Aspromonte: da Bova a Roghudi

20 maggio 2018 - 12:24

Trekking sui monti dell’Aspromonte, dove gli insediamenti rurali erano frutto di una logica dettata dalla paura nei confronti degli oppressori saraceni e dell’evolversi delle condizioni di vita delle comunità locali.

Prevaleva l’assetto tipico dei borghi arroccati, nascosti alla vista del mare, con le case appoggiate le une alle altre per rendere le stradine impenetrabili ai saracini saccheggiatori. Un esempio su tutti è Roghudi, raggiungibile da Bova dopo un percorso lungo e tortuoso, sorta in una posizione isolata e impenetrabile ai nemici ma vittima degli umori della fiumara, al punto da indurre gli abitanti a riparare altrove dopo la tragica alluvione del 1972.

Il paese così abbandonato è ostaggio dell’Amendolea che erode lentamente ma inesorabilmente la collina dove sorgono le case fantasma. La sensazione è di ritrovarsi catapultati in un mondo diverso, lontano, irreale. A poca distanza da questa perla dell’area ellenofona calabra si possono ammirare due monumenti geologici naturali plasmati dal vento e dalla pioggia: le caldaie del latte (Ta vrastarùcia) e la Rocca del Drago (I Ròcca tu Dràgu).

Il sentiero è probabilmente uno dei più antichi collegamenti tra Bova e Roghudi; abbastanza visibile, si dirige a mezza costa perdendo gradatamente quota attraverso terreni e frutteti con casolari abbandonati, ormai ricovero degli animali stanziali della zona, soprattutto bovini. L’itinerario contraddistinto dal segnavia bianco e rosso si snoda lungo una mulattiera, con ingresso abbastanza visibile tra la strada e la carrareccia in cemento, che scende verso destra.

La valle con grandi costoni che degradano sulla fiumara è già evidente; tralasciamo il primo bivio a circa 400 metri (scende direttamente su uno di questi costoni) e seguiamo il sentiero che s’inoltra all’interno, procedendo a mezza costa in direzione Nord. A poco meno di un chilometro sgorga l’acqua potabile di una sorgente, l’unica del percorso, e si oltrepassano dei casolari circondati da fichi, pere e fichi d’India.

Ogni qualvolta si esca dalle insenature dei costoni è sempre ben visibile il punto d’inizio dell’escursione. Si affronta ora il vallone Chieromandri, dove è necessario procedere con cautela quando si guada il torrente poiché gli argini sono scivolosi.

Il sentiero guadagna quota fino a incrociare una strada in terra battuta che si risale per poche centinaia di metri per poi riprendere il sentiero sulla sinistra, accanto al belvedere dove ‘Sua Maestà l’Amendolea’ è ben visibile con il castello del villaggio omonimo che la sovrasta. È il primo di tanti punti panoramici, dalla fiumara sino al mare.

Nell’ultimo tratto ci si ritrova nell’immenso alveo da risalire e attraversare anche in presenza di acqua (dipende dalla stagione). Proseguendo all’interno della fiumara, dopo circa 1,5 chilometri si arriva alla confluenza con il torrente Furria, alla base dello sperone roccioso dove sorge il paese abbandonato di Roghudi.

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