Puglia: in viaggio lungo le coste tra terra rossa e immensi uliveti

Scendendo dalle ultime colline dell’Appennino molisano, appare, quasi
 infinito, il Tavoliere. Più lontano l’inconfondibile profilo del massiccio del Gargano, dove le candide spiagge si alternano ad aspre pareti calcaree, mentre, più a sud,
 nel Salento si rincorrono scogliere a picco, grotte e faraglioni 

18 marzo 2020 - 10:25

Esplorando queste coste si incontrano luoghi selvaggi, spiagge
 incontaminate o lidi attrezzati ma, anche, paesi di pescatori e 
importanti porti dove l’uomo, da secoli, ha posizionato il fulcro delle
 proprie attività socio-economiche.

Questo è un luogo dove natura e 
turismo convivono armoniosamente con tradizioni antichissime e sviluppo 
moderno, un luogo in cui l’uomo e le sue attività caratterizzano il
 territorio (e la sua cucina) in modo sostenibile.

Forse, la Puglia è
 più celebre per i suoi primi piatti, i formaggi, le carni, l’olio e il 
vino, ma è ovvio che una regione in cui il mare riveste un ruolo di 
primaria importanza, vanti una tradizione gastronomica marinara ed
 offra piatti a base di pesce, anche ricercati e raffinati, sia sulla
costa che nelle zone interne.

Trabucchi e saline

Percorrendo la quasi interminabile costa adriatica, spesso ci si può 
imbattere nei trabucchi.

Si tratta di complesse e fantasiose macchine
per pescare che, con il loro groviglio di reti e legno, appaiono come
surreali sentinelle del mare.

Realizzato in legno, il trabucco è 
costituito da un palo centrale proteso sull’acqua, sopra il quale si
 pone a cavalcioni la vedetta, il cui compito è segnalare con un grido 
l’entrata del pesce in una delle reti.

A questo punto i compagni della 
vedetta devono prontamente far girare l’argano a pavimento che, tramite 
funi e carrucole, permette di recuperare la preda.

Sono perfette le 
parole di Rosso che, in “Gargano magico”, definisce il trabucco come
 “vetusto congegno formato da pali, tralicci, carrucole (…), bellissimo
a vederlo proiettare sull’orizzonte con i suoi complicati rameggi…”.

 

Perle nere tarantine


Spostandoci sulla costa jonica, giungiamo a Taranto. Qui la 
miticoltura, l’allevamento di cozze e ostriche, ha radici antichissime 
e rappresenta da sempre un’importante fonte di reddito per l’economia
 locale.

Il mare Piccolo e il mare Grande, costituiti da acque pulite e
 ricche di plancton, pullulano di sorgenti sottomarine d’acqua dolce 
chiamate “citri”, che forniscono ai molluschi l’habitat ideale, perché
 possano affinare l’aroma in modo da renderli così pregiati.

La
 coltivazione è il frutto di un ingegnoso metodo messo a punto già nel
 Medioevo, che consiste nel calare le larve sui fondali attaccate a
reste in fibra vegetale.

Anche le barche utilizzate alla raccolta del
 prodotto, rappresentano una peculiarità: appaiono infatti tutte 
squilibrate a poppa, verso il pozzetto, con il pianale di carico 
spostato posteriormente.

Quando lo spazio sulla barca, al di fuori dei 
vivai, è occupato dagli operai o dal raccolto, il vogatore si posiziona
a prua ed usa un unico remo come nel caso dei gondolieri veneziani; si 
tratta del solo natante al mondo che, carico, procede di poppa anziché
 di prua.

Oggi, la città di Taranto, è considerata la “capitale della 
cozza” , nonostante la produzione annuale, stabilmente assestata sulle
trentamila tonnellate, non sia sufficiente a soddisfare interamente la
 domanda nazionale.

Per la tutela di questo prezioso prodotto è stato
 proposto un marchio collettivo comunitario, una sorta di protezione che 
dovrebbe permettere al mercato di poterlo individuare e riconoscere 
meglio, fornendo gli strumenti per una tracciabilità della filiera
 dalle acque di produzione fino alla vendita al dettaglio.

Pescaturismo in Puglia

In tutta la regione si sta diffondendo un nuovo tipo di turismo che
 consiste in una attività integrativa alla pesca tradizionale e che
 offre la possibilità agli operatori del settore di ospitare, a bordo
 delle proprie barche, un certo numero di persone diverse 
dall’equipaggio, per lo svolgimento di attività turistiche e
ricreative.

È un nuovo concetto di turismo che, con brevi escursioni
 lungo le coste, l’osservazione delle attività di pesca professionale,
 la ristorazione a bordo o a terra, si prefigge di avvicinare il grande
 pubblico al mondo della pesca, anche grazie all’eccezionale bellezza 
paesaggistica, alle particolarità geologiche e geomorfologiche e alla
 limpidezza dei fondali delle più interessanti località turistiche 
pugliesi.

I visitatori si trasformano, in questo modo, in entusiasti e 
partecipi attori, inseriti in modo armonico negli usi e nelle 
tradizioni di questa attività, contribuendo a mantenere integra una
 realtà rispettosa dell’ecosistema marino, spesso danneggiata da atti
che non tengono conto della realtà locale e da legislazioni pensate per 
una pesca “oceanica”.

Associato all’attività di pescaturismo sta recentemente nascendo 
l’ittiturismo, che consiste invece nell’accoglienza e ospitalità di
turisti da parte dei pescatori nelle proprie abitazioni e nell’offerta 
di ristorazione e degustazione dei prodotti del mare.

Quale modo
 migliore, allora, per scoprire i sapori che gli oltre 800 chilometri di
coste pugliesi possono offrire?

 

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