E un’altra volta ancora mi trovo a parlare di scuola. Come ormai consuetudine, il nostro numero di ottobre è dedicato a questo fondamentale comparto della società umana e ai suoi protagonisti, i nostri ragazzi, “primi attori” di un futuro che coinvolge tutti.
Il nostro sforzo, che negli anni si rinnova e diventa sempre più coordinato e concreto, ha come obiettivo la divulgazione e promozione delle attività outdoor, e il camminare in modo particolare, come mezzo per l’acquisizione di un nuovo modello di crescita culturale armonica, capace di riallacciare il contatto mente/corpo.
Sempre più allarmanti, infatti, i dati che testimoniano la perdita di coordinazione psicomotoria nelle nuove generazioni, da almeno tre decenni, e al tempo stesso la tendenza a “specializzare” informazione e cultura con il fine di creare professionalità sempre più evolute e performanti in uno specifico campo, ma sempre più carenti nell’affrontare le molteplici problematiche del vivere comune.
Che comprende, abbracciando un concetto globale di cultura fatta anche, se non soprattutto, di tradizione e conservazione, non solo nozioni tecnologiche e adattamenti alla “globalizzazione”, ma il riconoscimento e l’affezione alle proprie radici. Ambientali, storiche, culturali.
Benissimo allora inglese e computer, strumenti per affrontare il mondo “esterno”, ma sullo stesso piano dovrebbero esserci lo studio e la conoscenza del proprio mondo, fatto di infinite sfumature che valorizzano e qualificano la “diversità” culturale, unico motore vero e genuino per una crescita globale armonica, provocata dal confronto e non dall’oblio delle esperienze.
In tal senso, senza alcuna velleità campanilistica o parapolitica, mi sia concesso di schierarmi a favore di una rivalutazione, anche con un idoneo insegnamento scolastico che affianchi e mai sostituisca l’omologazione linguistico/culturale dell’istruzione, dei linguaggi locali, i dialetti che fanno straordinariamente ricco e culturalmente variegato il nostro paese.
Dialetti (che in un concetto allargato portano con se tutte le tradizioni storico/ambientali di un determinato luogo) intesi non come segno settario di riconoscimento, “barriera” linguistica tra aree e territori diversi, o peggio ancora, tra uomini,ma come fondamentale archivio della cultura rurale, antica, di ogni territorio e imperdibile occasione di scambio e reciproco arricchimento culturale.
Affiancare alla crescita culturale “globalizzata” sugli standard di un futuro senza frontiere il ricordo delle proprie radici, che comprendono nomi di luoghi legati a specifiche caratteristiche, identificano mestieri ormai scomparsi, assegnano ad ogni soggetto – dal cibo alle tradizioni familiari – una sua identità locale, non è “chiudersi” al progresso, bensì “portare” nel progresso piccole e grandi specificità che sono le uniche caratteristiche capaci di vivacizzare, vitalizzare e implementare positivamente uno scenario altrimenti angosciosamente piatto e privo di stimoli per progredire al di fuori dello sterile, frenetico evolversi della cultura tecnologica.
Noi di TREKKING&Outdoor da sempre ci battiamo per la conservazione delle identità locali, fatte di cultura del territorio e delle tradizioni, ed ecco allora giustificato questo nostro impegno nel portare i ragazzi fuori dalle aule, per “entrare” in un universo scolastico molto più ampio e ricco di stimoli. Da affrontare con umiltà, a piedi, lentamente, lasciando per un attimo spenti cellulari e videogames. Vorrei allora presentare questo nuovo numero della nostra rivista dedicato ai protagonisti di domani con una considerazione di San Bernardo di Chiaravalle, uno dei più illuminati personaggi della storia cristiana, che negli anni immediatamente successivi al 1000 predicava il ritorno di una chiesa oppressa dalle paure temporali – così simili all’epoca che viviamo – alla grandiosità spirituale della Natura:
“Credimi, perché l’ho sperimentato. Troverai più nei boschi che nei libri. Alberi e pietre ti insegneranno ciò che tu non puoi imparare da nessun maestro.”