Nel cuore della maiella sulle orme di Celestino V

18 marzo 2020 - 9:54

L’itinerario ha inizio dalla piccola piazzetta accanto al Comune; su asfalto si prende la strada per Fonte Tettoni lasciando sulla sinistra il cimitero ed in circa un chilometro si giunge in contrada Pagliai. Uno specchio di fronte alla stradina che si insinua tra le case coloniche avverte della deviazione per San Bartolomeo, da prendere sulla destra. Dopo pochi metri, a sinistra, si continua in piano, mentre l’asfalto lascia posto allo sterrato, fino ad incontrare un’ulteriore deviazione sulla destra, che immette in una valletta amena nella quale si scorgono alcuni casolari sparsi. Sempre seguendo la carrareccia, si supera un dosso e si arriva alla fresca fonte di Santa Maria. Si lascia la carrareccia per il sentiero che, superato un modesto fosso, sbuca sulla Piana delle Felci.
Si punta verso il margine del burrone e, dopo alcuni folti cespugli di ginestra, si ritrova la traccia che adesso rasenta il bordo della valle. Con arioso percorso si costeggiano le sgretolate coste del monte, incontrando spesso le croci in ferro che segnano la “Via Santa” battuta dai fedeli. Con alcuni saliscendi si giunge infine al curioso accesso che fora la parete rocciosa per scendere al minuto e semplice eremo di San Bartolomeo ricavato in uno sgrottamento. Dopo essere discesi al greto attraverso una delle scalinate, si oltrepassa il curioso ponte naturale formato da un roccione che collega le due rive e si guadagna il sentiero che con rapide svolte permette di risalire il versante opposto. Estremamente suggestivo è l’impatto ricevuto non appena si scorgono, quasi imprendibili allo sguardo, le forme del piccolo luogo di culto rupestre, mimetizzato nell’ocra della roccia e conforme all’andamento della bancata che lo custodisce. Si emerge quindi su di una panoramica piana dove sulla sinistra si notano le forme di due capanne in pietra a secco di forma trapezoidale, le pajare. Ora si prosegue sulla carrareccia tenendo la destra e in leggera discesa si giunge in Val Giumentina. Giunti la dove la mulattiera si congiunge, a sinistra, con una carrareccia, proprio dove è ben visibile l’orlo del burrone che ha permesso all’acqua del lago di defluire, si delinea, su di un’altura, la poderosa struttura della “pajara” di val Giumentina, probabilmente la maggiore fra quelle censite su tutto il massiccio. Dopo la suggestiva visita di questo complesso costruttivo si ritorna sui propri passi, seguendo la sterrata che taglia tutta la piana, piega a sinistra, entra in un valloncello ed in meno di due chilometri approda a Decontra, con magnifica visuale sulla valle dell’Orfento.

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