Trekking sul Vesuvio: Sentiero sui Cognoli di Ottaviano

20 maggio 2019 - 13:22

Vesuvio, il gigante nero addormentato

Dalle inquietudini del sottosuolo di Gaia agli immensi spazi infiniti che si perdono nell’eterno… nel mezzo, una valle, il cui solo nome evoca emozioni di virgiliana memoria: l’Inferno!

Il gigante di pietra che domina il Golfo di Napoli è famoso in tutto il mondo per la potente eruzione del 79 d.C. che seppellì con una pioggia di cenere e lapilli le città di Pompei, Stabia ed Ercolano, uccidendo migliaia di abitanti.

A dispetto di paure ancestrali, consegnate all’eternità da Plinio il Giovane, testimone della scomparsa, 2000 anni fa, di una delle zone più ricche e vitali dell’Impero Romano, la gente di questo territorio ha imparato a convivere con il grande vulcano, protagonista di uno dei panorami più famosi del mondo.

Dal 1944 il complesso Monte Somma – Vesuvio è in una fase di quiescenza costantemente monitorata dai geologi e vulcanologi, un silenzio che purtroppo ha incoraggiato, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, la cementificazione in tutta l’area del vulcano.

Incuranti dei gemiti che il Vesuvio ripetutamente restituisce dalle profondità del pianeta, non si è esitato a costruire laddove la logica e il buon senso avreb­bero sconsigliato!

L’area, riconosciuta nel 1995 Parco Nazionale per il suo grande interesse geologico, biologico e storico, nonostante la forte antropizzazione mostra angoli nascosti e bellezze naturali, da scoprire seguendo le tracce e le piste storiche che resero il vulcano famoso nel mondo a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento.

Lontano dai classici itinerari turistici, si può raggiungere il più antico edificio vulcanico del complesso Somma-Vesuvio, lungo le creste sommitali dei Cognoli del Monte Somma, risalendo le valli e i canaloni delle antiche colate laviche nate dalle bocche eruttive laterali, i conetti, vie di fuga magmatiche che creano piccoli anfiteatri lavici posizionati a quote più basse, soprattutto sul versante di Pollena Trocchia.

Il cratere del Monte Somma ha la forma di emiciclo perché è in parte crollato a seguito di violente eruzioni e le caratteristiche punte costituiscono, appunto, i famosi cognoli.

Percorso ad anello, poco frequentato, che si sviluppa in forte pendenza attraverso il Vallone Tagliente; guadagnando quota verso i Cognoli di Levante, si aprono scorci panoramici sulla Piana Campana, l’Appennino, i Cognoli di Ottaviano, la Punta del Nasone, il Canalone dell’Arena e la Valle dell’Inferno.

Da Castello del Principe in Ottaviano una ripida salita supera i numerosi tornanti del Vallone Tagliente, sulle falde settentrionali del vulcano, fino a imboccare una pista (presenza di una sbarra) che guadagna quota, a destra, nella penombra di un castagneto che presto lascia il posto alla pineta con esemplari di marittimo e d’Aleppo, e piante di ontano napoletano e carpino nero.

Il panorama sul golfo si estende oltre le falde vesuviane, verso la Valle del Gigante, l’Atrio del Cavallo e la sottostante Valle dell’Inferno con le sue bizzarre formazioni laviche che si elevano come torri e pinnacoli.

Verso oriente una serie di saliscendi mostrano estesi deserti lavici che dividono la mole del cono vesuviano dalla primaria caldera vulcanica del Somma. Tratti aperti in pendenza si alternano a spazi ombreggiati, siamo sulla cornice dei Cognoli (1112 m) e le creste esposte del Monte Somma. Qui sono presenti licheni che si sviluppano sulla lava nuda, mentre felci e muschi nascono dove il microclima è più umido.

Poco più in basso si segnala la presenza della betulla bianca che si alterna ad un sottobosco misto dove prevale la felce aquilina. Ai margini di una macchia si perde quota e si prende la deviazione che conduce rapidamente verso la Valle dell’Inferno, un gigantesco deserto di lava in cui primeggia il lichene grigio argentato Sterecaulon vesuvianum; da qui si attraversa una gigantesca macchia di ginestre verso i Cognoli di Levante, in prossimità delle bocche laviche del 1906 e la cupola lavica del 1937.

Risalendo i Cognoli di Levante si ammira una tra le più belle e interessanti formazioni di lava “a corda” del Vesuvio, con profonde crepe in cui alloggiano numerose specie di felci. Raggiunto un grande slargo (la Marca, 790 m), crocevia di piste e sentieri che attraversano il vulcano, si prende la polverosa strada in discesa si ritorna nuovamente al punto di partenza.

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