Il cuore antico di Genova

18 marzo 2020 - 9:39

Descrizione dettagliata dell’itinerario

Si parte dalla stazione ferroviaria di Piazza Principe (WP01), uno dei luoghi per eccellenza dell’arrivo a Genova, trafficata, affollata e un po’ confusa come tutte le grandi stazioni di qualsiasi città. Affacciandosi sulla piazza Acquaverde che si apre di fronte alla stazione, si giri a destra per percorrere un tratto di via Andrea Doria, attraversarla al semaforo e scendere attraverso la “Little Senegal” di salita San Paolo sino alla Commenda di San Giovanni di Prè (WP02), monumento di insigne architettura romanica e soprattutto luogo di arrivi e di partenze di viaggiatori e pellegrini sino dal XII secolo.

Si procede lungo la stretta via fra bancarelle e vetrine di negozietti di prodotti alimentari multietnici, elettronica talvolta veramente d’occasione, chincaglierie varie, trattorie gustose e popolari, sino alla giovane, piccola, intraprendente Libreria “Books in the kasbah” (WP04), poi si prenda a destra in discesa il breve vico Dora che si affaccia sulla trafficata via Gramsci,si raggiunge la Darsena coi pescatori che vendono il pesce accanto alle reti accatastate sulla banchina e col Galata Museo del Mare (WP05). Usciti dal Galata la visita al complesso museale si completa infilandosi dentro il sommergibile Nazario Sauro (WP06) che galleggia perfettamente funzionante nelle acque della Darsena.
Ora si torni sui propri passi, riattraversando via Gramsci, risalendo vico Dora, svoltando a destra in via Prè, per percorrere il tratto terminale di questa via fra la varia popolazione della zona: consigliamo brevi soste all’antica chiesa di San Sisto (WP07) o presso il sovraporta in ardesia di Vico Inferiore del Roso (WP08), sino a giungere all’incrocio col traffico di via delle Fontane e alla medievale Porta dei Vacca (WP09), la seconda in ordine d’importanza delle porte che davano accesso alla città nella cerchia delle “Murette” del 1155.

A levante della porta c’è via del Campo, che prosegue verso il centro città. Via del Campo è la naturale continuazione del caruggiu lungu parallelo alla ripa – alla linea di costa – iniziato con via Prè. Pur nella generale omogeneità di caratteri del centro storico, possiamo dire che passando da via Prè a via del Campo si passa da una zona in cui l’elemento caratterizzante dell’ambiente urbano è la multietnicità della popolazione ad una zona che si caratterizza soprattutto per la vivacità commerciale al minuto.

Si cammina lungo via del Campo ammirando le facciate decorate e colorate dei palazzi ex-nobiliari, la colonna infame (WP10) a memoria di un antico fattaccio di politica cittadina e i ricordi di Fabrizio De Andrè del negozio-museo di Gianni Tassio (WP11). Proseguendo il caruggiu lungu si percorre via di Fossatello che conduce ad affacciarsi – a monte e a sinistra – di fronte alla chiesa di San Siro (WP13), gioiello del barocco genovese e – prima – originaria cattedrale extra-moenia della città. Qui, sull’edificio medievale all’angolo fra via San Siro e via di Fossatello, si può ammirare anche un rilievo in marmo di San Siro che sconfigge il basilisco (WP14).Si prosegue per Via San Luca, che si slarga appena per diventare piazza San Luca, da cui pochi passi a sinistra verso monte lungo vico di Pellicceria portano alla deliziosa e sontuosa piazza di Pellicceria col suo palazzo-museo Spinola di Pellicceria (WP15), una dimora patrizia perfettamente conservata e squisitamente visitabile.

Tornati in piazza San Luca si entri nell’omonima chiesa (WP16), cappella gentilizia della famiglia Spinola, e si prosegua lungo il caruggiu in direzione sud per via San Luca sino a raggiungere piazza Banchi (WP17), antico centro del commercio genovese “ricco” e oggi uno degli snodi di maggiore animazione del commercio “minuto”. Qui si abbandoni il percorso parallelo all’antica linea di costa per inoltrarsi a sinistra verso l’interno della città antica lungo via Orefici.

