Alta Provenza e Verdon: full-immersion nella natura

19 marzo 2020 - 11:29

In un mondo verticale di roccia e acqua, i climber appesi a fil di cielo sfidano l’alta muraglia dell’Escalès, la parete. Settecento metri più sotto, il dirupo del canyon più profondo d’Europa precipita nel Verdon, protagonista di affascinanti sport all’aria aperta.

Nei primi del Novecento, un esploratore, visitando il Verdon scrisse: “Ho condotto la mia sete d’avventura verso l’Africa, l’America e l’Australia, ma non vi ho trovato questa luce, quest’ambiente, queste atmosfere che trasformano una semplice escursione in un vero e proprio pellegrinaggio alla sorgente della bellezza più pura, in un crogiolo che sciolga i cuori e solidarizza le più durature amicizie”. Il territorio così magnificato è l’Alta Provenza, terra della lavanda, dell’arte, del mistral, dell’outdoor a 360 gradi.

E dove sembra quasi che Rolando abbia tagliato l’altipiano calcareo con la mitica spada, generando il canyon più impressionante d’Europa: il Verdon.

Spazi aperti per ogni sport

Immersi nell’acqua gelida dei torrenti, appesi a pareti strapiombanti, sospesi nell’aria volteggiando e descrivendo ampie spirali; sono davvero tante le attività sportive che si possono praticare nelle Alpes de Haute Provence.

Il confrontarsi e incontrarsi con una delle realtà meglio preservate della Francia va più in là del semplice concetto di vivere avventure mozzafiato, oltre i propri limiti, inseguendo la perfomance.

È una full-immersion nella natura. Qui, chiunque abbia la passione per le attività all’aria aperta, dal free-climbing al parapendio, dal canyoning al rafting, dal trekking alla mountain bike, lo fa per ritrovarsi in magica simbiosi con la natura. Ed è facile raggiungere questo nobile scopo nel variegato e “caotico” ambiente, quasi lunare, del massiccio calcareo del Verdon.

Acque impetuose, alte falesie calcaree, borghi pittoreschi conservatisi quasi intatti nel loro caratteristico impianto medievale, dominano un paesaggio inondato di luce mediterranea.

Qui il Verdon, partorito a circa 2500 metri di altitudine tra il Col del Sestriér e il Passo du Mèleze, ha scolpito il canyon più lungo, profondo e spettacolare d’Europa. Il tratto più impressionante scorre per circa 40 km, tra Castellane ed il lago di St. Croix, dove il torrente placa la sua forza dopo curve e salti impetuosi.

Il dio Verde

“Il più americano dei canyon del Vecchio continente”. Così lo definì Eduard Alfred Martel, grazie ai fossili rinvenuti nel calcare bianco, originatosi 150 milioni di anni fa dall’accumulo di miliardi di organismi marini.

Il grande speleologo francese, ricordato anche come il padre della speleologia e precursore del torrentismo, fu il primo ad esplorare integralmente nell’estate del 1905 le gole del Verdon e le sue acque ribollenti.

Quattro giorni di emozioni, sorprese e dure fatiche, vissute a bordo di una “zattera”, insieme ad altri sette compagni. “Abbiamo l’impressione di trovarci in fondo a un pozzo”, scrisse Martel nel diario.

Ed è quanto ancora oggi si prova scrutando l’Imbuto grazie al sentiero attrezzato più emozionante del canyon, suggestivo quanto il più noto percorso che scende in fondo alle gole e che porta il nome del speleologo francese:

Il Sentiero Martel

 

Il lago di Sainte-Croix, tra passato e presente

I muri delle case, la natura in fiore, il volteggiare della poiana, tutto sembra immutato.

Eppure giù, nella valle, qualcosa è cambiato irrimediabilmente: più di 2000 ettari di coltivi, l’antico ponte romano sul Verdon, il villaggio di Salles, l’antica St. Croix, sono ormai custoditi solo nella memoria di chi visse qui prima che il livello delle acque salisse. Infatti, a partire dal 1973, in seguito all’innalzamento dello sbarramento meridionale della diga presso Baudinard, le ridenti e generose terre, accudite con amore dai contadini perché fonte di sopravvivenza, furono inondate con oltre 767 milioni di metri cubi d’acqua.

La realizzazione del bacino artificiale di St. Croix e della centrale idroelettrica fu avviata dal programma energetico che garantiva una fornitura di 162 milioni di Kwh all’anno e che prevedeva l’esproprio delle proprietà agricole del fondovalle, con tanti coloni che si videro così costretti a trasferirsi altrove per cercare migliori condizioni di vita.

La decisione di sbarrare il corso del Verdon modificò l’economia locale e l’antica prerogativa agricola venne a mancare, anche per le conseguenti mutazioni micro-climatiche della zona.

Oggi il visitatore coglie soprattutto la bellezza dell’immenso specchio color turchese dove si sono sviluppate le nuove attività nautiche del turismo emergente.

Ma nella valle il tempo avanza lentamente per chiunque ed è sufficiente, anche solo per un giorno, percorre le antiche strade di Aiguines, Les Salles-sur-Verdon o Bauduen, per cogliere l’aspetto emotivo dei momenti che furono. E come per magia si è catapultati nella memoria degli anziani.

Testo e foto di Enrico Bottino

 

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