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SOSicurezza sui sentieri di trekking

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Con l’arrivo della bella stagione riprendono le attività outdoor e con esse aumentano le probabilità che si verifichino spiacevoli incidenti lungo i sentieri escursionistici. Ambienti incontaminati e severi non sono paragonabili a parchi pubblici o vie cittadine, se qualcosa va storto questi luoghi isolati possono rappresentare un ostacolo agli interventi di primo soccorso e quindi minare la nostra incolumità.

Purtroppo la passione del camminare è sovente affrontata con assoluta leggerezza, tanti inconvenienti si potrebbero evitare attenendosi alle comuni norme di sicurezza ma non sempre è così! Camminare in ambienti circondati dalla natura, è una delle sensazioni più belle che si possono provare, almeno finché tutto va bene, ma anche i luoghi più ameni e rilassanti possono nascondere imprevisti. A noi ancora prima di camminare piace usare la testa, anche perché una nostra imprudenza può mettere in pericolo le vita degli uomini del soccorso che impegnano cuore e anima per portarci in salvo, quindi prima d’incamminarci lungo i sentieri della natura dobbiamo usare il buon senso.

Dal 2009 ad oggi abbiamo assistito ad un numero sempre crescente d’interventi e nel 70% dei casi si trattava di persone illese che avevano perso l’orientamento oppure leggermente ferite; a volte sarebbe sufficiente indossare abbigliamento e calzature adeguate all’ambiente e alle condizioni climatiche, peraltro ormai facilmente consultabili ore se non addirittura giorni prima grazie alle previsioni meteo. Leggi anche: Che tempo che fa per camminare? A dirvelo sono le App Meteo

Se poi dovesse succedere l’imponderabile, ebbene, la differenza starà solo nella nostra maggiore capacità di agire: il tempo, la precisione e la semplicità di azione saranno fondamentali. Dobbiamo però fare sottolineare un aspetto ancora più importante: in caso d’infortunio non dobbiamo sostituirci per nessuno motivo al primo soccorritore se non sappiamo come intervenire, nell’assistere e aiutare un infortunato bisogna avere conoscenza e coscienza di quello che si fa.

Fortunatamente, quando la nostra sagacia e prudenza non riesce a sopperire alle difficoltà e la Natura ci coglie impreparati anche su terreno facile e per incidenti apparentemente banali, c’è sempre qualcuno che riesce ad aiutarci e, in molti casi, a salvarci da brutte avventure.

Help! Cosa dobbiamo fare per camminare in sicurezza?

Potremmo rispondere “nulla” considerando che la montagna sa essere imprevedibile. Ma non è così, possiamo iniziare dal rispetto di alcune norme di buon senso, inoltre può essere decisamente utile seguire  i consigli di escursionisti più esperti di noi; infatti, il numero di interventi di soccorso in montagna hanno messo in evidenza che il pericolo maggiore è dovuto alla scarsa percezione dei rischi da parte di chi ha poca esperienza.

Nel trekking è importante valutare con oggettività le proprie caratteristiche, quindi, se il nostro livello di allenamento non è ottimale, meglio dirottare su escursioni più brevi e con dislivelli non eccessivi. Anche l’equipaggiamento personale è fondamentale, se non possediamo l’abbigliamento adeguato e l’equipaggiamento giusto è meglio dirottare su una gita più soft e semplice. Anche una inadeguata alimentazione, prima e durante l’escursione può essere responsabile di vertigini e minore attenzione lungo il sentiero.

Preparazione fisica, equipaggiamento ed esperienza sono pertanto elementi importanti nella scelta della nostra meta ma non sufficienti: essere consapevoli del tipo d’itinerario che vogliamo percorrere è un altro aspetto fondamentale della nostra sicurezza: se abbiamo poca familiarità con terreni impervi meglio dirottare su escursioni meno impegnative ma non per questo meno belle e suggestive. Un passo dopo l’altro… iniziamo a pianificare la nostra escursione a tavolino per ridurre i rischi d’imprevisti e non trovarci in difficoltà. Per far questo dobbiamo raccogliere tutte le informazioni necessarie sull’itinerario che più di altri ha stimolato il nostro interesse. Leggi anche: L’escursione migliore la scegli tu.

A questo punto non resta che elencare i suggerimenti fondamentali da seguire per mettersi in cammino… e per non fare il passo più lungo della gamba