Una sosta lungo la via per ammirare, sulla nostra destra, uno dei più belli, ricchi e celebri sovraporta in marmo scolpito (di altri eccellenti ve ne sono in ardesia, in giro per i vicoli) che rappresenta l’Adorazione dei Magi (WP 18). Entrati nell’irregolare e ampio (per il centro storico) spazio aperto formato dal Campetto, si volti a sinistra verso la piccola piazza delle Oche per raggiungere il complesso urbano artistico formato dalla chiesa – neoclassica nella facciata, barocca nelle decorazioni interne, preromanica nella storia di antichissima parrocchia – di Nostra Signora delle Vigne (WP19) che domina la raccolta, elegante, piazza delle Vigne (WP20) coi suoi alti palazzi patrizi dalle facciate dipinte.

Pochi passi indietro per ritornare all’allungato Campetto (WP21). Si percorra il Campetto nel senso della sua lunghezza, si salga, in direzione sud, la larga (per il centro storico) via di Scurreria (WP22), magari fermandosi in un negozio di articoli casalinghi di classe. Al termine della salita e della via saremo accolti dalla signorile piazza San Lorenzo, che dal XIX secolo funge da ampio sagrato per la cattedrale genovese (WP23) con i suoi tesori artistici, nelle navate della chiesa e nei suo Museo del Tesoro. A proposito di musei… uscendo dalla cattedrale, girando a sinistra e salendo brevemente per via San Lorenzo si raggiunge, sulla sinistra, in un ingresso minore dell’ala di ponente di Palazzo Ducale, l’insolito e interessante Museo del Jazz (WP24), che raccoglie una ricca collezione di dischi, filmati, documenti sul jazz italiano e internazionale.Siamo in via Tommaso Reggio, e conviene percorrerla ancora un poco, superando la discesa sulla destra che ha il desueto nome di “via allo Arcivescovato” per entrare, poco dopo, nel Museo Diocesano (WP25) che completa l’offerta museale e artistica della cattedrale cittadina. Ancora via Reggio per raggiungere, passando sotto un arco sulla sinistra, la raccolta, candida, piazzetta di San Giovanni il Vecchio (WP26) dopo la quale si ritorna in piazza San Lorenzo, concludendo un breve interessante percorso chiuso intorno alla cattedrale. Di nuovo su per via San Lorenzo, sulla sinistra, per raggiungere piazza Matteotti e visitare il grande Palazzo Ducale (WP27), che fu il centro del potere politico durante i secoli della Repubblica di Genova e che adesso è un importante “contenitore culturale” che ospita mostre temporanee, associazioni culturali, manifestazioni, ristoranti, negozi, locali per la movida…Entrati nel Palazzo dall’ingresso principale, sul lato sud che affaccia su piazza Matteotti, se ne esca dal lato orientale, che dà su piazza De Ferrari (WP28), ombelico della Genova moderna, al confine fra i quartieri della storia e quelli del presente. Da “Defe” si percorra la breve via Dante, che si trova proprio di fronte al Ducale, appena sulla destra al di là della tonda spruzzante fontana centrale, e si cammini sotto i portici dei suoi grandi palazzi liberty e, poi, dei grattacieli razionalisti di piazza Dante (WP29), “pezzo forte” della Genova della prima metà del Novecento.

