Itinerari sull’Appennino Parmense: il Trekking nel Parco dei Cento Laghi

Sentieri sull'Appennino tra natura e sapori A cavallo tra Emilia e Toscana, lungo il crinale dell’Appennino parmense, si adagiano innumerevoli specchi d’acqua di origine glaciale. Un trekking sul filo di cresta, tra faggete estreme e praterie d’alta quota, ci porta a visitare queste gemme dalle più diverse dimensioni, dal minuscolo lago Martini al grande lago Santo.

20 maggio 2018 - 13:10

Sentieri sull’Appennino tra natura e sapori

A cavallo tra Emilia e Toscana, lungo il crinale dell’Appennino parmense, si adagiano innumerevoli specchi d’acqua di origine glaciale. Un trekking sul filo di cresta, tra faggete estreme e praterie d’alta quota, ci porta a visitare queste gemme dalle più diverse dimensioni, dal minuscolo lago Martini al grande lago Santo.

Non solo sentieri nell’agenda dell’escursionista nei monti di Parma. Lo stretto rapporto tra natura e uomo da un lato ha modificato il paesaggio, ma dall’altro ha portato ad una profonda conoscenza dei prodotti della terra.

Ha così avuto origine una serie di lavorazioni gastronomiche tipiche tra cui i celebri Parmigiano Reggiano DOP, ricercato già nel Medioevo, e prosciutto Crudo di Parma DOP, ai quali si uniscono altre lavorazioni a base di frutti di bosco, funghi, erbe selvatiche e selvaggina.

Un pezzetto di Parmigiano Reggiano contiene il gusto genuino del latte delle vacche locali (550 litri per ottenerne una forma!), una fetta di prosciutto il profumo dell’aria delle colline in cui avviene la lavorazione: per entrambi ingrediente indispensabile è la pazienza del tempo di stagionatura. Antichissima ricetta, che varia a seconda del gusto della famiglia che la prepara, è la Spongata, dolce a fagotto con ripieno di frutta secca e spezie, adatto al periodo invernale.

Nell’ambito del Parco viene allevata un’antica specie locale di ovino, la pecora di Corniglio, le cui carni gustose si possono acquistare a cadenze definite dall’allevatore.

 

Non cento ma comunque tanti sono i laghi che si incontrano

Dalla cresta li domina tutti la cima più alta del Parco e dell’Appennino parmense: il monte Sillara.
Con il segnavia CAI 707 si contorna il lago Ballano rimontando poi tra i faggi ad un’insellatura dove arriva anche il segnavia 707a da Pratospilla. Si costeggia in alto la conca del lago Verde che s’intravede più in basso, arrivando alla base di in una valletta erbosa che si risale fino al ripiano di capanna Cagnin (m 1601).

A questo punto il sentiero rientra nella boscaglia di bassi faggi contorti, uscendo definitivamente sulle praterie superiori in corrispondenza di alcune grandi placche. Ancora poche svolte e si arriva al piccolo lago Martini (m 1714), dove si trova il bivio col sentiero che si utilizzerà al ritorno. Una breve risalita tra i mirtilli fa guadagnare il passo Giovarello a quota 1754, sulla linea del crinale principale che separa l’Emilia dalla Toscana.

Seguendo ora fedelmente la cresta a destra, si oltrepassano senza sforzo le prime due elevazioni dei monti Bragalata e Losanna. Dal successivo passo di Compione, con un ultimo strappo si sale infine sulla vetta del monte Sillara (m 1861, cappelletta in pietra).

Per il rientro ci si può abbassare sul versante parmense piegando poi a destra verso i laghi Sillara. La comoda traccia non segnalata prosegue verso i laghi di Compione rimontando successivamente ad un piccolo intaglio. In quota ci si raccorda infine al lago Martini chiudendo l’anello. 

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