GPS: 9 domande per navigare lungo i sentieri dell’outdoor

18 marzo 2020 - 3:19

Domande e risposte su uno strumento essenziale per gli appassionati di Trekking e Mountain Bike

Attraverso la redazione o altri canali diretti quotidianamente numerosi appassionati mi chiedono informazioni e consigli per acquistare il navigatore o per utilizzarlo al meglio, ecco così che ad un anno di distanza dall’ultimo “Questions & Answers” provo a raccogliere in queste poche pagine le più curiose, interessanti o pressanti domande sul mondo GPS.

D: Sono indeciso su quale navigatore acquistare, la differenza di prezzo tra vari modelli che sembrano simili come funzioni talvolta è anche elevata, come faccio a scegliere il modello a me più adatto.

R: Incomincio con quella che sembra la più banale ma è anche la più ricorrente tra le domande che mi vengono poste, sia virtualmente attraverso i diversi canali di comunicazione, sia durante i corsi. Sebbene oggi la grande maggioranza dei navigatori satellitari condivida gran parte delle funzioni e delle capacità, ogni modello è normalmente ben profilato per incontrare le necessità di un certo tipo di utenza.

Le differenze non si fermano alla dimensione del display o alla quantità di memoria, alcuni modelli sono dotati di hardware più performanti in grado di esempio di ottimizzare lo scorrimento a video della cartografia mentre si è in movimento, possono essere più veloci nell’effettuare ricerche e di risorse nell’ambito degli archivi interni di dati altri hanno funzioni specifiche legate all’allenamento.

Molti modelli apparentemente simili si differenziano anche per dotazioni importanti quali ad esempio il fatto di avere una vera bussola interna oppure di fare riferimento per l’orientamento al solo rilevamento GPS come nei modelli più semplici; alcuni modelli più recenti di Garmin sono anche in grado di utilizzare sia la costellazione di satelliti GPS sia i GLONASS, offrendo un più veloce e preciso posizionamento anche nelle situazioni maggiormente difficili.

Le differenze di prezzo che si notano scorrendo i listini e guardando le vetrine non sono arbitrarie, una volta deciso infatti il modello che ci interessa, ad esempio, per far riferimento alla gamma Garmin, questo può essere proposto in diverse declinazioni, con o senza macchina fotografica, con o senza bussola o con diverse dotazioni di memoria interna. Cosa molto importante, spesso i prodotti possono essere proposti in bundle con DVD o scheda di memoria contenente prodotti di cartografia dedicata. Proprio questa ultima soluzione risulta spesso piuttosto interessante dal punto di vista economico rispetto all’acquisto separato di navigatore e cartografia.

Scegliere un navigatore senza aver esperienza di come si usano e di come funzionano non è semplice, soprattutto perché non si ha una visione chiara di quali siano le funzioni che ci possono venire utili; per questo motivo invito chi mi pone questa domanda prima dell’inizio delle lezioni ad acquistare il loro navigatore dopo il corso, quando avranno un’idea chiara di quali sono le loro necessità e quali le funzioni e potenzialità per loro più importanti.

Dovendo partire da zero in autonomia, credo che il modo migliore per scegliere uno strumento sia quello di partire dalla propria attività principale: guida di una auto, trekking, ciclismo e via dicendo, oppure allenamento sportivo, ed acquistare uno strumento orientato per quella specifica destinazione d’uso.

 

D: Ho visto che lo stesso modello di navigatore che mi interessa viene proposto in vendita con diverse dotazioni di memoria interna, ma in realtà di quanta memoria ho bisogno?

R: Parlando di navigatori Garmin, premesso che la memoria interna del navigatore può essere, in tutti i modelli più recenti, facilmente espansa attraverso l’uso di una scheda aggiuntiva dal costo molto limitato, per rispondere correttamente a questa domanda bisogna prima chiedersi che cosa dovrà contenere questa memoria. Innanzitutto la quantità di memoria non è un problema per quanto riguarda la memorizzazione di tracce, rotte e waypoints, in quanto i limiti di memorizzazione per questo tipo di informazione sono comunque notevoli per un qualsiasi uso indipendentemente dalla memoria interna disponibile che è invece utilizzata pesantemente per l’archiviazione di cartografia.

