Rifugi da record: gli Enterprise delle nostre Alpi

19 marzo 2020 - 10:54

I rifugi, considerati l’ultimo avamposto umano nell’universo della montagna, custodivano storie eroiche di vite vissute durante l’alpinismo romantico, fatte di esplorazioni e salite ai limiti della resistenza umana, soprattutto d’inverno, quando gli alpinisti dovevano confrontarsi con i rigori estremi, quando era un “faccia a faccia” tra loro, la roccia e il ghiaccio.

I rifugi erano protagonisti di una montagna vera ed epica, testimoni di episodi di ardimento e fatica, di spirito eroico. Gli amanti della letteratura di montagna lo sanno, l’alpinismo è generoso in quanto a storie di scalatori impegnati in salite ai limiti della sopravvivenza.

Una vita in salita, sopra il vuoto che non dà tregua, storie di scalate che raccontano il superamento dell’impossibile, storie di tragedie dove talvolta “gente normale” poteva assistervi impotente attraverso le lenti di un potente binocolo, dal terrazzino dell’albergo, come ad esempio succedeva nella regione montuosa dell’Oberland, dove si erge imponente e austera la parete nord dell’Eiger, uno dei principali problemi alpinistici degli anni ’30.

Le prospettive adesso si sono modificate, lo sguardo non mira più dal basso, ora il piano di osservazione del paesaggio alpino si è spostato verso l’alto, i rifugi moderni sorgono direttamente su rocce che erano inviolate fino agli anni ’50.

Non è più il rifugio che con le sue lamiere argentee si mostrava agli alpinisti e agli escursionisti per farsi raggiungere in un deserto di roccia quasi inaccessibile, ora sono loro, arroccati sulle creste, ad accogliere i turisti provenienti dalle funivie che depositano velocemente e agilmente il loro carico umano.

Non c’è più l’immagine del rifugio che riecheggia nel grandioso paesaggio alpino inospitale, ovattato dalla solitudine del luogo.

Non è più il porto sicuro che rassicurava l’alpinista e infondeva sicurezza e fiducia per la conquista della cima.

Ora i rifugi moderni sembrano usciti dalla pellicola cinematografica di Star Trek, somigliano vagamente alla nave stellare USS Enterprise, l’ultima delle loro preoccupazioni è l’inserimento nel paesaggio alpino, sembrano più vicini al mondo della fantascienza che all’universo della montagna. Alcuni di questi sembrano veramente orientati verso lo spazio, per alcuni di loro la parola d’ordine è “sospensione”.

Sono rifugi dove si fa largo utilizzo delle tecnologie avanzate, sono diventati accoglienti, dotati di ogni comfort, alcuni addirittura sfiziosi, strutture high tech adeguate ai nuovi standard di efficienza energetica; rappresentano il “premio” per la fatica dell’escursione, quando vengono raggiunti “camminando”, oppure il mezzo per godere di prospettive inusuali per chi la montagna non la vive a 360 gradi e la raggiunge solo dopo essere stato catapultato in poche tempo dalla stazione di partenza della funivia a quote quasi inarrivabili per la “gente normale”.

Questi nuovi rifugi somigliano sempre più a navicelle spaziali. In luoghi inabitabili, oggi sono nate strutture dalle architetture sperimentali che quasi assolvano alle attività tipiche degli ambienti metropolitani.

Ma allora guardiamo quali sono questi rifugi caratterizzati da una estetica ultra moderna che somigliano tanto ad astronavi aliene!

 

RIFUGIO MONTE ROSA HUTTE

Iniziamo la rassegna con il rifugio forse più avveniristico e particolare al mondo, soprannominato “Cristallo di roccia”: il Neue Monte Rosa Hutte, un rifugio svizzero che fa dell’eco sostenibilità il suo vanto. È stato realizzato a quota 2883, nel territorio di Zermatt (Canton Vallese), sul ghiacciaio di Gornergrat, stupendo punto panoramico sulla parete nord dei Lyskamm e sulle cime delle Alpi Pennine che emergono all’orizzonte, dal Monte Rosa al Cervino.

L’edificio è stato progettato per ottenere il 80% del suo fabbisogno energetico dal sole, infatti è rivestito da pannelli fotovoltaici per ben 85 metri quadrati della sua superficie.

PARDORAMA

Questa struttura contemporanea, ideata dall’architetto Manfred Jäger e realizzata in acciaio e vetro a 2.620 metri d’altezza, rappresenta uno dei ristoranti-rifugio più spettacolari delle Alpi austriache, dove stupirsi di una splendida vista delle cime del Tirolo fino al Pardatschgrat. È accessibile dal centro di Ischgl attraverso le cabinovie Pardatschgratbahn A2.

 

ICE Q

Sempre in Tirolo, nuove prospettive sulle favolose montagne della Ötztal grazie a questo tempio trasparente, completamente di vetro, senza barriere multi-funzionali, realizzato a 3048 metri sul livello del mare. La stazione di partenza della funivia si trova a Solden e vi proietterà quasi in cima al Gaislachkogl, nel cubo di vetro e acciaio del ristorante più alto d’Europa, realizzato sul progetto dell’architetto Obermoser!

NUOVO RIFUGIO GOUTER

A quota 3.835, in cima all’Aiguille du Goûter, a 4 ore di cammino dalla vetta più alta d’Europa, è stato realizzato il nuovo Rifugio Gouter, sospeso su un salto di 1500 metri. L’architettura moderna, dall’insolita pianta ovale, sostituisce il vecchio rifugio realizzato dal CAF nel 1962 (e ancora prima il bivacco costruito nel lontano 1906) sulla via normale francese per il Monte Bianco. La nuova struttura di metallo e legno è stata progettata secondo principi ecosostenibili e di basso impatto ambientale dall’architetto ginevrino Hervé Dessimoz.

RIFUGIO MOLLINO

Non è in rifugio in quota, sorge ad appena 2100 metri slm, però è una struttura originale, a basso consumo energetico, culturalmente e tecnologicamente unica nel suo genere perché traduce in chiave moderna le architetture Walser dell’Alta Valle di Gressoney. Il Rifugio Mollino, come si è deciso di ribattezzare la Casa Capriata in onore del suo creatore, l’architetto torinese Carlo Mollino, si trova nel comprensorio sciistico del Weissmatten ed è raggiungibile a piedi, con gli sci o in seggiovia.

RIFUGIO PIZ BOE’ ALPINE

Dolomiti, Alta Badia, quota 2.190, qui troviamo un rifugio all’avanguardia per gli elevati livelli di risparmio energetico, materiali naturali, wi-fi gratuito e design accattivante. Il Rifugio Piz Boè Alpine potete raggiungerlo comodamente seduti nella cabinovia Boè che parte dal centro di Corvara

 

BIVACCO GERVASUTTI

A quota 2835, su uno sperone roccioso che sporge sul Ghiacciaio del Fréboudze (Monte Bianco) e sotto le spettacolari pareti delle Grandes e Petites Jorasses, in apparente equilibrio precario, nel 2011 è stato realizzato il nuovo bivacco Gervasutti. È una struttura singolare, osservandone le forma sembra ispirata ad un sommergibile. Da qui la vista sulla parete est delle Grandes Jorasses è davvero spettacolare! Prima di questa struttura ultratecnologica e energeticamente autosufficiente, si trovava la capanna Gervasutti, così nominata in ricordo del “fortissimo” alpinista torinese e della sua prima ascensione alla parete Est delle Grandes Jorasses.

 

 

Testo di Enrico Bottino

 

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