Pollino con le ciaspole: dal Colle dell’Impiso a Serra Crispo

20 maggio 2019 - 14:00

LA BASILICATA: NATURA DA SCOPRIRE CON LA NEVE SOTTO I PIEDI

Siamo nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, su una delle cime del massiccioche supera i 2000 metri e rimane innevata da dicembre ad aprile: la Serra di Crispo.

Per la sua bellezza, il posto viene chiamato il Giardino degli Dei: qui crescono i più bei pini loricati, che sono stati eletti a simbolo dell’area protetta e che per le avverse condizioni climatiche hanno assunto aspetto e forme spettacolari.
Lasciata l’auto al valico di Colle Impiso, ci si incammina su un sentiero evidente sulla sinistra. Poco dopo la via comincia a scendere verso i Piani Vacquarro, dove si prosegue sulla strada lungo il torrente Frido, che scorre sulla sinistra.

Con le ciaspole ci si addentra subito nella foresta dominata dal faggio, ma è possibile trovare sporadicamente alcuni aceri di monte, aceri di Lobelius (endemici dell’Italia meridionale), maggiociondoli e abeti bianchi.

La strada comincia a salire e si giunge alla radura di Rummo. Qui, sulla sinistra, parte un sentierino che in pochi minuti porta alla sorgente omonima, anche se in inverno spesso è ricoperta da molta neve.

Dal Piano Rummo si prosegue lungo la stradella in salita fino a raggiungere, uscendo dalla vegetazione, il Piano Toscano: qui l’orizzonte si apre e davanti compaiono la Serra delle Ciavole, la Serra Dolcedorme e il monte Pollino.

Man mano che si sale diventa sempre più chiara la sagoma di alcuni pini loricati allineati sopra una scarpata che divide i Piani di Pollino e di Toscano dalla Piana del Pollino.

In questo punto, oltre a poter ammirare alcuni fantastici pini loricati, si gode di un ottimo panorama su tutte le vette che superano i 2000 metri del massiccio e, verso sud, si scorge bene il Piano di Pollino con i suoi inghiottitoi e i resti delle antiche morene glaciali.

Si giunge alla Grande Porta del Pollino, il passo che divide la Serra delle Ciavole da Serra della Porticella dove si scorge ciò che resta di un pino loricato. Ma non si tratta di un esemplare qualsiasi.

È quello che venne scelto come simbolo del Parco, ormai morto da quando fu dolosamente incendiato nel settembre 1993 da chi si opponeva ad ogni costo alla realizzazione dell’area protetta.

Continuando oltre la Grande Porta si raggiunge, verso nord, la Serra della Porticella e si prosegue lungo il suo crinale attraversando un altro eccezionale gruppo di pini loricati finché non si arriva alla sella, oltre la quale si staglia Serra Crispo.

Dalla cima si gode un panorama indimenticabile: nelle giornate limpide si scorge il profilo della costa ionica, da Taranto a Sibari. Per tornare alla base si ripercorre la stessa strada dell’andata.

 

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