Per farsi un’idea di quanta cartografia ci possa stare all’interno del nostro navigatore, basti pensare a titolo di esempio che la carta stradale completa dell’Europa occidentale occupa poco più di 2Gb ma che, paradossalmente 2Gb di memoria sono anche quelli necessari per contenere la nuova cartografia TrekMap Italia V3Pro. Ovviamente questo dipende dalla quantità di informazioni che una cartografia contiene, vale però anche la pena di osservare due dettagli:

  1. innanzitutto le cartografie specifiche, come appunto quelle sentieristiche, si acquistano direttamente su scheda di memoria, dunque non vanno a “intasare” la memoria interna dello strumento, al tempo stesso quante volte ci potrà servire di avere caricato sul nostro navigatore un territorio così grande?
  2. Normalmente, sia che si tratti di un’escursione giornaliera, sia che si tratti di una vacanza itinerante, magari in camper, difficilmente avremmo necessità di caricare sul nostro strumento più di due o tre nazioni per volta. Questo detto, va anche ricordato che i vari software che ci consentono via PC di selezionare quali mappe installare sul nostro navigatore, permettono di caricare soltanto le porzioni di cartografia che ci interessano, ecco così che potremo, in vista di un viaggio, precaricare sul nostro strumento una cartografia stradale base per raggiungere la nostra meta ed installare poi una cartografia molto dettagliata, dedicata al trekking, alla MTB, etc, solo relativamente al comprensorio che intendiamo esplorare con maggiore attenzione.

D: Ho visto che sul mio smartphone posso installare diverse app che mi permettono di usarlo come un navigatore, inoltre in molti casi ci sono anche delle cartografie gratis, perché mai dovrei comprarmi un “vero navigatore”?

R: Da qualche tempo questa è una delle domande maggiormente ricorrenti. Le app “navigatore” che sfruttano il GPS interno di tablet e smartphone si stanno diffondendo rapidamente, alcune risultano studiate appositamente per il mondo Outdoor e comprendono alcune funzioni utili per escursionisti e ciclisti, tuttavia l’utilizzo del proprio telefonino in questi casi non è del tutto auspicabile se non per casi sporadici e di breve durata.

Innanzitutto lo smartphone, tranne alcuni casi rari e molto costosi, è uno strumento fragile e poco gradisce scrosci di pioggia o cadute in bicicletta, mentre un navigatore GPS è costruito appositamente per resistere a urti, fango, pioggia e tutti i maltrattamenti tipici della vita outdoor.

Secondariamente, l’autonomia media di uno smartphone è molto inferiore a quella di un vero navigatore il quale, oltretutto, normalmente funziona anche con normali batterie, dunque in caso di escursioni prolungate, anche plurigiornaliere, basta infilare un paio di batterie in più nello zaino. Sarebbe anzi buona norma cercare di mantenere il proprio telefonino in buono stato, in maniera da potervi fare conto in caso di vera necessità, invece di trovarsi eventualmente smarriti nel bosco e anche senza batteria per effettuare una chiamata d’emergenza.

I GPS contenuti negli smartphone ottengono buoni risultati in ambito urbano dove per il rilevamento di posizione vengono utilizzate anche altre reti oltre a quella satellitare. Nel bosco o in ambienti non serviti dalla telefonia le potenzialità di questi strumenti possono decadere e la loro precisione non è paragonabile a quella di un moderno navigatore satellitare pensato proprio per garantire un’ottima precisione anche nelle situazioni più critiche.

Anche per quanto riguarda la cartografia, vale la pena di muovere un appunto: la maggioranza delle app utilizza servizi cartografici on-line, trovandosi in zone remote o di montagna, al di fuori di una copertura telefonica di buona qualità ci si potrebbe trovare improvvisamente senza possibilità di fruire della cartografia, cosa che non accade con un buon navigatore il quale ha la cartografia residente al suo interno.

Se poi le funzioni di un normale navigatore GPS ci sembrano spropositate rispetto all’investimento, oppure non ci si vuole dotare di uno strumento specialistico, perché non pensare al nuovo Garmin Monterra che coniuga efficacemente le funzionalità di un tablet con quelle dei navigatori satellitari e vi permette anche di utilizzare, se volete, le vostre app cartografiche preferite, sfruttando però la sensibilità e la precisione di uno dei migliori ricevitori GPS sul mercato. 

