Natura selvaggia: la traversata della Val Grande

20 maggio 2016 - 14:26

Per tutti gli amanti della natura incontaminata il Parco Nazionale della Val Grande propone una totale immersione nella più vasta area selvaggia delle Alpi.

Un territorio “wilderness” così come viene definito, privo di insediamenti stabili, strade asfaltate e infrastrutture moderne. Solo natura, grandi boschi ricoperti dai faggi dove la luce del sole è l’unica intrusa accettata: con il cielo azzurro si fa strada tra i rami per posarsi sulle abbondanti acque dei torrenti che l’accolgono scintillando. Un tempo la comunità di montagna che qui ha vissuto, ha tenacemente lottato con un territorio difficile e una montagna spesso ostile. Suscitano grande ammirazione gli sforzi di chi ha provato a domare questa natura sviluppata in verticale che rendeva un’impresa coltivare la terra, spostarsi, strappare alla montagna risorse indispensabili come la pietra e il legno.

Come in un grande palcoscenico a spettacolo concluso, il parco presenta le tracce d’una scena ormai abbandonata ma non per questo priva di fascino. Ciclopiche opere di terrazzamento, cisterne in pietra per la raccolta di acqua piovana e una fitta rete di sentieri è l’eredità lasciata dalla gente di montagna. I pastori di allora erano costretti ad accompagnare un bovino per volta sulle strette tracce che accompagnavano in alta quota, oggi noi possiamo godere delle meraviglie naturali e paesaggistiche della valle ricalcando le orme d’antichi montanari.

L’ITINERARIO: IL BIVACCO ALPE SCAREDI E LA TRAVERSATA DELLA VAL GRANDE FINO A COLLORO

Lunga traversata nel Parco della Val Grande, in ambiente selvaggio. Vista la lunghezza dell’itinerario è possibile anche fermarsi all’Alpe Scaredi.

Si inizia costeggiando alcune baite, verso monte, in vista dell’elegante vetta della Laurasca. Si passa nei pressi di vecchie fornaci per poi salire su una mulattiera. Il sentiero diviene ora più ripido e costeggiato da una vegetazione molto fitta. Si giunge all’Alpe Cortenuovo (m 1792), da dove il sentiero sale ancora sino all’Alpe Scaredi (m 1841 / 2 ore / bivacco sempre aperto, interessante meta a sé stante), “porta orientale” della Val Grande, vero balcone panoramico sulle montagne dell’Ossola e sulla catena del Monte Rosa.

Dal Bivacco è possibile (1 ora / EE) salire sulla vetta della Laurasca (m 2195) con panorama ancora più grandioso. Dall’Alpe Sacredi si scende la selvaggia e solitaria Val Portaiola, ammirando la parete Nord del Monte Pedum (m 2111), sita proprio al centro della riserva integrale dove vige il più assoluto divieto d’accesso, sino ai pascoli di In La Piana (m 978) dove si trova una struttura adibita a Bivacco, sempre aperto (5 ore da Fondo li Gabbi). Si prosegue aggirando le propaggini del Monte Mottàc su una mulattiera sino ad un ponte in legno e da qui all’Alpe Gabbio (m 985), nei pressi di un torrente. Questo tratto di sentiero attraversa la riserva del Mottiàc, normalmente accessibile. Il sentiero zigzagando arriva ripidamente a Colletta (m 1270) e prosegue, ben tracciato, sino all’Alpe Serena (m 1320), un insieme di baite in pietra.

Un ultimo sforzo porta alla Colma di Premosello (m 1728), “porta occidentale” della Val Grande e ultima salita della traversata. Si scende ora ripidamente toccando gli alpeggi La Motta e La Piana, sino alla località Lut, con la caratteristica chiesetta. Si scende ancora sino a Colloro (m 560) e a Premosello (m 222).

Da Le Fornaci al Bivacco Alpe Scaredi.
Tempo di percorrenza 2 ore / Difficoltà E / Dislivello + 501 metri.

Dal Bivacco Alpe Scaredi a Colloro.
Tempo di percorrenza 10 ore / Difficoltà EE / Dislivello + 900 metri – 1600 metri

Punti di appoggio
Bivacco Alpe Scaredi (m 1841), sempre aperto.

In apertura: il Bivacco Alpe Scaredi. Foto di Matteo Leoni.

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