Valle d’Orcia: pellegrini contemporanei sulle tracce della Francigena

20 maggio 2017 - 19:50

L’itinerario parte dal Castello di Spedaletto che, in tempi remoti, ospitò pellegrini, viandanti ma anche personaggi illustri come la contessa Matilde di Canossa (che si distinse per l’impegno a sostegno del clero riformatore) e Carlo d’Angiò.

In direzione di Contignano, oltrepassato il Tresa, si imbocca – prima a sinistra e, 200 metri dopo, a destra – la strada che conduce al Podere Casabianca. Una volta giunti sulla provinciale si seguono le indicazioni per Montichiello, tralasciando sulla destra il bivio per il Podere Mezzoquarta. Quest’ultimo, nel ‘400, come anche Spedaletto, apparteneva al celebre Ospedale di S. Maria della Scala in Siena; non un luogo di cura ma un ospizio destinato a dare assistenza spirituale e materiale (un comodo giaciglio ad esempio) ai pellegrini diretti verso Roma.

Mantenendosi sulla sinistra idrografica del Tresa, ci si allontana ben presto dall’affluente dell’Orcia, imboccando una strada campestre alberata. La si segue disinteressandosi delle deviazioni che conducono ai Poderi Palazzolo, Pennella (prima), Piave, Prugnole ed Annabella (dopo); lasciato sulla destra uno specchio d’acqua si prosegue per la stessa via, incontrando il Podere Casanova e, poco oltre, il laghetto delle Checche con la fattoria omonima.

Intersecata la strada della Bonifica, il “Quercione delle Checche” merita la breve deviazione verso sinistra. Si tratta di un’albero secolare, a lato della strada, con una circonferenza alla base di 4 metri e mezzo ed una chioma di oltre 30 metri. Era un punto di ritrovo per i partigiani oppure per insegnanti ed alunni che trascorrevano le ore scolastiche primaverili-estive all’ombra dei rami della possente quercia (due di questi, paralleli al terreno, sono lunghi ben 18 metri) .

Dopo la momentanea ma suggestiva trasgressione si percorre nuovamente, verso nord, la strada della Bonifica; da qui passava un ramo della via Francigena che collegava la Val d’Orcia con la Val di Chiana. L’arteria medievale che univa il nord Europa con l’Italia era percorsa da viandanti, mercanti e pellegrini. I fedeli affrontavano il lungo viaggio verso la tomba di San Pietro, portando con sé l’essenziale (i briganti erano una minaccia costante) e indossando i calzari, un ruvido mantello chiamato “sanrocchino” e il “petaso”, copricapo a larghe tese legato sotto al mento.

Seppur privi del “bordone” (un solido bastone con punta ferrata usato dai “romei”), si completa l’itinerario al Castello di Spedaletto, appartenuto in passato alla famiglia Piccolomini. All’interno dell’abitato una chiesetta custodiva al suo interno pregevoli opere di scuola senese, conservate attualmente nel Museo della Cattedrale di Pienza . “Un sogno di pietra”, ecco come può essere definita la città ideale voluta da papa Pio II, grande umanista che nacque in questo angolo di Toscana. Il gioiello più prezioso di Pienza, ispirato ai principi architettonici di Leon Battista Alberti, é indubbiamente piazza Pio II, armonicamente contornata dal Palazzo Piccolomini, dalla Cattedrale dell’Assunta (1459 – 1462) e dal bellissimo pozzo, di forme rigorosamente rinascimentali.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Garfagnana Trekking: tutte le tappe

La traversata del Gran Sasso

L’incanto delle Dolomiti: l’anello delle Tre Cime di Lavaredo