Il grattacielo Piacentini – Torre Sud – della piazza, noto ai genovesi over 40 come “grattacielo Martini”, contende al Pirellone di Milano il titolo di grattacielo più alto d’Italia. In fondo alla piazza, a destra della galleria che scende verso levante, sale la rettilinea via Fieschi (WP30), che occorre affrontare solo per breve tratto, per poi salire sulla sinistra la pedonale, mattonata, salita San Leonardo che conduce alla collina di Carignano; una sosta per ammirare, sulla facciata di un palazzo sulla sinistra salendo, alcuni murales di pura arte novecentesca (WP31), accanto ai quali un piccolo ingresso introduce ai giardini della Civica Biblioteca Berio (WP32), la principale e più ricca fra le tante biblioteche della città. Quasi in cima a salita San Leonardo, sulla destra una viuzza solitaria porta alla raccolta piazzetta di Santa Maria in Via Lata (WP33) con la sua chiesetta che è tutto ciò che resta – angolo di Medioevo nella città otto-novecentesca – del quartiere medievale dei Fieschi, potente famiglia guelfa che ebbe la brutta idea di opporsi, nel XVI-XVI secolo, ai D’Oria, signori di fatto di Genova, e che da questi vennero sconfitti in maniera convinta e duratura.

Gli stretti vico Sant’Ignazio, piazza Sant’Ignazio, via di Santa Chiara – con l’importante Archivio di Stato ospitato nell’ex convento di Sant’Ignazio (WP34) – portano nell’ampia, ottocentesca, piazza Galeazzo Alessi (WP35), fra viali e panorami sui sottostanti quartieri di levante del centro e sulle colline retrostanti. Breve il cammino, ora, lungo via Galeazzo Alessi – e una piacevole sosta alle Fate Art Cafè (WP36) ci può ben stare – per raggiungere la sontuosità cinquecentesca della basilica di Carignano (WP37), al sommo della collina di Carignano, elegante, tranquillo quartiere alto-borghese. Di fronte alla basilica, capolavoro rinascimentale, sul lato di ponente il ponte Ravasco scende dolcemente verso il centro storico non si può – e verso il terzo “settore” del vasto e affascinante centro storico genovese, ovvero quello della vita diurna e notturna dei giovani, degli studenti universitari, della movida, come si usa dire oggidì.

Il ponte termina nella piazza Sarzano (WP38) che immette nel “quartiere universitario” dove si trovano la nuova-ma-antichissima facoltà di Architettura e il convento-museo di Sant’Agostino (WP39). Da qui, attraversando il chiostro triangolare del museo, si raggiunge piazza Negri con il Teatro della Tosse – colonna portante della vita culturale genovese – e la ex-chiesa romanico-gotica di Sant’Agostino (WP40). A destra del Teatro, scendendo per vico, piazzetta e salita Tre Re Magi, quindi a sinistra per un breve tratto, si arriva alla magnifica chiesa romanica di San Donato (WP41), nel pieno delle strade (meglio, dei vicoli) della movida serale: strade antichissime, alcune delle quali addirittura preromane, sono oggi il centro del centro della vita giovanile genovese.Siamo in piazza San Donato, e guardiamo la facciata della chiesa romanica: alla nostra destra inizia la salita dello Stradone Sant’Agostino che riporta in piazza Sarzano: saliamola per un tratto insieme agli studenti e alle studentesse universitarie sino a ritrovare sulla sinistra la piazza Negri col teatro della Tosse: alla destra ecco, color rosso e grigio pietra, i resti modernizzati del monastero di San Silvestro, ora Facoltà di Architettura (WP42), uno dei maggiori successi dell’architettura di fine XX secolo in città.A ridosso della facoltà, subito prima di questa, inizia sulla destra via di Mascherona, una delle strade più antiche di Genova, qui su questa collina – detta di Castello – che fu sede del nucleo urbano originario preromano, circa ventisei o ventisette secoli fa. Un archivolto sulla sinistra della via lascia trasparire lungo un muro alcuni grossi massi che alcuni hanno voluto immaginare fossero parte di incerte e dubbie “mura romane” (WP43) precedenti all’era cristiana. Oltre l’archivolto si apre coi suoi delicati silenzi piazza Santa Maria in Passione (WP44), coi ruderi dei bombardamenti bellici lasciati a testimonianza storica e palazzi dipinti sede di associazioni musicali paganiniane. Sulla destra via di Santa Maria di Castello scende verso l’alta Torre Embriaci (WP45) la più elevata e la più celebre delle poche torri familiari medievali rimaste a Genova – che ne aveva tante, sette, otto secoli fa.