D: Vorrei comprare un navigatore Garmin, ma ho visto che la cartografia è tutta a pagamento, eppure in circolazione esistono molte cartografie come Openstreetmap che sono gratis.

R: Garmin distribuisce cartografia di alta qualità dedicata ai propri navigatori. Questo vuol dire che è realizzata in maniera da ottimizzare la fruibilità a display e che all’interno di questi prodotti vi sono dei contenuti aggiuntivi specifici per i diversi tipi di utilizzo.

Questo ha un costo, ma i risultati in termini di soddisfazione nell’utilizzo molto elevati. Informazioni sulle strade, sui sensi di percorrenza, sui sentieri, sui toponimi e sulle risorse presenti nel territorio, ad esempio, sono sempre molto esatte e, soprattutto, sono rappresentate in cartografia in maniera da essere facilmente leggibili a qualsiasi scala di visualizzazione. Così non è ancora per i molti prodotti OpenSource disponibili.

Se però volete provare a fare dei confronti, il nuovo Garmin Monterra basato su sistema operativo Android vi permetterà di utilizzare attraverso le vostre app preferite anche cartografie di diversa provenienza.

 

D: Da qualche tempo mi sto allenando in maniera piuttosto sistematica e vorrei sapere se mi conviene acquistare uno strumento Garmin dedicato all’allenamento.

R: Premesso che quasi tutti i nuovi modelli di navigatore dedicati alla vita all’aria aperta sono compatibili con i vari sensori quali fascia cardio, sensore di pedalata e via dicendo, a differenza degli altri modelli, quelli specificatamente dedicati all’attività sportiva associano direttamente le funzionalità legate al rilevamento della posizione a quelle di gestione e controllo del proprio allenamento.

Questi ultimi sono dotati di funzioni specifiche che permettono, sulla base ad esempio di un percorso, di far risaltare la nostra attuale prestazione rispetto agli obiettivi di allenamento preimpostati, oppure, ad esempio, rispetto ad una nostra performance precedente registrata, o ancora alla performance di un altro utente che vogliamo usare come metro di valutazione.

Va da sé che questi tipi di strumento risultano meno polivalenti nel senso che il loro scopo non è più quello di aiutarci nell’orientamento, bensì quello di controllare e verificare il nostro procedere permettendoci di valutare tempi di percorrenza, stato di affaticamento, raggiungimento di obiettivi nell’allenamento. Si tratta di strumenti specifici che rappresentano un ottimo investimento proprio nel momento in cui la tua sistematicità nell’allenamento rende necessario poter valutare in maniera ottimale i tuoi progressi.

 

D: Sul mio Garmin Oregon ho scoperto la funzione “ media waypoint”, a cosa serve?

R: Normalmente ci fidiamo della sensibilità del nostro navigatore e del risultato dell’attivazione della correzione WAAS/EGNOS; quando registriamo un waypoint, sappiamo che possiamo contenere l’errore in un “intorno” sufficiente ad individuare quel punto nel caso dovessimo ritornarci.

Questo agire si basa sul concetto che se giunti a destinazione secondo le indicazioni del navigatore, non dovessimo trovarci con precisione alla meta, saremmo comunque in grado di scorgerla nel giro di qualche decina di metri. In realtà potrei raccontare tanti aneddoti relativi a casi in cui ritrovare un punto esatto non è stato così semplice.

Il Garmin Oregon, che si pone come prodotto di taglio elevato, offre la funzione “media waypoint” per consentire all’utente di creare waypoint molto più precisi. Il sistema, attivata la funzione, e in base alle opzioni scelte, genera waypoint tendenzialmente privo di molti errori istantanei che possono inficiare la normale prassi di waypoint marking.

Vi sono due opzioni: la prima propone di lasciare lo strumento fermo sul posto da 5 a 10 minuti (la durata prevista viene indicata) per ottenere una lettura frutto di molteplici rilevamenti successivi; la seconda opzione propone di ritornare più volte sul posto per rilevare la posizione. Se la prima opzione punta sull’effettuare numerose misurazioni al fine di ridurre l’errore, la seconda punta sull’effettuare la medesima misurazione ma con diverse costellazioni di satelliti presenti.

