B.I.M. dell'Adige, a favore delle popolazioni di montagna | Trekking.it

B.I.M. dell’Adige, a favore delle popolazioni di montagna

Categorie: Italia, Reportage
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Il territorio del B.I.M dell’Adige è ricco di risorse naturali, culturali e sociali, ma è anche alla base di tanti aspetti dello sviluppo economico dei 114 Comuni del Consorzio grazie alla corretta gestione dell’acqua e delle sue risorse.

La montagna può generare una nuova e virtuosa fase di crescita economica e sociale, grazie all’idroelettrico può ambire ad un ruolo di primo piano nello sviluppo del Paese.

Modernità, prosperità e tecnologia hanno modificato il rapporto tra uomini e montagna, non è più tempo di un’economia di sussistenza, quando le Alpi rappresentavano una risorsa importante per taglialegna, carbonai e pastori, la montagna si è trasformata per opera del turismo e perché i bacini imbriferi montani possiedono la nostra principale fonte di energia alternativa e rinnovabile.

I laghi incastonati tra le Alpi, immersi in scenari da favola, rappresentano uno spazio vitale per gli amanti dell’outdoor, ma rispondono anche alla priorità della politica nazionale legata all’idroelettrico. L’importante è avvicinarsi in modo consapevole a questa indispensabile risorsa naturale che è l’acqua e il Trentino è il perfetto testimonial di questo binomio tra uomo e ambiente, un territorio “alto” non solo per la quota ma anche per i valori che ispira a chiunque lo venga a visitare.

Memoria storica

In provincia di Trento il garante per una gestione oculata dell’acqua e dell’energia prodotta è il B.I.M dell’Adige, che deve fare propri i bisogni locali e favorire il progresso economico e sociale della popolazione residente nei Comuni che ne fanno parte. Dal 1956 lo scopo principale del Consorzio è la tutela dei diritti legati all’utilizzo del sovracanone, ossia un indennizzo per le comunità locali che sulle acque vantano un diritto originario di godimento e che rischiavano di trovarsi confinate in una situazione d’isolamento a causa dello sfruttamento delle risorse naturali.

“Il provvedimento legislativo d’iniziativa parlamentare stabiliva quali fossero i bacini imbriferi montani nel territorio nazionale, determinando il perimetro di ognuno – racconta Giuseppe Negri, Presidente del Consorzio B.I.M. dell’Adige – e prevedeva che i Comuni compresi in ciascun bacino imbrifero montano si costituissero in consorzio obbligatorio qualora ne fosse stata fatta richiesta da non meno di 3/5 dei Comuni stessi”.

Nel comprensorio del capoluogo del Trentino, dopo l’entrata in vigore della legge 959/1953 sono stati costituiti con diversi decreti, ancora nel 1955, cinque Consorzi B.I.M.: quello dell’Adige, quello del Bacchiglione, quello del Brenta, quello del Chiese e quello del Sarca. A questi Consorzi nel cui territorio sono situate le opere di presa, i concessionari delle grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico devono corrispondere un sovracanone impiegato esclusivamente a favore del progresso economico e sociale delle popolazioni locali.

La perimetrazione del Bacino Imbrifero dell’Adige venne definita con decreto 18 luglio 1969 e tocca direttamente solo i Comuni che restano ad una quota superiore ai 500 metri slm, allora 129, ora ridotti agli attuali 114, suddivisi nella Valle dell’Adige che va da Roveré della Luna fino ad Avio (esclusi i comuni di San Michele all’Adige e Nave), la Valle dell’Avisio che da Lavis si spinge fino a Canazei con Fornace e l’Altopiano di Piné, e, infine, la Valle del Noce da Zambana a Vermiglio con Ragoli e Pinzolo.

Questi luoghi incantevoli, ideali per lo svago e il tempo libero, sono anche un tassello imprescindibile per la produzione di energia elettrica, ad esempio, i bacini artificiali – ad esempio il Lago di Santa Giustina – sono interpreti di piacevoli passeggiate lungo le loro sponde, tanto da diventare capisaldi dei nostri week-end escursionistici.

Anche per questo i B.I.M sono coinvolti nello sviluppo turistico, voluto dai visitatori slow che sono alla ricerca di emozioni e di un maggiore contatto con la natura e la cultura locale. Infatti, come ci chiarisce Giuseppe Negri “In base alla L.P. 4/2013, art. 7, i bacini imbriferi montani possono partecipare agli accordi di programma per l’attuazione della Rete di Riserve – un istituto previsto dalla L.P. 11/07 per gestire le riserve attraverso una delega ai Comuni e alle Comunità – ed in tal senso si è già attivato il nostro Consorzio B.I.M dell’Adige aderendo a 5 realtà delle 9 istituite e più specificatamente a quelle di Fiemme – Destra Avisio, Monte Bondone, Alta Val di Cembra – Fiemme, Alto Noce e Val di Fassa”.

Oltre ai grandi Parchi, ai siti delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità e alla nuova Biosfera UNESCO, anche la Rete di Riserve protegge e valorizza il territorio sviluppando attività economiche sostenibili a favore delle comunità locali. La proposta Rete di Riserve Alto Noce gravita attorno al fiume omonimo, fra i migliori al mondo per il rafting ed elemento identitario e unificante della Valle di Sole.

Foto, Enrico Bottino

Il paesaggio dolomitico che assume caratteri unici a livello mondiale lo troviamo invece nella Rete di Riserve di Fassa, mentre il caratteristico ambiente alpino dell’altopiano del Lavazè rappresenta il fiore all’occhiello della Rete di Riserve Fiemme – Destra Avisio.

Una rete di sentieri anche transnazionali, come il Sentiero del Dürer, si accompagna in uno dei più significativi paesaggi agricoli tradizionali del Trentino centro-orientale, nella RR Alta Val di Cembra – Avisio. La successione di zone umide, i siti della Rete Natura 2000, le riserve locali e il fiume Avisio sono collegati tra loro da corridoi ecologici funzionali alla corretta gestione della biodioversità.

Nel Trentino centrale, a poca distanza dal capoluogo, la Rete di Riserve Bondone è caratterizzata da importanti corpi idrici inseriti in cornici ambientali diverse fra loro, che vanno da frutteti intensivi, ambiente urbano, prati da sfalcio e boschi termofili a faggete. Vi ricordiamo che i corsi d’acqua rappresentano uno dei sistemi fisici più sottoposti a forti pressioni antropiche, quindi l’azione di controllo e tutela è fondamentale per la conservazione della biodiversità.

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