La magia della val Venegia

20 maggio 2019 - 12:11

Il nome di questa valle, nota non solo per il suo palcoscenico naturale, ma anche per l’abbondanza di acqua, è intrecciato a quello di Venezia: all’epoca della Serenissima i tronchi di questi boschi raggiungevano infatti, con un lungo viaggio fluviale, la città dei Dogi.

Alberi secolari, cime maestose, la val Venegia è in assoluto uno degli angoli più deliziosi delle Dolomiti, amata non solo dagli escursionisti, ma anche da uno fra i più leggendari personaggi che si dice popolino i boschi del Parco Naturale Paneveggio e le Pale di San Martino: el Mazaròl. La leggenda narra che se i primeriotti sono diventati dei bravi casari lo devono proprio a questo ometto tutto rosso che “compare quando meno te lo aspetti”.

Dal parcheggio si sale a piedi fino a baita Segantini (m 2220) da dove si ammira un incantevole scenario sulla catena nord delle Pale di San Martino. Dal Pian della Vezzana si inizia la discesa verso la val Venegia, godendo sul versante destro della vista del ghiacciaio del Travignolo, che in tempi lontani copriva l’intera vallata, come testimoniano i grossi massi erratici adagiati lungo il pianoro ricordando totem silenziosi.

Il percorso prosegue in direzione di malga Venegiota (m 1835), lasciandosi sulla sinistra il Castellazzo che sotto un colore simile a quello del porfido nasconde un cuore di dolomia.

Si prosegue lungo il torrente Travignolo, che la percorre fino a malga Venegia, dove è possibile pranzare con gli ottimi formaggi locali che racchiudono in sé tutta l’arte casearia trasmessa dal Mazaròl ai primierotti. Da qui si prosegue in leggera discesa fino al Pian dei Casoni (m 1700), dove al parcheggio un pulmino garantisce il rientro a San Martino di Castrozza.

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