Il sentiero di Prisa

18 marzo 2020 - 9:40

Imboccata dalla S.p. 4 la sterrata Via Madonna di Lourdes, la si percorre per circa 700 metri fino ad un ampio pianoro dove è possibile parcheggiare. Qui, un cartello in legno indica sulla destra “Presa”. Lasciata l’auto inizia il percorso a piedi. Si prosegue sulla sterrata passando tra le abitazioni. Dopo un casolare, riconoscibile dalla presenza di un abbeveratoio, si piega a destra in leggera salita fino ad un cancello in metallo (10 minuti) che, se chiuso, è possibile scavalcare grazie alla presenza di una scaletta in legno. Al bivio (5 minuti), identificabile dalla presenza di un piccolo pero selvatico, si piega a sinistra fiancheggiando il muro a secco. Da qui inizia e finisce l’anello della Prisa. Lungo il sentiero si passa accanto a due edifici detti “case della riforma” perché edificati all’epoca della riforma agraria. In 15 minuti si giunge ad un balcone naturale sulla cava, dal quale è possibile dare un primo sguardo al canyon dove scorre, sotto di noi, il fiume Cassibile. È uno spettacolo ammirare la fitta vegetazione che ricopre il fondovalle, nascondendo ai nostri occhi il fiume di cui si avverte la presenza solo per il mormorio delle sue acque. Procedendo in discesa sul sentiero scavato nella roccia, a tratti gradinato, si arriva alla “Prisa” non segnata su IGM (15 minuti). È questo uno sbarramento sul fiume con le opere di presa ed un annesso edificio destinato ad ospitare, dopo il restauro, il Centro di Educazione Ambientale.
Dall’alto del muro di contenimento è possibile distinguere i pesci nelle limpide acque. Lasciata la Prisa si avanza sulla destra e, dopo un cancelletto, si continua per le evidenti tracce del sentiero che si snoda tra la fitta boscaglia costituita da lecci, rovi, pioppi, il raro platano orientale. Il percorso segue il tracciato dell’acquedotto, lungo il quale si incontrano delle nicchie scavate nella roccia e servite come riparo agli operai durante i lavori per la realizzazione dell’acquedotto. In questo tratto vi è anche l’imbocco della galleria dal quale è possibile osservare il lento scorrere delle acque. In circa quaranta minuti si raggiunge la sorgente Marturina.
Dopo qualche minuto ed un facile guado si giunge a “Uruvu Tunnu”, una marmitta dei giganti costituita da un’ampia e profonda (ca. 4 metri) pozza d’acqua alimentata da cascatelle ed abitata da pesci, raganelle e granchi. Lo spettacolo che si offre ai nostri occhi è affascinante e, nella bella stagione, è bello lasciarsi tentare dalla possibilità di un buon bagno ristoratore. Tornati indietro per lo stesso percorso, appena superata la sorgente Marturina, in corrispondenza di una piccola radura, si prosegue per il sentiero sulla sinistra – quasi nascosto dalla vegetazione – seguendo a mezza costa il tracciato dell’acquedotto che viaggia parallelo qualche metro più in alto. Il sentiero prosegue immerso nella tipica vegetazione della cava, in un alternarsi di lievi sali e scendi e gradoni. Arrivati ad un bivio (20 minuti) si procede in salita sulla destra. A sinistra, sul versante opposto, si vede la cava affluente “Cunziria”. In quindici minuti si arriva ad un pianoro dal quale è possibile dare ancora un ultimo sguardo sulla cava e, dritto davanti a noi, ammirare i panorami dell’altipiano ibleo sovrastante. Dopo qualche minuto si giunge al pero selvatico, punto d’inizio del nostro anello e, proseguendo a sinistra, si raggiunge il parcheggio (15 minuti).

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