Da Siena a Monteroni d’Arbia, sui sentieri della spiritualità

20 maggio 2019 - 14:16

La Toscana che ti immagini, la trovi tutta qui. Tra colline e strade bianche orlate di cipressi, rocche abbarbicate su poggi che raccontano di antiche battaglie e nobili ambascerie, abbazie disseminate lungo il cammino verso Roma che i pellegrini e i mercanti medievali percorrevano in cerca di pace o di buoni affari.

Un territorio mai uguale a se stesso nei colori, nella luce, nel cibo. Un luogo da scoprire anche per gli escursionisti, ai quali riserverà sorprendenti paesaggi di natura incontaminata, una cultura antica che non occorre certo ricordare in queste righe e preziosi rifugi di silenzio dal turismo di massa.

SENTIERI DELLA SPIRITUALITÀ, GLI ANTICHI PELLEGRINI NELLE TERRE DI SIENA

Le terre di Siena furono calcate nel medioevo dai passi di pellegrini, monaci, viandanti, tra boschi e passi pericolosi, su cui gli agguati del rubator di strada Ghino di Tacco sono narrati persino dal Boccaccio. Non un’unica strada, ma un fascio di vie e sentieri (una parte dei quali corrisponde al percorso della Via delle Grance) che s’incontrano in alcuni punti nodali: ostelli, taverne, mansiones, eremi e abbazie. Nel territorio senese, lungo la Francigena, si svilupparono moltissimi luoghi religiosi e di ricovero, come lo Spedale Santa Maria della Scala, di fronte al Duomo di Siena. Possiamo immaginare un itinerario che va da Nord a Sud, partendo da Colle Val d’Elsa, dopo una sosta ad Abbadia a Isola e Monteriggioni, città medievale dall’aspetto incantato e immobile nel tempo, si giungerà a Siena. Da qui prenderemo la strada della Val di Merse per trovare i resti suggestivi dell’abbazia Cistercense di S.Galgano, a Chiusdino, che ha per tetto – come dicono da queste parti – il cielo.

Attraversando la dolcezza delle colline senesi ci sposteremo ad est, verso la Val d’Arbia fino a scorgere l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, sorta nel XIII secolo e ancora oggi casa della Congregazione Benedettina di S. Maria di Monte Oliveto. Qui potremo ammirare il ciclo di affreschi sulla vita di S.Benedetto di Luca Signorelli (1495) e di Antonio Bazzi, detto il Sodoma, (1505). Il nostro cammino proseguirà per Buonconvento e guadagneremo la Val d’Orcia, dirigendoci a Montalcino. Dall’altura del suo castello godremo del panorama delle colline circostanti prima di ripartire verso uno dei luoghi più belli del viaggio: l’Abbazia di S. Antimo. Ancora oggi qui possiamo fermarci ad ascoltare il canto gregoriano dei frati Benedettini. Sui passi dei pellegrini arriveremo poi a S. Quirico d’Orcia, citato anche da Sigerico. Qui sorge la Collegiata dei santi Quirico e Giulitta con le colonnine annodate del portale romanico. La tappa finale del nostro itinerario sarà Pienza, la città ideale fatta costruire da Pio II, dove sembrerà realizzarsi l’approdo di fede e di perfezione che lo spirito di ogni pellegrino cercava.

L’ITINERARIO: LA VIA DELLE GRANCE DA SIENA A MONTERONI D’ARBIA

Lungo l’antica Via delle Grance, camminando tra gli edifici che raccontano di pellegrini e viandanti, del lavoro e del frutto dei campi.

Come gli antichi pellegrini lungo la Via Francigena, partiamo dallo Spedale di Santa Maria della Scala in Siena, dalla sala con gli affreschi del Pellegrinaio, per immergerci pienamente nello spirito che pervadeva gli antichi viandanti. Raggiungiamo Porta Romana e subito a sinistra, prendiamo la Strada di Certosa, tutta in crinale con vista straordinaria su Siena, che lentamente lasciamo alle spalle e poi sulla Val d’Arbia. Giunti alla Fattoria di Renaccio, facciamo un brevissimo tratto di strada asfaltata sulla Cassia fino al Podere di Malamerenda. Da qui svoltiamo a destra e proseguiamo su sterrato, direzione Radi, fino al podere Belvedere dove a sinistra imbocchiamo il sentiero delle Crete (502).

Questa è una parte molto panoramica dell’itinerario che godiamo fino all’incrocio con il sentiero n. 500. Prendiamo a sinistra e scendiamo in direzione Ponte a Tressa. Ai primi nuclei dell’abitato prendiamo a destra una stradina in salita verso un suggestivo punto panoramico sormontato da un querciolo. Da qui raggiungiamo facilmente la Grancia di Cuna, dalla mole possente, che ci racconta degli antichi possedimenti dello Spedale senese di cui porta, come tutte le Grance il simbolo: una scala sormontata da una croce. Prendiamo quindi il primo bivio a destra sul sentiero principale e proseguiamo in salita verso il Podere Belvedere. Aggiriamo il Poggio della Tassinaia, torniamo nella strada proveniente da Radi e immettendoci sul sentiero 500a giungiamo a Monteroni. Una buona deviazione, consiste a partire dal Podere S. Claudio piegare a sinistra sulla strada bianca, passare la ferrovia, attraversare la circonvallazione fino alla gora ed all’antico mulino, dove si può visitare un bel Museo storico.

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