Parco Gran Paradiso: Colle del Nivolet

Il Colle del Nivolet è un angolo di paradiso, un altipiano che congiunge idealmente i territori piemontese e valdostano del Gran Paradiso Una vista spettacolare, un susseguirsi di cime ghiacciate che si specchiano nelle acque pure di numerosi laghi alpini, con un dedalo di sentieri e itinerari che si snodano in questo angolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

31 maggio 2020 - 13:52

Una linea di confine solo immaginaria per un unicum paesaggistico dall’estetica esuberante e variegata.

Il colle è una “terra alta” (2612 m), ove si cammina su pascoli e giogaie alpine, per poi salire ulteriormente di quota sino ai grigi e austeri ambienti morenici e ai bianchi e candidi ghiacciai.

Non solo una terra con vista, ma anche un luogo d’elezione per le scorribande di numerose combriccole di marmotte che fanno capolino dalle loro tane, impreziosendo l’acustica melodiosa del vento con il loro caratteristico richiamo acuto e costante, colonna sonora che si disperde tra le alte cime che sovrastano il colle, tutte di quota nettamente superiore ai 3000 metri.

Le due valli d’accesso, la piemontese Valle dell’Orco e la valdostana Valsavarenche sono i due risvolti opposti di una stessa medaglia.

Le cime della Valsavarenche sono vestite da bianchi ghiacciai, in netta contrapposizione con i loro stessi versanti piemontesi, dove è la ripida roccia grigia a caratterizzare la loro forma, secca e glabra.

L’accesso dal Piemonte è costituito da una strada asfaltata che si snoda serpeggiando tra le pareti rocciose intagliate nella “pelle” della montagna, una via che, originariamente, sarebbe dovuta proseguire sino al versante Valdostano, un progetto, per fortuna arenatosi e che ha risparmiato il territorio di Pont, da dove si può giungere al colle solo “gambe in spalla”, lungo le storiche mulattiere reali di caccia.

Nei fine settima estivi, l’accesso stradale favorisce un afflusso abnorme di gente.

Per fortuna la quasi totalità delle orde fameliche di turisti, giunti al colle in moto o in auto, tende a fermarsi a poche centinaia di metri dai propri motori, trasformando il luogo in una sorta di purgatorio, ma lasciando campo libero agli amanti dell’outdoor che possono camminare, osservare, fotografare e scalare in pace.

Nel paradiso del Nivolet che, per questioni meteo si trova spesso al di sopra delle nubi, ferme a Ceresole Reale, come se volesse mostrarsi proprio come nell’immaginario collettivo si tende a raffigurare il settimo cielo.

Sopra le nubi, dai laghi, il panorama spazia dalla punta Basei alle montagne della Vanoise, dalla Levanne alla punta Violetta fino alla catena del Gran Paradiso, alla Grivola e al Taou Blanc, tutte vette superiori ai 3000 metri.

Dal punto di vista escursionistico si può dire che il colle e il suo altipiano possano essere considerati sia un punto di arrivo, per contemplare il paesaggio, sia un punto di partenza, per compiere escursioni o ascensioni sempre diverse.

Negli ultimi anni, il parco ha promosso il progetto “a piedi tra le nuvole”, regolamentando il traffico motorizzato nelle domeniche da metà luglio a fine agosto.

Si è istituito un servizio navetta, con varie tappe e diversi punti di partenza, limitando l’accesso ai mezzi privati sino al lago Serrù e sostituendo, così, il rumore dei motori con la voce della montagna.

Oltre alle marmotte, già citate, sono frequenti gli incontri con camosci e stambecchi, volpi ed ermellini.

Non è raro ammirare in cielo il maestoso volteggio dell’aquila reale e, di recente, quello più lento e più basso del gipeto, reintrodotto con successo dall’Ente parco.

Descrizione. È l’accesso valdostano al Colle del Nivolet, dove si trova il rifugio Savoia, risalente al 1860, originariamente costruito come casa reale di caccia.

Dal 1940 gli si affianca il rifugio Città di Chivasso, noto per la sua notevole biblioteca, ricca anche di testi in lingua straniera e numerose cartine. Dal parcheggio di Pont Valsavarenche, cartelli gialli indicano l’inizio della mulattiera per il Colle del Nivolet.

Il sentiero si snoda nel bosco di larici, supera una bella cascata e diviene via via più ripido, sino a passare per spazi aperti, con panorami sulla catena di ghiaccio del Gran Paradiso.

Con alcuni tornanti si raggiunge la Croce dell’Arolley (2310 m), interessantissima meta a sé stante (circa 1 ora). Proseguendo ancora si calca il terreno dell’ampio pianoro del Nivolet, un luogo ameno, lungo ben 6 chilometri.

Lo si percorre interamente, costeggiando il torrente, sino al rifugio Savoia, posto nei pressi delle rive del lago del Nivolet.

Per giungere al rifugio Chivasso è necessario proseguire ancora per pochi minuti e salire il breve pendio dove è posta la costruzione, ben visibile.

Le cartine toponomastiche indicate per questa escursione e le due successive sono la IGC   nr 3, 101, 102, tutte sul Gran Paradiso , e la cartina Kompass n. 86 Gran Paradiso – Valle d’Aosta.

 

Le cime del Nivolet

Oltre alla salita alla Punta Basei ci sono anche altre possibilità di ascensioni dal colle. Per esempio, la salita alla Punta Violetta (3031 m; + 650 m; 2,30 ore), senza presentare particolari difficoltà, consente di ammirare, da molto vicino, tutta la catena del Gran Paradiso.

L’itinerario si svolge su un terreno molto vario e, nell’ultimo tratto, arrampicandosi su gradoni di roccia, mai pericolosi, consente anche ai meno esperti di avvicinarsi al mondo dell’alta quota.

Il Taou Blanc (3438 m; + 900 m; 3 ore), infine, è sicuramente fra le cime più panoramiche della zona, con vista a 360 gradi su Gran Paradiso, Grivola, Monte Rosa, Cervino, Gran Combin, Monte Bianco, Rutor oltre che sul Nivolet e sulla vicina valle di Rhemes.

Bellissima anche l’ascensione alla Punta Fourrà, proprio adiacente alla catena del Gran Paradiso.

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