  1. Scegliere gli itinerari in funzione delle capacità fisiche e tecniche: durata del percorso, dislivello, esposizione dell’itinerario al sole e al vento.
  2. Documentarsi sulle caratteristiche del percorso, assumendo informazioni tramite una carta (distanze, dislivello, fontane, rifugi, ecc.) e chiedendo notizie sull’effettiva percorribilità dei sentieri (ad enti locali, CAI, FIE, Parchi). Studiare gli eventuali itinerari alternativi per il rientro. Individuare con certezza i segnavia che contrassegnano l’itinerario (colore, numero, forma, sequenza, segnaletica CAI bianco/rossa o FIE geometrica/multicolore).
  3. Dotarsi di un abbigliamento e un equipaggiamento consono all’impegno e alla lunghezza dell’escursione (con intimo di ricambio, strato caldo, giacca a vento, guanti, cappello/berretto, scarponi, occhiali da sole, crema solare, generi di conforto alimentare, sufficiente scorta di acqua in merito alle ore di percorso e alla temperatura).
  4. Riporre nello zaino l’occorrente per eventuali situazioni di emergenza (telo termico, lampada frontale o torcia, coltello, nastro adesivo, fischietto, ecc.) insieme ad un piccolo kit di pronto soccorso, anche con farmaci eventualmente già utilizzati per una terapia personale (in caso di ritardo nel rientro o imprevisti). Il kit dovrebbe almeno contenere: fazzoletti disinfettanti monouso, cerotti medicati di varie misure, alcune garze sterili, un rotolo di cerotto, una benda elastica, due bende (8-10cm), una busta di ghiaccio istantaneo, una benda di contenimento con spille di sicurezza e fermagli, un laccio emostatico, compresse di analgesico, pomata antistaminica, compresse di antistaminico.
  5. Se non esperti, non intraprendere un’escursione in montagna da soli e in ogni caso comunicare, ad una persona di fiducia, l’itinerario che si prevede di percorrere.
  6. Informarsi sulle previsioni meteorologiche e nella stagione invernale su quelle relative alla neve, consultando il sito www.meteomont.org. Osservare costantemente sul posto l’evoluzione delle condizioni atmosferiche, specie vento e temperatura.
  7. In caso di dubbio sul percorso, tornare indietro… a volte è meglio rinunciare che rischiare. Da ricordare comunque che è vietato percorrere i sentieri in condizioni meteo avverse, dato che si può mettere a rischio la propria ed altrui incolumità.

Ph Soccorso Alpino

A questo punto la domanda più naturale e scontata è solo una: chi bisogna contattare e cosa dobbiamo fare in attesa dei soccorsi?

  • Il numero unico di emergenza sanitaria, attivo su tutto il territorio nazionale, è il 118, numero che presto sarà completamente sostituito dal 112, numero di emergenza unico europeo.
  • I primi dati che vengono richiesti sono: nome, cognome, numero di telefono.
  • L’operatore sanitario che avvia l’intervento di soccorso raccoglierà poi altri dati fondamentali per l’ottimizzazione dell’intervento stesso per appropriatezza e tempestitività.
  • Da dove si sta chiamando.
  • Il numero di telefono da cui si sta chiamando (il telefono non deve mai essere abbandonato e se la chiamata dovesse interrompersi è importante che esso venga lasciato libero per consentire alla centrale operativa di richiamare).
  • L’esatta località dove è ubicata l’area.
  • Il sentiero che si sta percorrendo.
  • La propria posizione se in possesso di altimetro o GPS.
  • Cosa e quando è successo.
  • Quante persone sono coinvolte nell’incidente.
  • Le condizioni evidenti della/e persona/e coinvolta/e: difficoltà respiratorie, coscienza, perdita di sangue, traumi visibili, ecc.
  • La posizione del ferito (se seduto, se disteso supino, se disteso prono, se appeso, ecc).
  • Le condizioni meteorologiche, di vento e visibilità della località dove è avvenuto l’incidente. Questo perché l’intervento dei soccorritori potrebbe avvenire dall’alto: una valutazione che viene fatta in base alla gravità dell’incidente e all’accessibilità del luogo dove si è verificato.

Elisoccorso a Pian della Cavalla, Parco dell’Antola, Liguria (Ph Enrico Bottino)

Nel caso che le squadre del Soccorso siano costrette a richiedere l’intervento dell’elicottero è molto importante fornire alla centrale operativa informazioni dettagliate:

  1. indicazioni in merito a cosa è visibile dall’alto (pendio, bosco, cima, rifugio, ecc.);
  2. stima del tempo impiegato a piedi dall’automezzo al luogo dell’evento;
  3. se ci sono difficoltà particolari per raggiungere il posto e se esso è raggiungibile da mezzi 4×4;
  4. condizioni del terreno, presenza nell’area dell’evento di fili a sbalzo, funivie, linee elettriche ecc., se ci si trova in zona aperta e visibile o in zona boscata;
  5. presenza di eventuali pericoli imminenti (di frane, slavine, inondazioni, folgorazione, ecc).

Inoltre può essere utile riferire il colore della propria vestizione e il numero di persone presenti in loco. Disporsi in maniera visibile può essere di aiuto ai piloti dell’elicottero ma si consideri il forte spostamento d’aria generato dalle pale, le quali potrebbero proiettare oggetti verso le persone presenti a terra.

In base alle caratteristiche dell’incidente occorso la centrale operativa saprà anche dare indicazioni di “cosa fare” in attesa dei soccorsi in quanto, per esempio, non sempre è opportuno spostare un traumatizzato (se non imminente pericolo per altre cause), oppure potrebbe essere necessaria una rianimazione cardio-polmonare o altre manovre che possono essere eseguite anche da persone non esperte (arresto di un’emorragia, spostamento in posizione laterale di sicurezza, ecc.), ma utili per salvare la persona in difficoltà.

Questo lungo elenco di consigli non deve certo spaventare chi intende percorrere un sentiero ma vuole essere motivo di riflessione sulle propria preparazione ad affrontare una attività nella natura con le giuste consapevolezze e attrezzature, necessarie come per qualsiasi altra attività. Allora tutti in montagna ma con lo zaino, le scarpe e… la testa a posto!

Testi di Enrico Bottino e Alessio Schiavi.

A cura dell’Associazione “Centro di Formazione New Life Resuscitation” e collaboratori

www.newliferesuscitation.org

 

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