Soccorso in montagna: il numero da chiamare

18 marzo 2020 - 4:02

Il numero unico del Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza Medica (S.S.U.E.M.), attivo su tutto il territorio nazionale, è il 118 oppure il 112

In alcune aree del paese (Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Provincia di Roma, province autonome di Trento e Bolzano) è attivo da qualche tempo anche il 112, ovvero il NUE, Numero Unico di Emergenza.

Questo servizio, allineandosi a quanto avviene in molti altri paesi europei (Austria, Bulgaria, Francia, Germania, Regno Unito, Norvegia, Polonia, Slovenia, Spagna e Svizzera), fa confluire tutte le telefonate effettuate ai numeri di emergenza (113, 115 e 118) presso un’unica Centrale Operativa, che ha il compito di localizzare le chiamate, classificarne la tipologia d’urgenza e smistarle alla centrale operativa di competenza (emergenza sanitaria, carabinieri, polizia o vigili del fuoco).

Anche quando si incorre in un emergenza sanitaria in ambiente montano (un malore, un infortunio o un incidente di qualsiasi genere che mette a rischio la nostra salute) il numero da chiamare è dunque il 118 (e/o il 112 nelle aree dove il servizio è attivo).

Ora che sappiamo qual è il numero da comporre per richiedere soccorso e, una volta che abbiamo richiesto all’operatore l’attivazione dell’intervento del CNSAS (Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico), è utile fare chiarezza sulle riposte da dare all’operatore che avvia l’intervento di soccorso e raccoglie dati fondamentali per l’ottimizzazione dell’intervento stesso.

Riportiamo qui di seguito le domande che vi saranno poste, perché al CNSAS dobbiamo dare informazioni precise per rendere il l’intervento mirato e veloce:

  • Da dove si sta chiamando (specificando all’operatore che ci si trova in montagna o in grotta).
  • Il numero di telefono da cui si sta chiamando – il telefono non deve mai essere abbandonato (se la chiamata dovesse interrompersi è importante che il telefono venga lasciato libero per consentire alla Centrale operativa di richiamare).
  • L’esatta località dove è ubicata l’area da cui si sta chiamando (Comune, Provincia o sicuramente un riferimento importante di ricerca rilevabile sulla cartina).
  • La propria posizione se in possesso di  altimetro (opportunamente tarato) o GPS;
  • Indicazioni in merito a cosa è visibile dall’alto (pendio, bosco, cima, rifugio, ecc.).
  • Cosa è successo;
  • Quando è successo;
  • Quante persone sono state coinvolte nell’incidente.
  • Le proprie generalità (fondamentali).
  • Le condizioni evidenti della/e persona/e coinvolta/e: difficoltà respiratorie, coscienza, perdita di sangue, traumi visibili, ecc; .
  • L’esatta posizione del ferito (se seduto, se disteso supino, se disteso prono, se appeso, ecc).

Inoltre è importante riportare all’operatore le condizioni meteorologiche e di visibilità della località dove è avvenuto l’incidente. Questo perché l’intervento dei soccorritori del CNSAS potrebbe avvenire dall’alto, grazie all’elicottero, una valutazione che viene fatta in base alla gravità dell’incidente e all’accessibilità del luogo dove si è verificato.

Poiché l’intervento di soccorso in montagna può essere effettuato con o senza l’utilizzo dell’elicottero, vi verranno poste dall’operatore anche le seguenti domande:

  • Tempo impiegato a piedi dall’automezzo al luogo dell’evento;
  • Condizioni meteo sul posto;
  • Condizioni del terreno;
  • Presenza di vento;
  • Visibilità sul posto;
  • Presenza nell’area dell’evento di fili a sbalzo, funivie, linee elettriche ecc.

Ovviamente non bisogna abbandonare il posto e restare a disposizione della squadra di soccorso.

Ricordiamo inoltre che è fatto obbligo a chiunque intercetti una chiamata di soccorso avvisare tempestivamente la Centrale operativa del Soccorso alpino e speleologico.

Per informazioni più complete e dettagliate consulta il sito del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico

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