Festa dell’Uva e il Torggelen: autunno a Merano

19 marzo 2020 - 13:41

La Festa dell’Uva richiama a Merano, nella città del Passirio, migliaia di appassionati e curiosi per dar vita ad un appuntamento davvero attraente.

Stand gastronomici, punti d’incontro legati al folclore locale, carri allegorici e bande in costume tipico vivacizzano il week-end meranese

Uva, vino, vendemmia. Un momento che segna il tramonto della stagione estiva e l’arrivo dell’autunno, quando Merano e tutto l’Alto Adige sono una magia di colori per la natura e una montagna di ghiottonerie per il palato. La giornate d’autunno sono ancora calde, il cielo terso, nell’aria limpida aleggia il profumo della frutta matura, l’aroma dolce dell’uva pigiata, l’odore inconfondibile degli ultimi tagli di fieno.

Festa dell’Uva

Meta a fine secolo della nobiltà mitteleuropea, la città altoatesina di Merano ha conservato un’atmosfera d’altri tempi. Qui la bellezza ambientale, la bontà del clima, la possibilità d’inesauribili passeggiate, l’amore per la tradizione, offrono all’ospite impressioni e prospettive seducenti.

In città, ubicata tra il monumentale edificio del “Kursaal” ed il fiume Passirio, percorriamo la passeggiata Lungo Passirio.

Ombrosa, ampia e centrale, è la cornice ideale per la Festa dell’Uva con sfilata di carri allegorici, concerti e bande folcloristiche. Clou della manifestazione sono i due carri con la corona di mele ed il gigantesco grappolo d’uva (13-15 ottobre). Invece le sale del Kurhaus ospitano in autunno, l’International WineFestival e Culinaria.

Le più importanti aziende vitivinicole del mondo presentano ad un pubblico internazionale i loro vini di altissima qualità. Non solo vini, ma anche una vetrina della migliore gastronomia (novembre).

Per approfondimenti e il programma completo dell’edizione 2017 della Festa dell’Uva consultate la pagina web dedicata.

Di maso in maso

E’ un vero piacere stare seduti all’aperto a guardare e godersi i raggi di sole, prima dell’inverno, o stare rintanati all’interno di un maso, al caldo di una stube e poter gustare qualche piatto speciale appositamente preparato per noi dalla padrona di casa, sorseggiando del vino novello.

Tutto questo è il torggelen, festa sudtirolese che consiste in una sorta di cammino con tappe di maso in maso, su pendii soleggiati tra vigneti e castagneti.

Una tradizione autunnale legata alla degustazione del vino novello, che inizia a ottobre e si protrae fino alla fine del mese di novembre. Ma perché il termine”torggelen”? Alcune interpretazioni lo attribuiscono alla lingua tedesca dove “torkeln”, vuol dire “barcollare”.

Altre lo fanno derivare dal latino “torculum” ad indicare il torchio dell’uva, in dialetto sudtirolese chiamato anche Torkel o Torggl.

Si narra che questa tradizione sia nata nella valle dell’Isarco, alcuni ritengono all’interno nei comuni di Lajon e Barbiano, dove i paesi hanno la caratteristica di suddividersi in piccoli centri abitati sia a fondovalle che in montagna.

I contadini del fondovalle coltivavano terreni a vigneti, ma non possedevano pascoli, mentre i contadini di montagna possedevano pascoli ma non terreni coltivati a vite.

Questa condizione ha dato origine ad un’economia di scambio tra i contadini del fondovalle e di montagna: i contadini mandavano alcune delle loro mucche in alpeggio e ricambiavano il favore ai contadini di montagna offrendo loro del vino.

Per celebrare questo scambio alla fine della stagione estiva e all’inizio dell’autunno si usava celebrare un banchetto. Il piatto sia di legno! Lo speck striato, mezzo grasso e mezzo magro! La brocca sia capiente, di coccio, non troppo piccola.

E fresca! Il bicchiere da cui si beve sia molato, di fattura contadina! Così anche il pane! Una tovaglia non serve! Un uomo, uno solo, che parla con te, descrive il vino e dice: la carne è delicata!.

A Merano, dunque, per un programma variopinto come le foglie autunnali.

