Le cascate dell’Arroscia

20 maggio 2019 - 16:08

Da un territorio prettamente montano emergono splendide faggete dove si diffonde l’odore di erba e profumatissimi formaggi

La Valle Arroscia, nell’entroterra imperiese, eccelle in particolar modo per la sua produttività nel campo agroalimentare. Accanto alle bontà della tavola il nostro spirito viene allietato dal forte fragore provocato dalle splendide Cascate dell’Arroscia, visibili nei pressi di Mendatica.

Ammirato lo spettacolare salto d’acqua dell’Arroscia, l’escursionista sale verso l’agglomerato rurale di Poilarocca, un tempo abitato stagionalmente dalle famiglie contadine di Mendatica che vi salivano per la raccolta del fieno e per accudire ai prodotti della stalla.

Poco prima della piazza di Mendatica (800 m), a sinistra della SP 4 una strada campestre conduce allo storico tabernacolo romanico di Santa Margherita – ad unica navata, custodisce un bel portale e un ciclo di affreschi del ‘400 e del ‘500 –, da dove un sentiero (segnavia due trattini rossi paralleli) guadagna quota costeggiando il rio Groppin.

Oltrepassato il corso d’acqua grazie ad un ponte medioevale a campata unica, si sale verso le pendici di Cima Olmo dell’Alpetta, fino ad udire il suono assordante delle cascate (1100 m). Ammirato lo spettacolare salto d’acqua si prosegue oltre il Passo Serena, trascurando la diramazione per le Rocce Bianche (1146 m / via del ritorno).

A quota 1400 la mulattiera esce dalla faggeta e, tra terrazzamenti incolti, raggiunge il paese abbandonato di Poilarocca (1420 m) e i pascoli che si estendono ai piedi del Monte Frontè. L’itinerario di rientro segue parzialmente quello di salita, fino al bivio delle Rocce Bianche: qui un sentiero apparentemente scosceso (segnavia cerchio giallo) attraversa a mezza costa – sul versante opposto a quello dell’andata – boschi di pino silvestre, castagneti ormai inselvatichiti, vecchie abitazioni rurali, fino alla chiesetta di Santa Margherita.

 

Testo e foto di Enrico Bottino

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