L’autunno e la magia dei larici

19 marzo 2020 - 13:56

Il bosco di larice non è solo luogo di passaggio per raggiungere laghi, vette e rifugi, ma anche uno degli elementi più belli e spettacolari della montagna.

Soprattutto quando il sole autunnale entra tra le ombre del bosco e l’escursionista si esalta di fronte alla magnificenza cromatica dei larici.

Il bosco di larice diventa la quinta naturale del paesaggio alpino, cornice in continuo e fascinoso mutamento estetico: verde, leggermente più chiaro in primavera e più intenso in estate, giallo, sfumato d’arancio nel magico periodo autunnale sino a divenire marrone scuro in inverno, quando gli aghi cadono a terra per formare un soffice manto sui sentieri, poco prima che il tutto venga nascosto dal candore della neve.

Se da lontano il larice diviene parte integrante del paesaggio, da vicino esercita un fascino irresistibile per la forma del suo fusto, non solo per estetica, ma anche per le sensazioni tattili che è in grado di trasmettere, toccando con mano la sua ruvida corteccia che diviene più corrugata all’aumentare dell’età dell’esemplare stesso.

Le cortecce conservano notevoli informazioni, non solo sull’albero, ma anche sulle condizioni meteorologiche dei periodi passati.

Collage di colori

Visitando il bosco, in autunno, si può ammirare il progressivo mutamento dei colori, in base alla quota, all’esposizione al sole e alla dimensione dei larici stessi. Questa stagione giunge, infatti, prima alle quote più elevate, a causa del maggiore abbassamento della temperatura.

Mentre nel fondovalle i larici sono ancora verdi, salendo di quota il verde diviene più tenue, assumendo sfumature più chiare sino a divenire giallo e quindi di un arancio intenso che incornicia le vette, spesso già innevate.

Proseguendo verso gli altipiani, al limitare del bosco, si vedono gli ultimi larici sparsi, isolati e piccoli, ormai prossimi al marrone bruciato, l’ultimo stadio prima che gli aghi cadano a terra.

Momenti magici da fotografare

Spesso, per escursionisti e frettolosi alpinisti, il bosco è solo un luogo di passaggio per recarsi a rifugi, laghi e cime.

Un lariceto può essere invece un luogo magico, dove il silenzio è interrotto solo dal fruscio del vento tra le fronde, dal canto degli uccelli, dall’alacre lavorio di nocciolaie e scoiattoli e, per chi crede nella magia della natura ed è in grado di sentirli, dal melodico salmodiare degli elfi e dal concitato brusio dei folletti.

Questa sensibilità nel percepire i colori e i momenti giusti è comune ai fotografi che sanno cogliere e raccontare l’estetica del bosco oppure dell’unico albero solitario, e ancora della singola foglia.

Questa poetica dell’immagine non è comune a tutti, però l’ambiente può indubbiamente stimolare gli escursionisti che sono appassionati anche di fotografia, pertanto nel paragrafo successivo desideriamo darvi qualche spunto per camminare… e fotografare.

Naturalmente, la tecnica di come fotografare la natura nella stagione autunnale resta competenza del nostro fotografo professionista Cesare Re, che non si lesinerà in consigli per cogliere l’istante decisivo con il vostro obiettivo, forse confessando anche qualche malizia e trucco del mestiere.

Ebbene, scoprite come immortalare le punte dei larici che spiccano e spuntano dal bosco, reso scuro sia dall’intensità e dalle durezza della luce, sia dalla misurazione dell’esposizione, consultando i seguenti articoli pubblicati nel suo blog

Fotografare i larici

Fotografare gli alberi

Larici all’Alpe Veglia

Alla ricerca dei luoghi dove immortalare i larici

Intanto iniziamo con il conoscere il protagonista delle nostre fotografie: i boschi delle zone alpine e prealpine sono composti, per lo più, da querce, castagni e farnie alle quote più basse; a quota superiori si trovano, principalmente, il pino silvestre, il pino nero, il cembro, l’abete rosso e bianco, il pino mugo e il larice (Larix decidua), pianta d’origini europee, l’unica conifera ad aghi caduchi.

Quindi i larici si trovano dai 500 metri slm sino ai 2800 metri di quota.

Si tratta di una pianta molto robusta, raggiunge anche 600 anni di età. Sopporta intemperie e notevoli escursioni termiche, sopravvive su diversi terreni: al limitare dei pascoli, su pietraie e rocce, alcuni esemplari raggiungono anche i 40 metri d’altezza.

Spesso si trovano larici contorti o che spuntano da ripidi terreni, quasi verticali e perpendicolari, per poi curvarsi e puntare verso il cielo.

Questa curvatura è dovuta al peso della neve e delle valanghe invernali che piegano gli esemplari più giovani che crescendo riassumono la posizione verticale.

Ma dove possiamo ammirare questi bellissimi monumenti alla Natura?
In Alto Adige, la Val d’Ultimo, un luogo selvaggio e fiabesco, mostra luoghi imperdibili, con boschi e foreste antichissime. Addirittura sono stati individuati tre larici che secondo la tradizione avrebbero 2000 anni.

I larici secolari della Val d’Ultimo

23 patriarchi della natura sono stati individuati anche in Val di Rabbi. Per ammirarli è sufficiente percorre… 700 scalini in sassi e pietre, in una delle zone più belle del Parco Nazionale dello Stelvio, sul versante che delimita il Prà di Saènt.

La scalinata dei Larici Monumentali

Nella Val di Fiemme, Pra dal Manz è il cuore del lariceto di Monte Gua, che per la qualità del suo legname è considerato uno dei migliori d’Europa.

I pregiati larici della Val di Fiemme

In Piemonte, alla testata della Valle Tanaro si trovano stupendi larici nel Bosco delle Navette, uno dei più grandi ed interessanti boschi delle Alpi Occidentali.

Il Bosco delle Navette

 

Testo di Cesare Re

IL BLOG DI CESARE RE

 

 

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