Ancora pochi passi in discesa per raggiungere quella cassaforte di arte romanica e gotica che è la chiesa di Santa Maria di Castello (WP46) coi suoi chiostri-museo. Usciti dalla chiesa e dalla visita del suo museo, scendendo sulla destra verso piazza Embriaci, vico San Biagio, poi a sinistra per un breve tratto della multiculturale, multipopolare, multietnica via San Bernardo, quindi ancora a sinistra per vico dietro al Coro di San Cosimo e poi un poco a destra, si raggiunge la chiesetta romanica di San Cosimo (WP47), vero gioiello nascosto della città antica; che del tutto antica non è, visto che la minuscola piazzetta antistante la chiesa ospita nella bella stagione i tavolini della vicina giovane e animata osteria.

Da questa piazzetta, il vico di San Cosimo scende verso l’antica via delle Grazie, tratto conclusivo di levante del caruggiu lungu che avevamo percorso per lungo tratto nella parte iniziale di questo itinerario. Una sosta la merita l’angusta, profonda Bottega del Conte (WP48), dove si beve e si conversa in stanze sotterranee piene di storia e di mistero…Da via delle Grazie, il breve vico Camelie scende a destra sino in piazza Cavour, che sta al posto del primo piccolo bacino portuale preromano di Genova, il Mandraccio. Inimmaginabile, nel traffico di oggi, che proprio qui ci fosse una piccola baia, una spiaggetta di ciottoli, alcune navi fenicie o focesi o etrusche che approdavano qui per sbarcare merci da commerciare con le tribù liguri dell’entroterra…Breve sosta qui accanto alla “Casa del Boia” (WP49), poi si attraversi il traffico della piazza per imboccare la rettilinea via del Molo, con le sue osterie, il grande edificio storico dei Magazzini dell’Abbondanza (WP50), la chiesetta di San Marco al Porto (WP51), dedicata al santo protettore della Repubblica Marinara storicamente nemica di Genova, e, in fondo, la possente Porta Siberia (WP52), testimonianza della cinta muraria a mare del XVI secolo e oggi sede del Museo dedicato al grande Lele Luzzati.

Qui si entra nel Porto Antico multiforme, versatile, eclettico, meraviglioso punto panoramico sulla città e mirabile coacervo di cultura, arte, intrattenimento per turisti e zeneisi. A breve distanza da Porta Siberia, avanti un poco sulla destra, si allunga la mole rettilinea dei Magazzini del Cotone, che oggi non ospitano più le balle del bianco fiore da tessere ma cinema, ristoranti come il Bicù (WP53) col suo birrificio artigianale, un music-store, negozi di articoli marinari, sale congressi… Sul lato a nord, i Magazzini si affacciano sullo specchio acqueo del porto antico e offrono belle viste sui grandi yachts all’ancora, sull’Acquario, sulle navi da crociera ormeggiate, sulla città che sale verso le sue colline. In fondo ai Magazzini, il Piazzale del Porto (WP54) è un magnifico punto di vista sui grandi traghetti che salpano verso i porti del Mediterraneo e sulle navi portacontainer che scaricano e caricano.Il ritorno può avvenire lungo il lato interno dei Magazzini, leggendo i pannelli storici (WP55) che descrivono bilingui la storia e la vita del porto genovese ed entrando – ma solo se si  è accompagnati da bambini e ragazzi – nella divertente e intrigante Città dei Bambini (WP56). Il cammino può continuare lungo le banchine affacciate sull’acqua tranquilla del porto antico in direzione della città, per ammirare la gru idraulica (WP57) ormai non più in funzione, o per salire sull’ascensore panoramico del Bigo (WP58) che offre un’insolita vista sulla città. Passando accanto a librerie, al Museo dell’Antartide e a ristoranti di cucina genovese, si arriva così alle palme della Calata Falcone e Borsellino da cui parte il Navebus (WP59), che avremo il piacere di utilizzare nel corso dell’itinerario 4. Ancora qualche passo per raggiungere la biglietteria dell’Acquario (WP60), “museo” di vita e di natura sul quale non è necessario spendere troppe parole.

