Bosco di Malabotta: Il Sentiero dei Patriarchi

20 maggio 2019 - 13:24

LA SICILIA E’ UNA TERRA DA CAMMINARE

Si possono trovare dei percorsi trekking che si addentrano in aree naturali incontaminate e caratterizzate da una forte impronta mediterranea

 

La Sicilia del trekking svela i suoi itinerari e le sue suggestioni invernali in uno dei boschi naturali più caratteristici dell’isola, nell’antica parte chiamata inquietantemente Val Demone, una delle tre Valli (le altre due sono la Val di Noto e la Val di Mazara) in cui si divideva anticamente quel lembo di mare a tre punte nel mezzo al mediterraneo chiamata, per essere una e trina, “Trinacria”. É il Bosco di Malabotta, in provincia di Messina, incastonato tra i comuni di Montalbano Elicona, Mojo Alcantara, Roccella Valdemone, Tripi e Malvagna, e dove l´Azienda Regionale Foreste Demaniali gestisce la Riserva naturale che lo racchiude. Custodi dell’area, provenendo da Montalbano Elicona, nobile borgo scelto per la residenza benefica e salutare di Federico II, appaiono sull’altipiano che da essi prende il nome le Rocche dell’Argimusco, enormi macigni (megaliti) di calcare che vento e pioggia hanno eroso, modellandoli in varie forme che hanno acceso la fantasia popolare e quella degli studiosi, per via della somiglianza con i dolmen e i menhir attorno ai quali i popoli celtici celebravano i loro riti religiosi.

La Roccia Aquila, la roccia volto di donna, la roccia angelo orante nella suggestione delle loro forme è un’immagine effimera che vive solo nello spazio di una distanza, di una prospettiva invisibile. Appena si abbandona questa linea l’immagine svanisce, la pietra torna ad essere pietra e non c’è modo di convincere la roccia a restituirci la grazia di quegli esili profili. Ancora più in là, sparsi nella zona e lungo il cammino dei sentieri, si trovano anche i cubburi, costruzioni in pietra simili ai trulli pugliesi o ai nuraghi sardi, postazioni pastorali ricordo della vita agreste di uomini d’altri tempi. Suggestioni narrate, emozioni e sensazioni che la montagna offre, invitano in questi ambienti incantati dove la storia è passata lasciando le sue tracce solo nei dintorni e i cui itinerari escursionistici privilegiano nel rispetto della natura il trekking a piedi, a cavallo o in mountain bike.

Dal parcheggio si scende a destra attraverso un fitto bosco di cerri, faggi e castagni, raggiungendo la ex caserma forestale, dove è possibile la sosta e rinfrescarsi. Proseguendo tra splendide piante di faggio con agrifoglio sparso si risale verso la sommità del Vallone Ca Devanne da dove, deviando a sinistra, si raggiunge la dorsale in prossimità di Serro Faita. Costeggiando le cime più alte della Riserva quali Pizzo Petrolo (1337 m.), Rocca Vuturi (1325 m.), monte Croce Mancina (1341 m.) si può ritornare all’area attrezzata di Monte Cerreto (1280 m.). Lungo la dorsale non sfuggiranno cer­tamente le piante secolari di Roverella dalle forme articolate e maestose. La dorsale è anche il luogo ideale per vedere volteggiare diverse specie di rapaci. Da qui, oltre a potere ammirare dall’alto i magnifici boschi della Riserva, si aprono panorami suggestivi sull’Etna, sulla Valle Alcantara e sulle cime più alte dei Peloritani (Montagna Grande, Rocca Salvatesta o di Novara).

Variante: dalla ex caserma forestale si percorre parte del primo itinerario in mezzo a boschi di Faggio e Agrifoglio sino la sommità del Vallone Ca Devanne (metri 1220), si scende tutto il Vallone tra piante di Cerro ed arbusti di Citiso, Ginestra e Rosa Canina. Prima della fine del Vallone, salendo sulla destra, si aggira una collinetta, fino a raggiungere la stradella che porta al Torrente Licopeti. Risalendo lungo il torrente si raggiunge l’area attrezzata e il Torrente Fontanazze che si incontra a destra. Si ritorna quindi alla ex caserma forestale.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Monte Cusna: il gigante buono del Parco

La Pista ciclabile dell’Adige: Trento – Rovereto – Borghetto

Passeggiata al Lago di Braies