Alle sorgenti del Sessera

18 marzo 2020 - 9:51

Oltrepassate il ponte sul torrente Sessera e proseguite lungo la larga
sterrata principale. Troverete subito una rustica fontana e poco dopo,
sempre sulla sinistra, una deviazione che fa parte d’un altro
itinerario e che ora ignorerete per proseguire diritto verso oriente
sulla comoda carrareccia. Proseguendo, ecco ancora una fontana del tipo
già incontrato e, a circa mezz’ora dalla partenza, giungerete ad uno
slargo dove una solida costruzione ospita un sede della guardia
forestale della Regione Piemonte. Da qui un’altra pista si stacca per
seguire un percorso in discesa. Voi invece dovrete proseguire in
leggera e costante salita lungo la via maestra; in questa parte del
tragitto, nei mesi primaverili, camminando in silenzio avrete
senz’altro la fortuna di incontrare, anche in mezzo alla strada alcuni
dei camosci o dei caprioli che popolano numerosi la Valsessera e che,
in questa stagione, pascolano nella fascia medio-montana e che, più che
in altri periodi, si concedono al nostro stupore. Dopo un’ora ancora di
cammino troverete un bivio segnalato da un cartello lasciato dagli
studenti di una scuola media (sempre che l’inverno non lo abbia
spaz-zato via) dove prenderete la pista di sinistra in salita. A questo
punto del viaggio avrete già notato la vasta estensione di foresta di
conifere che ricopre queste montagne, ma badate che non si tratta della
disordinata e vetusta foresta spontanea che è meta del vostro cammino.
Si tratta, invece, di abeti rossi, pini e pochi larici messi a dimora
dagli uomini della Forestale nell’ambito di un piano di rimboschimento
avviato parecchi decenni or sono. Dopo il bivio la strada si farà più
ripida e, nel giro di una quarantina di minuti, giungerete laddove
proseguendo a sinistra si perviene in un attimo all’Alpe Campello di
sotto, moderna costruzione per l’esercizio della pastorizia, abitata
nella bella stagione, da una famiglia di alpigiani con due figli ancora
bambini come può intuire chi, passando per lì anche prima del tempo in
cui le mandrie sono caricate all’alpe, noti un bidone pieno a metà di
umili giocattoli. Ma voi imboccate la strada che va a destra in alto
verso l’Alpe Campello di sopra. Siete ormai oltre i 1400 metri e il
bosco ha ceduto il posto ai pascoli alpini. Giunti al Campello di sopra
si offrono due possibili itinerari per accedere all’area che ci
interessa. Consigliamo il primo soltanto a chi si sente sicuro di sé
anche su percorsi accidentati perché si tratta di seguire un tragitto
appena accennato da una traccia per lo più ricoperto da vegetazione
arbustiva. Il secondo è agevole per tutti e lo consigliamo in ogni caso
per il ritorno.

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