Lipari: il sentiero naturalistico Varesana – Quattropani

20 maggio 2017 - 19:52

Le Eolie sono state proclamate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2000 per l’importanza geologica dei siti vulcanici, una nomina che ha reso più forte la tutela del territorio.

A Lipari è vietata la costruzione di nuovi edifici, e il paesaggio è ancora dominato dalle case tradizionali, realizzate in cubi modulari di pietra lavica, quasi tutte con terrazzi e vitigni e abbellite da piastrelle di terracotta finemente decorate, su antica influenza degli invasori spagnoli.

Lipari, bicromia in bianco e nero

L’ultima volta che Lipari ha fatto sentire la voce del suo vulcano risale al medioevo, circa 1400 anni fa; si trattò di un episodio molto importante in quanto diede origine al Monte Pilato, con enormi depositi di pomici e con l’emissione di una notevole colata lavica composta da nera ossidiana.

Oggi la bocca di fuoco di Lipari può considerarsi in fase quiescente, non si registrano più eruzioni ma l’attività non è del tutto sopita, il vulcano respira ancora. Nel corso del tempo i fenomeni vulcanici hanno riversato i loro tesori incandescenti sull’isola creando forti impatti visivi e condizionando la morfologia e l’aspetto dei luoghi: l’eredità dei vulcani dona all’isola un volto bicolore, un paesaggio capace di indossare vaporosi abiti color panna o presentarsi in vesti scure e luminose.

Percorrendo la costa rimaniamo abbagliati dalle cave di pietra pomice, una chiarissima montagna, nuvola sull’acqua, che sembra avere veramente poco in comune con le scenografiche eruzioni esplosive, quando il magma incandescente si è rapidamente raffreddato intrappolando infinte bolle di gas, ritratto eterno d’antiche colate. Il bianco della leggerissima roccia porosa è talvolta interrotto da scure striature lucide o gradazioni di rosso che rivelano la presenza dell’ossidiana. Questa pietra nera compatta è un vero e proprio vetro naturale, frutto dell’incontro della lava con l’aria, altro ricordo di un tempo in cui regnava il fuoco.

L’itinerario

L’itinerario inizia dalla frazione di Varesana di Sotto, percorrendo la strada di conglomerato cementizio, in salita fino alla vetta del Monte S. Angelo (m 594), dove si trova un serbatoio di raccolta delle acque meteoriche. La strada diventa carrareccia e prosegue a mezza costa.

Superate due abitazioni, si prosegue in direzione Poggio dei Funghi su un tratto pianeggiante; sulla destra vediamo il Monte Pilato (m 476) e la Valle del Pomiciazzo, sulla sinistra il bosco di eriche e corbezzoli che dominano con ginestra odorosa, citisco e qualche isolato castagno. In primavera le radure sono ravvivate dal ranuncolo endemico siciliano, nonché del più comune anemone.

Dopo 2 chilometri, superata una tipica abitazione rurale, si prosegue attraversando un bosco di roverelle e lecci, arrivando alle cave di pomice alle pendici del Monte Chirica (m 602).

L’itinerario prosegue a destra in ripida salita. Arrivati alla vetta, nei pressi di una antenna radio, si segue un sentiero di pomice sulla destra, scavato dal ruscellamento. Dopo circa 1 chilometro si arriva ad un grande pianoro “bianco”, si segue il sentiero a sinistra e, dopo circa 200 metri, al bivio giriamo a destra percorrendo una carrareccia di pomice, fino ad incrociare il sentiero in discesa che porta alla Costa d’Agosto.

Al bivio incontriamo sulla sinistra una strada di conglomerato cementizio che arriva fino alla panoramica piazza dell’antica chiesetta di Quattropani. Una variante è il ritorno al Monte S.Angelo, dal Monte Chirica seguendo il vallone del fiume Bianco fino a Chirica Rasa, da qui il sentiero adiacente all’acquedotto ci riporta alla vetta.

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