata creata la rete di RomaNatura, ente regionale istituito in attuazione di una legge del 1997 che ha voluto così dar vita a un mezzo efficace per tutelare e gestire i 14.000 ettari che vanno a costituire il sistema delle aree naturali protette del Comune di Roma (nove riserve naturali, due parchi regionali urbani, due monumenti naturali, un’area marina protetta). Per chi, amante del trekking urbano, visita Roma con l’intento di viverne il fascino artistico unito a quello degli ambienti circostanti, i percorsi sospesi tra storia e natura di certo non mancano; in questo senso, ogni riserva rappresenta un ponte verde tra le diverse zone della città, uno spazio quasi sospeso nel tempo dove gli ecosistemi florofaunistici sembrano vivere al di fuori della megalopoli turistica. Testimoni antichi di un’epoca in cui la natura era sinonimo di divinità pagane, e pertanto rispettata, venerata e amata. Anche la flora e la fauna rappresentano uno spaccato preciso di un passato dove l’ambiente era sovrano. Barbagianni, cinghiali, daini, fagiani, granchi di fiume, istrici, libellule, moscardini, storni, tassi e ululoni a ventre giallo sono alcuni tra gli abitanti più rappresentativi di un mosaico ambientale costituito da sugherete e leccete, boschi di cerro e farnetto, rari boschi di carpino e agrifoglio, arbusteti dominati dal rovo e dalla rosa canina, prati e pascoli ricchissimi di vita.

la Riserva Naturale di Monte Mario
Già il celebre autore del romanzo Il Rosso e il Nero, Stendhal, ebbe a lodare il fascino di Monte Mario, il più alto dei Colli della Farnesina, e a lui, nei secoli, si aggiunsero Carducci, D’Annunzio, Chateaubriand, e prima di loro il poeta latino Marziale. La Riserva Naturale di Monte Mario, alta 139 metri e con una superficie di 204 ettari, è davvero uno dei punti panoramici più belli di tutta Roma, un luogo solitario e silenzioso da cui ammirare, in lontananza, l’imponente mole di San Pietro, la silhouettes  del centro storico cittadino, lo stadio di calcio dell’Olimpico e il Foro Italico. Per il fatto di rappresentare uno dei luoghi panoramici d’elezione di tutta Roma, a Monte Mario sono legati anche molti aneddoti recenti di vita cittadina. Come quelli che raccontano di tifosi laziali e romanisti che, per risparmiare sul prezzo dei biglietti e prima che l’Olimpico fosse coperto per i Mondiali di Italia 90, amavano assistere alle partite dal lato del monte che guarda allo stadio. Proprio camminando lungo le salite in penombra e rivestite di nuda pietra che si inerpicano sui crinali della riserva, si può ammirare tutta la bellezza di questo parco che qua e là presenta tracce di un passato geologico antichissimo, testimoniato dalla sabbia che, quasi come posta dall’uomo, riveste ampi tratti di sentiero.
Monte Mario, che è poi una continuazione montuosa dei Monti Vaticani e che fa parte dei Monti della Farnesina, data infatti la sua orogenesi a un milione di anni fa, quando dal fondale marino si elevarono queste cime, in seguito modellate dalla pioggia, dagli spostamenti del Tevere e dai materiali vulcanici che via via si depositarono. Col passare dei millenni, furono proprio le sabbie e le argille a custodire, come una sorta di ambra povera, i resti fossili marini che ancora oggi sono una delle attrattive della zona. Come, del resto, lo erano un tempo, se è vero che lo stesso Leonardo da Vinci soleva dire di andare a “cercar li nicchi a Monte Mario”.  Camminando nel ventre verde del parco, l’impressione è quella di procedere attraverso ambienti naturali dove la semplicità dell’ecosistema è solo apparente, celando in realtà un fascino indiscreto degno di luoghi più caratteristici. Se il bosco antropico (costituito da pino domestico e marittimo) appare quasi un caso isolato ma contestualizzato alla perfezione, le robinie e i cipressi sono il giusto preludio all’anima nascosta del monte, costituita da pura e ricca macchia mediterranea.


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