Via Francigena: tutte le tappe e quello che bisogna sapere

2 maggio 2020 - 18:05

Il cammino in Italia

79 tappe complessive, 45 attraverso il nostro Paese, fondamentali sono quella del Colle del Gran San Bernardo, porta di accesso alle nostre Alpi, Pavia, capitale del Regno longobardo, Piacenza, nodo viario importantissimo, Fidenza, punto di snodo fra i percorsi di pianura e il valico di Monte Bardone, le città di Fornovo e di Berceto sul tratto appenninico.

Superato l’Appennino Tosco-Emiliano e il Passo della Cisa, il percorso scende a Pontremoli e Luni, per poi prendere la direzione della costa e proseguire lungo vie di comunicazione più sicure, come l’Aurelia e le strade consolari del tramontato Impero Romano. Sigerico tracciò la via, dopo di lui arrivarono mercanti, soldati o semplici pellegrini diretti nel cuore del Cattolicesimo.

Le tappe dell’antica strada medievale consentono oggi di conoscere, oltre a città turisticamente rinomate, anche paesi di provincia e piccoli borghi che tanto hanno fatto nella storia, nella crescita e nello sviluppo culturale. In questo Speciale vogliamo raccontare il territorio, valorizzare le bellezze naturali, descrivere i principali luoghi d’interesse artistico, culturale e religioso situati lungo le tappe della Via Francigena.

Lungo la Via Francigena si incontreranno espressioni artistiche e segni della devozione: fastose cattedrali rinascimentali e timidi monasteri romanici, imponenti siti archeologici o semplici e suggestive testimonianze del passato. Percorrendo le tante tappe del “Cammino del Cielo” si recupererà l’originario rapporto tra l’uomo, il tempo e lo spazio; proprio come in un vecchio “racconto di Canterbury”.

Via Francigena: le origini

La “Strata Francigenarum”, ovvero la “via percorsa da coloro che sono nati in Francia” era calcata, in realtà, da pellegrini provenienti da disparate località d’Europa e diretti a Roma per rendere omaggio alla tomba di San Pietro. L’homo viator e il movimento dello spirito!

La costruzione delle grandi vie di comunicazione che attraversavano l’Italia ebbe inizio con i romani; le strade consolari, municipali e vicinali tuttora esistenti sono lì a testimoniare la grande importanza raggiunta dalle vie di comunicazione nei secoli secondo e terzo d. C. Questi capolavori della ingegneria stradale, dopo la caduta dell’ Impero Romano, vennero gradatamente abbandonati divenendo nel Medioevo semplici mulattiere che non impedirono ai Longobardi di penetrare nel territorio nazionale.

La storia della Via Francigena, che dal Colle del Gran San Bernardo scendeva alla città di San Pietro, è legata proprio a questo popolo dalle lunghe barbe e dai capelli pendenti sulle spalle; provenienti in principio dalla Scandinavia vennero sospinti dagli Avari alla conquista dell’Italia.

A causa del numero esiguo e della disorganizzazione militare il popolo germanico non riuscì ad impossessarsi di tutta la penisola ma poté mantenere legati al regno di Pavia i ducati del centro-sud Italia grazie alla “Via del monte Bardone”. L’odierno Passo della Cisa offriva allora una direttrice sicura, al riparo dalle scorribande bizantine che mantenevano il controllo del litorale ligure, toscano e dei passi appenninici orientali.

Come tutti gli itinerari medievali la Francigena non era strettamente legata ad un unico tracciato, ma si diramava nel territorio con percorsi e varianti legate alla situazione politica del momento e ai rischi delle epidemie malariche che imperversavano in pianura.

La dispersione territoriale della Francigena, soprattutto in pianura, le fecero assumere i connotati di “strada-territorio” e solo in prossimità dei valichi alpini o dei corsi d’acqua i viandanti erano vincolati ad una pista obbligata. Si trattava comunque di strade tortuose, raramente selciate, con accentuati dislivelli in prossimità dei passi; niente a che vedere con l’invidiabile rete viaria dell’antica Roma.<

L’assenza di un forte potere centrale e la frammentazione feudale impedirono l’utilizzo coordinato e la corretta manutenzione dei percorsi; prerogative che erano alla base delle esemplari vie consolari ed imperiali. Solo in età comunale, in sintonia con il movimento economico e demografico, la strada acquistò importanza al punto dall’essere inserita negli statuti comunali.

Da Pavia la strada raggiungeva Piacenza e Borgo San Donnino (oggi Fidenza) da dove, per la valle del Taro, deviava verso l’Appennino, ricalcando in parte l’attuale strada statale della Cisa.

In prossimità del VI Regio Bizantino la via abbandonava l’itinerario di una vecchia strada consolare e, seguendo l’asse vallivo dell’Elsa, confluiva a Siena che in età comunale godette di un grande sviluppo economico e culturale grazie proprio alla presenza della Via Francigena.

L’antica via medievale influenzò l’impianto urbano a stella a tre punte e, soprattutto, incrementò lo sviluppo commerciale, artistico e culturale della città del Palio. Proprio con il proposito di agevolare ed aumentare il transito dei mercanti, Siena impose nel Costituito del 1274 la costruzione di fonti lungo le direttrici viarie più importanti.

Attraversata la val d’Orcia, in prossimità del lago di Bolsena, la strada si congiungeva con la via Cassia. Caduto il Regno longobardo, l’arteria principale dell’Italia, diretta nel cuore del Cristianesimo, acquisirà grande importanza con i Carolingi.

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