Come scegliere l’escursione ideale: consigli per non sbagliare itinerario

Allenamento, equipaggiamento, esperienza sono elementi importanti nella scelta della nostra meta, ma non sufficienti per valutare la fattibilità di un itinerario. Ecco tutto quello che bisogna conoscere e guardare prima di scegliere un itinerario o un cammino

15 marzo 2022 - 11:32

Una volta scelto il percorso bisogna pianificarlo a tavolino per ridurre i rischi d’imprevisti e non trovarci in difficoltà. Non solo: essere consapevoli di quello che osserveremo lungo il sentiero è un altro aspetto fondamentale della nostra escursione.

Invece, tutt’altro che fondamentale è il mantenimento della forma fisica ad ogni costo.

Insomma.. passo veloce, nessuna sosta, cronometro alla mano e “Avanti march!”, della serie “Chi si ferma è perduto!”. E rispetto delle tabelle e calcolo delle calorie bruciate.

Ecco, se questa è la vostra ragione per camminare, voltate pagina, o meglio, navigate on line altrove.

Se invece camminare per voi equivale a dire guardarsi attorno ed esplorare un mondo diverso, pieno di cose da scoprire, invisibili a chi correndo non le nota, ebbene, siete capitati nel posto giusto! A noi ancora prima di camminare piace usare la testa.

Un passo dopo l’altro… iniziamo a pianificare la nostra escursione.

 

Scegliere il sentiero alla propria portata

Ulisse grazie alla curiosità e alla fame di conoscenza si spingeva oltre il mondo conosciuto; anche noi, nel nostro piccolo, seguiamo i sentieri per scoprire nuovi paesaggi e nuovi orizzonti.

Ma la nostra audacia e il nostro fisico sono al pari del nostro eroe omerico?

Nel trekking è importante valutare con oggettività le proprie caratteristiche, quindi, se il nostro livello di allenamento non è ottimale, meglio dirottare su escursioni più brevi e con dislivelli non eccessivi (giusto 400 metri a salire, non di più).

La prima regola da seguire è non sopravvalutarsi: rischiate di farvi male se subentra la perdita di concentrazione dovuta all’affaticamento.

Anche l’equipaggiamento personale è fondamentale, quindi, se non possediamo l’abbigliamento adeguato e l’attrezzatura giusta le strade da seguire sono due: quella che porta alla prima rivendita specializzata per acquistare l’armamentario necessario, oppure dirottare su una gita più soft, priva di vie ferrate e non riservata solo agli aspiranti Rambo.

D’accordo, mi sento atletico ed equipaggiato. E quindi?

Lo abbiamo capito: non basta prendere coscienza dei propri limiti, valutando la nostra condizione psico-fisica e la nostra esperienza in montagna, bisogna prendere in esame anche le difficoltà del percorso.

Per far questo dobbiamo raccogliere tutte le informazioni necessarie sull’itinerario che più di altri ha stimolato il nostro interesse, quindi consultare guide, siti internet dedicati all’escursionismo e cartine della sentieristica.

 

Consultiamo una cartina prima di partire!

Quando affermiamo che dobbiamo essere cosciente dei nostri limiti, intendiamo che bisogna verificare a tavolino la difficoltà del percorso, il dislivello, la lunghezza e il tempo impiegato, per non trovarci in difficoltà e prevedere a grandi linee l’orario di rientro.

Iniziamo dalle riviste e dalle guide, dove oltre alla descrizione dei percorsi c’è sempre una scheda tecnica con dettagli per noi fondamentali ai fini della valutazione dell’impegno fisico, della difficoltà tecnica e della valenza paesaggistica, naturalistica e culturale dell’itinerario. E allora vediamole queste voci, per poi descriverle singolarmente:

  • Difficoltà
  • Dislivello
  • Tempo di percorrenza
  • Lunghezza del percorso
  • Attrazioni paesaggistiche e storico-culturali
  • Posti tappa o punti di sosta
  • Eventuali vie di fuga lungo l’itinerario escursionistico
  • Punti di appoggio intermedi
  • Sorgenti
  • Punti panoramici
  • Appoggio logistico.
  • Se si utilizzano i mezzi pubblici, informarsi su: orari di treni, autobus, taxi-navetta

 

Difficoltà del percorso

Di seguito vi forniamo alcune indicazioni sul significato della simbologia utilizzata, che riprende, per quanto riguarda il grado di difficoltà, quella ufficiale proposta dal CAI (Club Alpino Italiano).

La scala riferita all’escursionismo (quindi non all’alpinismo) propone quattro livelli di suddivisione:

_ T = Turistico:  Itinerari con percorsi evidenti, che non pongono incertezze o problemi di orientamento, quindi su stradine, mulattiere o comodi sentieri, dove sono assenti tratti esposti.

Sono soprattutto itinerari costieri, in collina o media montagna, non superano quote superiori i 2000 metri. Percorsi non lunghi, durano circa 3 ore e mai con un dislivello positivo superiore ai 400 / 500 metri.

L’escursionista deve avere una certa conoscenza dell’ambiente montano, predisposizione fisica alla camminata, abbigliamento idoneo e buone calzature.

 

_ E = Escursionistico: Itinerari che si svolgono su sentieri anche stretti e ripidi (come pendii erbosi, detriti e pietraie), a volte esposti (ma protetti o assicurati), oppure su tracce non sempre facili da individuare (ad esempio pascoli o su tratti nevosi), ma non problematiche, spesso con dislivelli notevoli o anche a quote superiori ai 2000 metri.

