Il giardino di pietra: natura e storia ai piedi del monte Canin

19 marzo 2020 - 11:23

Nelle Alpi Orientali, tra Italia e Slovenia, le pendici del monte Canin custodiscono un luogo unico e particolare dove gli echi della storia dell’uomo impallidiscono al confronto con le vicende geologiche.

Il viaggio che vi vogliamo descrivere si svolge presso il confine nordorientale d’Italia, dove le Alpi Giulie si fondono col territorio sloveno. Ci troviamo all’interno del Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie, ed è proprio qui, alla testata della val Resia, che si erge il bianco colosso di pietra del Canin.

Le sue forme, così come le vediamo oggi, sono il risultato dell’azione degli elementi che ne hanno modellato valli e fianchi durante milioni di anni. Ma è il tipo di roccia particolare che ha generato questo paesaggio: dolomie e calcari che da milioni di anni vengono erosi e lavorati dall’acqua dando vita in profondità a cavità e labirinti sotterranei e in superficie ad un fantastico mondo di pietra. La stessa luce del giorno, cambiando angolazione, crea giochi di contrasto nelle sculture carsiche del Canin che si rinnovano con il trascorrere delle ore.

Un mondo di creste e abissi

Fare trekking sull’altopiano del Canin significa immergersi in un paesaggio quasi lunare, e presuppone l’osservazione attenta della roccia fratturata e solcata dalle acque meteoriche e dal ruscellamento. L’acqua e il tempo sono gli artisti che hanno scolpito con mano vigorosa e capace le cosiddette microforme carsiche: vaschette, solchi a meandro, scannellature, creste aguzze e crepacci. Ma la superficie riserva anche altre sorprese come ed esempio i fossili di Megalodon, molluschi dalla conchiglia a forma di cuore, che affiorano dagli strati a ricordo di un periodo sottomarino.

Più in profondità, si apre agli speleologi un mondo di cavità sotterranee e labirinti – molti ancora da scoprire o esplorare – che si snodano per chilometri e chilometri. Tra questi, con i suoi mille metri di sviluppo, vi è l’abisso Boegan e più di mille sono anche le cavità finora scoperte, capaci di attrarre ogni anno speleologi da ogni parte del mondo oltre a semplici escursionisti. In questo mondo pietrificato non c’è acqua meteorica che scorra in superficie: le precipitazioni vengono infatti subito inghiottite nelle profondità ipogee per attraversare vie sconosciute e fuoriuscire poi più in basso in spettacolari cascate come il Fontanone di Goriuda.

L’Ecomuseo Val Resia

Non tutti i musei nascono rinchiusi tra quattro mura: un esempio è l’Ecomuseo Val Resia, un insieme di sentieri culturali che attraversano la val Resia per scoprire la natura di queste terre e conoscere i suoi luoghi più caratteristici.

L’Ecomuseo è suddiviso in quattro grandi percorsi, chiamati “Vie”, che partono tutti da Prato di Resia, in prossimità del centro visite del Parco, ed hanno quattro destinazioni differenti, chiamate “Piazze”: Via agli antichi ghiacciai, che attraverso Gniva conduce a Sella Carnizza, Via agli alpeggi, che attraverso Oseacco conduce a Provalo, Via agli stavoli, che attraverso San Giorgio conduce a Stavoli Ruschis, Via alla musica, che attraverso Stolvizza conduce a Coritis. I percorsi sono adatti anche ai bambini e ai gruppi famigliari. Per info consultare il sito del Comune di Resia, www.comune.resia.ud.it

Testi e foto di Sandra Tubaro e Ivo Pecile

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