Merano: atmosfere asburgiche

Prediletta meta del gotha asburgico e guglielmino negli ultimi decenni di splendori imperiali. L’elite europea trovava qui un sole mediterraneo e uno scenario di monti punteggiati di frutteti e vigne, ideali per le passeggiate. Merano fu molto in voga alla fine del secolo scorso, tanto da diventare una piccola capitale di stile, con palazzine liberty, art déco o eclettiche.

Anni lontani ma splendidi, in cui nella cittadina altoatesina si respirava l’aria di Vienna e Parigi, con merende sull’erba, pomeriggi all’ippodromo, concerti nei padiglioni all’aperto, nei teatri e nei castelli.

Merano divenne in breve tempo una delle stazioni climatiche più rinomate e frequentate d’Europa.

Si veniva tutto l’anno per godere dell’aria salubre e trovare sollievo per le diverse affezioni, da quelle polmonari a quelle dell’apparato digerente, nonché per quelle di tipo psicosomatico come la melanconia. La città era così una splendida alternativa, verde e fiorita, alle grandi capitali, a volte tristi o anonime, della Mitteleuropa.

I mesi invernali assolati e con poche giornate di pioggia, dal clima temperato, erano l’ideale per le cure o la convalescenza dei numerosi malati di tubercolosi.

In primavera si veniva a Merano per la cura del siero, mentre in autunno, il famoso autunno meranese, per la cura dell’uva. Sono passati più di cento anni da allora, ma il fascino e l’atmosfera di quei tempi sono ancora presenti in questa piccola città attraversata dall’impetuoso torrente Passirio.

Inserita geograficamente in una conca, situata a circa 25 chilometri da Bolzano, nella quale confluiscono la val Venosta e la val Passiria, le sue origini risalgono al periodo romano e numerosi sono i reperti archeologici che testimoniano di un antico Castrum Maiense sorto sulla riva sinistra del torrente Passirio.

In epoca più recente, nel 1317, Merano divenne capoluogo della regione grazie ai Conti di Tirolo, importante piazza di mercato e luogo dove si batteva la moneta circolante nella contea.

Ricchezza e potere cominciarono a declinare quando gli Asburgo, nuovi signori della zona, spostarono i domini tirolesi a Innsbruck (1420), dando vita a quattro secoli di crisi e decadenza economica.

Turisticamente la città è nata invece nel 1836, quando il medico personale della principessa Mathilde von Schwarzenberg, il dr. Huber, pubblicò un libretto per raccontare dei benefici influssi del clima locale sulla salute.

E simbolo della città come centro di cura è proprio il Kurhaus, magnifico edificio in stile liberty che troviamo sulla passeggiata Lungo Passirio. Inaugurato nel 1874 al lume di 12 lampade a gas, venne costruito come luogo d’intrattenimento degli ospiti della città e come area dedicata alle cure.

L’entrata in via Asburgo (l’odierno corso Libertà) portava alla zona cure, al cosiddetto “Kurhaus”, mentre dalle Passeggiate di cura si accedeva alle sale d’intrattenimento.

Gli esigenti ospiti potevano godere di sale dedicate al fumo ed al gioco, sale conversazione, sale lettura (con riviste e giornali di tutta l’Europa), un salone per signore, una sala concerti e una da ballo (Sala degli Specchi) con un palcoscenico provvisorio per eventuali rappresentazioni.

Inoltre vi si trovavano anche sale adibite al gioco d’azzardo, inizialmente private e per soli uomini, che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, vennero trasformate in un vero e proprio casinò. All’allora Kurhaus fu annessa l’ala nuova, con l’invidiato Kursaal, inaugurata il 31 dicembre 1914.

Dello splendido palazzo in stile liberty, ideato dall’architetto viennese, il secessionista Friedrich Ohmann, ammiriamo il suo elegante foyer, l’ampia scalinata, la galleria e la magnifica sala da ballo e concerti.

Stuccature, decorazioni con ferro battuto dorato e affreschi caratterizzano l’intera opera, mentre la rotonda con cupola e il famoso Tympanon con la raffigurazione di ragazze danzanti ne sono il simbolo.

Testo di Teresa Colavincenzo

 

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