Piemonte, Valle Maira: la via degli acciugai

La Val Maira, terra ancora integra e incontaminata, ha sempre vissuto di emigrazione.

18 marzo 2020 - 2:24

Dovunque ci fosse una fiera o un mercato vi era sempre un valligiano disposto a barattare le sue cose: drapperie cotonate, telerie, maglierie, formaggi, calzature, ferri e, naturalmente, acciughe.

“Oooo anciuìe, anciuìe”

Un sacco di tela bianca sulle spalle, pochi indumenti, l’immancabile cappello a larghe tese, e sostenuti da uno spirito caparbio e da un fisico avvezzo alla dura vita di montagna.

Gli acciugai scendevano a Dronero, all’imbocco della Valle Maira, e in treno viaggiavano alla volta di Genova per acquistare le acciughe provenienti da Sicilia, Algeria, Spagna e Portogallo.

Quello dei venditori ambulanti di pesce era un mestiere stagionale, nato per far fronte al quotidiano problema della sopravvivenza, un tormento che cresceva nel periodo invernale quando non era possibile lavorare la terra a causa della neve e del gelo.

Per non gravare sul già povero bilancio familiare e per raggranellare qualche soldo, da settembre a maggio inoltrato gli uomini e i ragazzi di Albaretto Macra, Celle Macra, S. Michele, ed altri paesi ubicati alla sinistra idrografica del Maira partivano alla volta della costa ligure.

Una volta acquistate le acciughe i valligiani affrontavano il viaggio di ritorno in treno fino ai punti di distribuzione.

Poi trasportavano il loro carretto di strada in strada, di fiera in fiera, di paese in paese, dove urlare a squarcia gola “Anciuìe anciuìe” e così vendere il loro pesce.

Solo l’arrivo della bella stagione combaciava con il ritorno agli alpeggi per la raccolta della segale e del fieno. Il famoso “caruss d’anciuìe”, che gli acciugai spingevano e tiravano in giro per l’Italia, oggi è scomparso, dimenticato chissà dove!

Perché il ricordo di questa tradizione non sia destinato a perdersi con lo sparire delle generazioni più anziane, a Celle Macra la Comunità Montana ha allestito delle postazioni multimediali (presso l’ex Chiesa di San Rocco) dove è ampiamente sviluppato il tema dei mestieri itineranti della valle: artisti, artigiani, allevatori e, soprattutto, acciugai.

 

Bottai e pelassier

Non era da tutti lavorare con maestria il legno di frassino per modellare recipienti, tini, secchi, barili, torchi. I bottai della Val Maira, le cui capacità erano richieste nelle terre del vino – dalle Langhe al Monferrato – offrivano un’abilità spesso esclusiva anche nella realizzazione del mitico “caruss d’anciuìe”, sul quale l’acciugaio caricava i barilotti contenenti le acciughe salate da trasportare e vendere.

Questi artigiani del legno, pressoché tutti di Tetti di Dronero, attendevano con ansia il ritorno degli anciuìe alle loro case per essere ricompensati tramite i proventi della vendita delle acciughe.

Tra i mestieri itineranti, custoditi nella memoria dei vecchi e tramandati verbalmente di padre in figlio, vi era anche quello dei “pelassier”, praticato ancora fino a metà del XX secolo e oggi testimoniato dal Museo dei Capelli di Elva.

Da uno dei più elevati ed isolati insediamenti delle Alpi Cozie, i “pelassier”, al sopraggiungere della stagione invernale, scendevano dalla montagna per tagliare le ciocche di capelli alle donne disposte a sacrificare le proprie trecce per un pezzo di stoffa, o un foulard, che copriva il capo dopo l’approssimativa rasatura.

I cappelli così raccolti dai “pelassier”, venivano lavorati e trasformati in artistiche parrucche, e venduti alla nobiltà italiana e francese.

 

Tradizioni ed escursionismo, felice connubio

La Val Maira è una delle conche meglio preservate di tutto il Piemonte, dove si conservano ancora rilevanti tratti culturali tradizionali, che rappresentano il valore aggiunto ad uno splendido paesaggio fatto di pareti calcaree, paurosi orridi, ampi bacini vallivi, alpeggi di altura, foreste di larici, abeti, faggi e castagni.

Sedici valloni laterali, tredici comuni, duecento paesi da scoprire con pazienza, dove il turista frettoloso e disattento non avrà mai lo spirito giusto per apprezzare, capire, meravigliarsi.

Nella Val Maira si vuole recuperare la presenza umana, una volta assai diffusa come dimostrano le centinaia di borgate sparse nelle radure e nei boschi, occupate da quella minoranza etnica occitana capace di vivere e produrre in armonia con la natura.

Questa valle del cuneese, non deturpata da interventi speculativi, ha il suo punto di forza nell’escursionismo e nella vita a contatto con la natura.

I percorsi occitani in Val Maira

L’itinerario più coinvolgente è rappresentato dai Percorsi Occitani, contraddistinti dal segnavia a tacche gialle e cartelli con la dicitura P.O.

Un lungo percorso che si snoda attraverso l’intera valle, inizialmente tortuosa ma di più ampio respiro verso i bacini glaciali di Acceglio e Chiappera, danno l’opportunità al turista di scoprire il suo ricco patrimonio culturale e ambientale.

Lungo le 16 tappe si trovano comodi punti di ristoro (rifugi, posti tappa, locande) che completano l’offerta turistica con piatti e prodotti della tradizione valmairese.

Nelle radure e sugli alpeggi di quota, sarà facile incontrare i cavalli Merens, razza originaria dei Pirenei francesi, ampiamente diffusa anche nelle vallate alpine della provincia di Cuneo.

La docilità, la resistenza, la robustezza dello zoccolo, il passo sicuro, hanno reso questo animale polivalente, indicato sia per i lavori agricoli su terreni disagevoli, sia per il turismo equestre.

 

 

 

 

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