 

D: Sul mio vecchio navigatore potevo importare delle tracce di itinerari già fatti, o create a tavolino, e trasformarle in rotte direttamente sul mio navigatore anche se si trattava di percorsi al di fuori della rete sentieristica presente nella cartografia. Sul mio nuovo navigatore non funziona più, come faccio?

R: Allora, innanzitutto bisogna dire che tentare di ripercorrere una traccia così come registrata (grezza) potrebbe anche portare a degli esiti inattesi perché durante il rilevamento è possibile che singolarmente siano state registrate posizioni errate a causa, ad esempio, di problemi di ricezione dovuti al contesto ambientale; in altri casi la traccia potrebbe contenere delle porzioni di percorso inutili, registrate ad esempio mentre si cercava di trovare quale fosse il sentiero giusto e ci si aggirava per mezz’ora in maniera disordinata. Analogamente, anche periodi prolungati di sosta con il navigatore acceso, possono aver dato origine a tratti “confusi” nel registro di traccia.

Per questo motivo consiglio sempre di creare a tavolino dei nuovi percorsi partendo eventualmente da itinerari registrati. Attualmente la modalità per trasformare comunque una traccia in percorso è quella di ricorrere a BaseCamp, che permette di trasformare una traccia in rotta controllando a video il risultato ottenuto.

La rotta può essere poi caricata sul navigatore. In realtà nulla ci vieta di utilizzare la traccia semplicemente come “elemento grafico” all’interno della cartografia, controllando periodicamente la nostra posizione relativamente ad essa ma senza utilizzare le funzioni di “routing”.

Questa è una tecnica che utilizzo quando le tracce di partenza sono molto lunghe e quando ho necessità di aggiungere alla cartografia residente nuovi sentieri e di itinerari frutto di scouting. La possibilità di colorare diversamente a display le diverse tracce risulta in questi casi molto utile.

 

D: Sul mio navigatore GPS come faccio a creare itinerario che passi obbligatoriamente per alcuni punti che decido io?

R: Innanzitutto conviene definire una serie di waypoint chiave che rappresentano i punti per i quali vogliamo passare obbligatoriamente; fatto questo basterà selezionare la funzione “pianifica percorso”, selezionare la funzione “crea nuovo percorso” e selezionare nell’ordine che vogliamo i diversi waypoint-chiave.

In alternativa è anche possibile evitare la creazione a priori di waypoint, andando ad indicare direttamente sulla mappa questi punti durante la creazione del percorso oppure utilizzando come punti-chiave POI o waypoint già residenti in memoria. Personalmente preferisco creare prima i waypoint in maniera da posizionarli con esattezza dove più conviene, a differenza che si tratti di bivi, punti che voglio visitare durante il percorso.

 

D: Sarei molto interessato ad avere le immagini satellitari sul mio navigatore Garmin Oregon, immagino sarebbe utile per progettare degli itinerari. Siccome è un servizio a pagamento non so cosa aspettarmi prima di averlo acquistato, le immagini sono come quelle di Google Earth? Che livello di dettaglio è disponibile?

R: Il servizio Garmin BirdsEye, che si può acquistare on-line, offre la possibilità di scaricare sul proprio GPS immagini satellitari a veri colori di quasi tutto il pianeta (alcune piccole aree non sono coperte ed alcune possono avere un dettaglio più limitato).

Per farsi un’idea del livello di dettaglio e della copertura si può fare riferimento alle immagini satellitari Bing Maps di Microsoft. Il vantaggio è che attraverso il software BaseCamp, si può scegliere al volo una porzione di territorio ed in pochi secondi avere disponibili sia a Pc sia sul navigatore le immagini satellitari ad essa relative. L

a risoluzione di queste immagini talvolta non è sufficiente a distinguere i sentieri pedonali sul terreno, strade sterrate e piste sono invece ben distinguibili, tuttavia in fase di progettazione di un itinerario risulta, per alcuni punti specifici, molto utile poter comprendere l’ambiente nel quale ci si troverà e la consultazione di queste immagini renderà facile creare dei punti di riferimento grazie a elementi (case, rocce, infrastrutture) che possono non essere presenti nelle normali carte topografiche.

 

 

 

 

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