L’itinerario può prevedere passaggi attrezzati non impegnativi (scalette, pioli, cavi) che non necessitano l’utilizzo di equipaggiamento specifico (imbragatura, moschettoni, ecc.).

Richiedono un certo senso di orientamento, una certa esperienza in montagna, oltre a calzature ed equipaggiamento adeguati. In questo caso sono escursioni di lunga percorrenza, dislivelli significativi, superiori ai 500 metri, quindi bisogna essere discretamente allenati alla camminata.

Nozioni sull’uso di bussola, altimetro e carta topografica. Costituiscono la grande maggioranza dei percorsi escursionistici sulle montagne italiane.

 

_ EE = Escursionisti Esperti: Itinerari di lunga percorrenza e dislivelli notevoli, generalmente segnalati, ma che implicano la capacità di muoversi su terreni particolari.

Ci possono essere singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata, attraversamento di canali nevosi, percorsi su creste, pietraie, ghiaioni, tratti aerei ed esposti, passaggi su terreno infido come pure i percorsi attrezzati e le vie ferrate.

Richiedono equipaggiamento e preparazione adeguata, esperienza di montagna, passo sicuro e assenza di vertigini; in caso di neve possono essere necessari la piccozza ed i ramponi.

L’itinerario può prevedere anche tratti non segnati, quindi, le escursioni EE necessitano di ottima esperienza di montagna, ottima conoscenza dell’ambiente alpino, passo sicuro e piede fermo, assenza di vertigini.

Rimangono invece esclusi i percorsi su ghiacciai, anche se pianeggianti e all’apparenza senza crepacci, perché il loro attraversamento richiederebbe l’uso della corda e della picozza.

_ Itinerari EEA = Escursionisti Esperti con Attrezzatura: itinerari difficili, con passaggi esposti, che possono affrontarsi solo con attrezzature adeguate e una buona prerparazione alpinistica.

Altra nota importante: durante le escursioni invernali su neve è obbligatorio l’ utilizzo delle ciaspole, rilevatore A.R.T.V.A.  pala e sonda.

Si consiglia di avere nello zaino, frontalino notturno, guanti (2 paia), berretto e maglietta intima  di ricambio ed un adeguato abbigliamento.

 

Dislivello

Se non indicato diversamente indica il tratto in salita. Il dislivello sottolinea la differenza di altitudine tra due punti diversi che normalmente corrispondono al punto di partenza e al punto di arrivo dell’escursione.

Se il primo luogo ha una quota inferiore al secondo allora il dislivello sarà positivo, altrimenti risulterà negativo.

Meglio guardare il “dislivello complessivo positivo” la somma di tutti i dislivelli positivi parziali (salite) che bisogna percorrere per andare dal punto di partenza a quello di arrivo. Idem per il “dislivello complessivo negativo”.

Tempo di percorrenza

Indica generalmente il solo tempo di salita. Sulle guide per i giri ad anello e le traversate si riporta il tempo complessivo dell’escursione.

Viene calcolato sul passo di un escursionista con un allenamento medio corrispondente alla copertura di un dislivello positivo pari a 350 / 400 metri all’ora (nel caso di un dislivello negativo anziché un’ora calcolate 40 minuti circa).

La durata della camminata dipende anche dalla conformazione del terreno e dalla quota (se alle nostre quote per fare 400 metri di dislivello impieghiamo 1 ora, a 8000 metri per coprire lo stesso dislivello sono necessarie 4 ore circa).

Segnaliamo di seguito alcuni dati indicativi:

  • Sentiero in pianura: 5-6 km all’ora
  • Sentiero di montagna: 3-4 km all’ora
  • Sentiero di montagna con elevate difficoltà: 1-2 km all’ora

Lunghezza del percorso

Lunghezza del percorso – Il calcolo della lunghezza di un’escursione (Km) ha senso solo in percorsi pianeggianti o con dislivelli insignificanti, altrimenti l’impegno fisico e tempo di percorrenza sono valutazioni più attendibili se riferiti al parametro “dislivello”.

 

Carta topografica

Oltre alla lettura della descrizione del percorso e ai punti d’interesse che si possono incontrare lungo di esso, è importante lo studio del percorso sulla carta topografica, possibilmente in scala 1 : 25.000.

Grazie alle curve di livello e alla rappresentazione dei rilievi questa mappa può trasmettere informazioni importanti sul dislivello e l’impegno fisico richiesto.

Sempre sulle cartine è riportata la rete sentieristica, con in evidenza percorsi che mostrano la difficoltà tecnica: linea continua (T – percorso turistico), linea tratteggiata (E – percorso impegnativo) oppure traccia punteggiata (EE – percorso difficile) e traccia a crocini (EEF – percorso molto difficile)

Abbiamo così preso in considerazione due punti fondamentali per valutare la fattibilità di un itinerario escursionistico:

  • nostre capacità fisiche
  • difficoltà tecniche del percorso

Ricordiamoci però che il trekking deve risultare un’esperienza piacevole, quindi non vogliamo dimenticare l’aspetto più bello e gratificante del camminare: nel prendere informazioni non trascureremo di documentarci sulle particolarità naturalistiche, storiche e paesaggistiche dell’itinerario.

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