Dove il fiume diventa mare: 5 itinerari sui delta fluviali d’Italia | Trekking.it

Dove il fiume diventa mare: 5 itinerari sui delta fluviali d’Italia

0

Dal Delta del Po alla foce del Sele, il sistema dei parchi italiano protegge alcuni ambienti naturali di grande importanza naturalistica, là dove le acque salmastre si incontrano con quelle dolci dei grandi corsi d’acqua. Cinque parchi per immergersi in questi particolari ecosistemi, dove l’uomo lascia spazio alla natura.

1 – Il Parco del Delta del Po

Unico nel suo genere, il parco ricopre oltre 52.000 ettari ed ospita un ambiente con una biodiversità ricchissima. Pur sorgendo in un’area densamente antropizzata, è una zona umida posta sotto tutela ambientale che nei secoli ha rappresentato un crocevia di popolazioni: accanto alle paludi e ai corsi d’acqua, si possono trovare vestigia del passato e beni architettonici e artistici come le basiliche bizantine di Ravenna, celebri per gli splendidi mosaici.

Comacchio, foto di Enrico Pighetti.

Tra i tanti luoghi d’interesse, valgono una visita il Podere Gagliardi e il Canale dei mulini di Lugo, così come le anse abbandonate del fiume Santerno, dove si trovano anche testimonianze della antica centuriazione di epoca romana.

Sono oltre 280 le specie di uccelli che popolano queste ampie vallate solcate dai corsi d’acqua, le quali dimorano in un paesaggio mutevole che alterna pianure e paludi d’acqua dolce e salate, a boschi, pinete e foreste allagate. Il parco mette a disposizione il proprio personale per escursioni organizzate a piedi, in bicicletta o in barca.

2 – Il Parco Regionale Veneto del Delta del Po

Fratello gemello del suo versante romagnolo, il Parco del Delta veneto è posto in continuità con quello della regione confinante. È luogo ideale per escursioni in bici, a piedi e in barca alla scoperta delle terre basse del Polesine.

In questo angolo di Pianura padana, il Re dei fiumi italiani si divide in sei rami dando luogo a lagune e paludi che offrono un punto di vista privilegiato sull’avifauna locale. Per gli amanti del birdwatching è possibile appostarsi nelle Oasi di Cà Mello o di Cà Pisani per fotografare le oltre 350 specie di uccelli che qui vivono indisturbati.

Tra dune fossili, antichi alvei, argini, golene e sacche, l’uomo seppe nei secoli adattare le proprie attività alla conformazione del territorio, sviluppando ad esempio attività di pesca negli ambienti salmastri ove acqua dolce e salata si mischiano grazie all’apertura o alla chiusura di chiuse artificiali.

3 – La riserva naturale Foce dell’Isonzo

Spostandosi in Friuli Venezia Giulia, si sviluppa un’ampia area umida che comprende la foce dell’Isonzo. Caratterizzata da un’area alluvionale ghiaiosa e da suoli limosi, questa parte di pianura venne bonificata nel corso del ‘900. La foce dà vita ad un’area paludosa dove si alternano corsi d’acqua a isolotti di terra argillosa e sabbiosa, dove vivono oltre 300 specie di uccelli migratori, svernanti e stazionari.

Nelle aree prative pascolano liberamente i bianchi cavalli Camargue mentre in estate si affiancano bovini di razza Limousine. Tra gli uccelli ci sono alcuni rapaci come il falco di palude, la beccaccia di mare, il Cavaliere d’Italia e il Gruccione con la sua variopinta livrea, mentre al suolo si possono incontrare testuggini palustri e una grande varietà di anfibi.

4 – Riserva naturale foci dello Stella

A una manciata di chilometri dalla foce dell’Isonzo, sempre in territorio friulano, un fiume di risorgiva sfocia nell’Adriatico dando vita ad un territorio lagunare dal notevole valore naturalistico. È la laguna di Marano, che rappresenta insieme alla laguna di Grado il comprensorio umido più settentrionale del Mar Adriatico, protetto nella riserva naturale regionale Foci dello Stella.

Anche questa è dimora di pregio per una grande quantità di avifauna che qui vede l’alternarsi di numerose specie lungo tutto il corso dell’anno. Tra i canneti e le sacche lagunari si possono ammirare passeriformi, anatidi e uccelli acquatici, così come una ricca popolazione di falchi di palude e circa ottanta coppie di aironi rossi.

Da non perdere un giro sulle motonavi del parco alla scoperta del villaggio di casoni dei pescatori, abitazioni in canna e legno orientate verso ovest – per ripararsi il più possibile dai forti venti di bora e tramontana – che erano arredati solo con il necessario per la sopravvivenza.

5 – Riserva natuale regionale foce Sele Tanagro

La Foce del Sele a Capaccio, foto di Fiore Silvestro Barbato

Scendendo all’altro capo d’Italia e cambiando mare – il Tirreno – giungiamo alla riserva campana Foce Sele – Tanagro. Istituita nel 1993, quest’area protetta corre lungo il percorso del Sele dalle valli appenniniche al suo sbocco litoraneo.

La parte costiera si sviluppa tra Salerno e Paestum, interessando in particolare i comuni di Capaccio ed Eboli nell’ambito di un sito di importanza comunitaria.

Tra numerosi percorsi che si sviluppano nel parco, c’è quello dell’oasi dunale Torre di Paestum, che comprende un tratto di costa antistante all’antica città di Posidonia. Nell’ambiente dunale si possono osservare specie vegetali che grazie alle loro caratteristiche riescono a sopravvivere in questo ambiente difficile, come il giglio di mare, l’Euforbia delle dune e la Diotis marittima.

In apertura: Foce del Po, Parco del Delta emiliano. Foto di Sergio Boscaino.

Potrebbe interessarti anche:

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: