Crealla, lungo la Strada Borromea

18 marzo 2020 - 9:51

La nostra escursione sulla Strada Borromea inizia da Traffiume, frazione dell’entroterra di Cannobio, all’altezza della “Cappella di Coss”, una costruzione cinquecentesca affrescata nei secoli successivi che si trova alle spalle dell’abitato e in direzione dell’Orrido di S.Anna. Dalla cappella ci alziamo subito sopra i prati a monte di Traffiume: il primo incontro è con i ruderi della cappella “della Torre”, nei cui pressi dovette sorgere una fortificazione, eretta dai fratelli Mazzarditi, campioni di scorrerie e ammazzamenti nella Cannobio del ‘400. Poco oltre, un altro rudere, è quello della cappella “del S.Miracolo”, con i resti assai degradati di affreschi raffiguranti la Pietà venerata a Cannobio e le immagini di alcuni santi, come S.Carlo e S.Ambrogio. In fondo alla valle s’intravede la forra dell’Orrido di S.Anna. Con brevi tratti pianeggianti alternati a salite, aggiriamo lo scosceso versante meridionale del Monte Giove. Lungo il percorso incontriamo altre edicole votive, i prati di Campo e infine le due cappelline “del miracolo” di S.Carlo, dalle quali si discende rapidamente ad attraversare la valle di Cavaglio sul ponte “du Geu” (393m). Da qui in breve saliamo al paese, uscendo sulla carrozzabile che lo collega al fondovalle (501m; ore 1,30). Dalla piazzetta della chiesa dedicata a S.Donnino, iniziamo la salita al soprastante paese di Gurrone, purtroppo lungo una ripida e stretta carrozzabile asfaltata che ha ormai sostituito la primitiva mulattiera (697m; ore 0,30). Le case di Gurrone distrutte dalla frana del 1977 si trovano addossate al fianco della montagna, mentre la chiesa della Madonna Assunta sorge isolata su di un terrazzo a picco della valle, un belvedere sulle montagne e sui paesi della media cannobina. Lasciato Gurrone, ci dirigiamo verso l’interno della Cannobina e in prossimità del piccolo cimitero ci troviamo di fronte ad un bivio. La “Strada Borromea” prosegue a destra in direzione di Spoccia, Noi invece prendiamo a sinistra e proseguiamo in costa nel bosco tra ruderi di piccole stalle e fienili. Superiamo Descelo (521m) e scendiamo infine a Ponte Falmenta, poche case disposte lungo la statale di fondovalle nei pressi dell’abitato di Lunecco (410m; ore 0,40). Ancora vivo è il ricordo del sangue versato nel 1944 nelle lotte fra nazisti-fascisti e partigiani che ebbero come teatro le montagne della Cannobina. Cannobio fù il primo territorio liberato il 2 settembre del ’44 dell’Alto Verbano e dell’Ossola. Il 9 settembre, però, fu riconquistato dalle forze nazifasciste per cui il confine della partigiana repubblica dell’Ossola venne fissato più in alto, proprio in corrispondenza di Ponte Falmenta.
Dalla statale scendiamo ad attraversare la profonda forra in cui scorrono il torrente Cannobino e altri due corsi d’acqua suoi tributari e iniziamo la lunga salita della mulattiera che prende quota a gradinata nel bosco. Dopo aver superato due cappelle votive, usciamo sui prati e giungiamo alla frazione di Crealla, dove ci inseriamo sull’itinerario denominato “Bassa Via Meridionale della Val Cannobina” (627m; ore 0,45). Attraversiamo l’abitato passando per la piazzetta della sua chiesa, percorriamo un breve viale commemorativo e giungiamo al piccolo cimitero. le case di FaImenta si allungano sul pendio antistante, proprio alla nostra altezza. Per raggiungerle occorre però superare, con un faticoso saliscendi, il profondo solco della valle del torrente Falmenta, laterale destra della VaI Cannobina. Il percorso si snoda interamente nel bosco su di una muattiera selciata che prima scende al ponte, poi risale il pendio Opposto a stretti tornanti. A Palmenta attraversiamo l’intero paese, che si allunga come una balconata sul fianco meridionale del Monte Riga, fino nei pressi della cinquecentesca chiesa parrocchiale dedicata a San Lorenzo dal cui sagrato ci si affaccia sulla bassa valle (675m; ore 0,50). A questo punto, se si ha ancora tempo e flato, si può completare la lunga escursione con l’ultimo tratto che contempla l’aggiramento sul versante occidentale del Monte Riga e la salita al Colle di Mergugna (1026m; cappella di recente costruzione). Da qui scendiamo, tra baite isolate immerse in un castagneto, al paese di Gurro che si raggiunge seguendo da ultimo un viottolo pianeggiante ai cui lati sorge la “Cappella di Pus” (838m; ore 1,45). Curro è famoso per vari motivi. Innanzitutto per il suo dialetto particolare che alcuni vorrebbero mettere in relazione all’ipotizzato insediamento nel Cinquecento di mercenari scozzesi di ritorno dalla battaglia di Melegnano. Poi per il costume delle donne di fattura molto complessa. Alcune di loro calzano ancora i “pedù”, le pedule di pezza che venivano confezionate con lo spago di canapa coltivata tempo nei campi circostanti il paese. Si ritorna alla partenza con l’autobus di linea.

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