L’altopiano dei Sette Comuni: a Monte Fior per la Val Miela

20 maggio 2018 - 16:43

Un itinerario impegnativo, ma che promette grandi soddisfazioni, richiede una buona preparazione fisica, da valutare dopo grosse nevicate per il pericolo slavine, soprattutto nella fase di ritorno

Sulla provinciale Gallio Foza si incontra il cartello di inizio territorio comunale di Foza e si parcheggia sul piazzale antistante (m 990) da dove inizia il percorso a piedi.

La zona è ricca di fauna e man mano che si procede e che ci si alza di quota la montagna cambierà aspetto più volte facendo crescere la curiosità e lo stupore di chi la sta risalendo.

Nella parte alta del percorso oltre a una natura integra e meravigliosa con paesaggi tipicamente alpini ci si immergerà nella storia trovando sul nostro cammino una moltitudine di trincee, feritoie e monumenti che furono teatro della prima guerra mondiale.

Descrizione: l’attacco dell’escursione è ben riconoscibile e costeggia da subito il fondo valle, di norma il primo tratto non richiede l’uso delle ciaspole a causa della mancanza di neve dovuta a una esposizione a sud.

Da subito ci si inoltra nel fitto di un bosco misto di abeti e faggio ma appena il sentiero si fa ripido e ci si alza di quota questi diventano sempre più radi mostrando la bellezza selvaggia e poco frequentata della val Miela; in questo punto si può, con l’aiuto di un binocolo, avvistare camosci e mufloni che discendono le pareti rocciose sovrastanti.

Da qui in poi sarà indispensabile l’utilizzo delle racchette da neve; la valle da una gola stretta e ripida diventa più dolce e aperta, a quota 1630 troviamo Malga Slapeur spesso coperta dalla neve fino al tetto (la legnaia è utilizzabile come ricovero di emergenza).

Lasciamo la malga alle nostre spalle risalendo il crinale sopra la stessa e alzando lo sguardo già vediamo la cima di Monte Fior che si presenta come un enorme panettone coperto di candida neve, ma dopo pochi minuti di cammino non sarà più la vetta ad avere la nostra attenzione ma una corona di rocce chiamata “Città di roccia”.

Queste formazioni sono dovute all’erosione della roccia carsica da parte degli agenti atmosferici e da antichi ghiacciai. È una conformazione unica nel suo genere, fatta di rocce alte anche una decina di metri, levigate e piene di fratture; con un po’ di fortuna qui potremo incontrare la lepre bianca, la volpe e l’ermellino, oltre ad un’infinità di orme e impronte che raccontano l’eterno rincorrersi nel naturale gioco della vita e della morte tra preda e predatore.

L’escursione riprende oltrepassando le rocce attraverso passaggi naturali e salendo per la cresta della montagna fino ad arrivare in vetta a quota 1824, da qui l’occhio può spaziare a 360 gradi in un panorama mozzafiato che a nord ci rivela le vette più alte dell’Altopiano, Ortigara (m 2106) e Cima Xll (m 2336), a destra la meravigliosa Piana di Marcesina e sullo sfondo della stessa Cima d’Asta, le Pale di San Martino, in lontananza la parete sud della Marmolada.

Guardando verso sud nelle giornate limpide si vede la pianura veneta e la laguna di Venezia. Riprendiamo a ciaspolare in direzione sud fino a Malga Montagna Nuova, quota 1724, da dove si può ammirare dall’alto la val Miela e l’Altopiano.

Qui ritroviamo la corona di rocce che costeggeremo per circa mezz’ora fino a ritrovare Malga Slapeur; in questo attraversamento è da valutare il pericolo di slavine dovute a nevicate eccezionali o a cumuli creati dal vento (di norma il pericolo è molto ridotto ma non va trascurato). Da Malga Slapeur si riprende la val Miela per tornare all’auto.

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