Usciti dalla visita, ancora pochi passi lungo la banchina sino al grande galeone Neptune (WP61), che fu usato per girare il film Pirati ed è comodamente visitabile. Terminata la visita di tutto ciò che è di interesse nell’area ex-portuale, si trova ancora vita spicciola, mercatini alimentari, storia e arte a monte dei piloni della Sopraelevata, nella vasta piazza Caricamento (WP62) – il nome deriva dalle attività di carico e scarico delle merci che vi si svolgevano quando questo tratto di porto non era ancora “antico” –  e nel bel Palazzo San Giorgio (WP63), sede un tempo dell’omonimo potente Banco finanziario e oggi dell’Autorità Portuale.A monte – per così dire… – di Palazzo San Giorgio si allungano in senso parallelo alla riva i portici di Sottoripa (WP64) – e torniamo così nel cuore del “secondo” concetto di centro storico, quello più espressamente e piacevolmente commerciale. Sottoripa la affrontiamo in direzione ponente, ovvero a sinistra arrivando dal Porto Antico: i suoi portici sono costantemente affollati e meravigliosamente multi-tutto (multicolori, multiodori, multi sapori, multilingue, multi razze, multi voci, multi…)  e lungo la loro millenaria frenesia mediterranea e cosmopolita ci si può fermare a ogni vetrina, in ogni negozio, in ogni bottega… Qui alcuni suggerimenti: il negozio di frutta secca (e millanta altre bontà) Armannino (WP65), l’Antica Friggitoria Carega (WP66) dove bisogna assaggiare friscieu, cucculli, torte di verdura, farinata e quant’altro, l’antro stretto e buio di Speri & C che fanno chiavi. Solo una scelta fra tanti, giusto per dare un’idea di cosa sia, sia stata per secoli e a Dio piacendo (inshallah) sarà in futuro Sottoripa. I suoi portici terminano presso la chiesa di San Marcellino, oltre la quale occorre salire – a destra verso monte – sino a tornare in via del Campo e proseguendo verso ponente ripassare sotto la medievale, imponente, Porta dei Vacca (WP68).

A destra, via delle Fontane sale in lievissima pendenza mescolando con estrema disinvoltura la Genova giovane degli studenti universitari con quella “africana” dei maghrebini, dei senegalesi e dei nigeriani che hanno casa nei vicoli circostanti. Si raggiunge così la movimentata ma elegantemente sei-settecentesca piazza della Nunziata (WP69), con la sua chiesa che all’interno è uno – uno dei tanti della città, diciamolo – scrigno di opere pittoriche barocche e manieriste di alta classe.Sulla sinistra della facciata neoclassica della chiesa inizia in leggera salita l’eleganza seicentesca di via Balbi, una delle strade nobiliari dell’epoca d’oro genovese, oggi sede delle facoltà umanistiche dell’Università. Si faccia tappa sul lato a monte a metà della via per ammirare il Palazzo dell’Università (WP 70), originariamente Collegio dei Gesuiti, con la sua complicata architettura che si arrampica sulla ripida collina retrostante; quindi, sul lato a mare dirimpetto, si visiti il sontuoso Palazzo Reale (WP71), così detto perché i Savoia lo scelsero come loro residenza genovese. Riprendendo la leggera salita di via Balbi si faccia ancora una breve deviazione alla sottostante piazzetta – un tempo molto popolare, ora studentesca-artistica-rinnovata-colorata –dei Truogoli di Santa Brigida (WP72) – dove le donne dei vicoli venivano a lavare i panni e a cetesare fra loro.

Risaliti dalla piazzetta in via Balbi, si arriva infine, stanchi ma felici per la bella giornata trascorsa, in piazza Acquaverde, per ammirare il candido monumento a Cristoforo Colombo (WP73) e concludere l’itinerario nel grande atrio coperto della stazione Principe (WP74).

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