Camminare, soprattutto fuori città, previene l’ansia

Che camminare faccia star bene tutti  lo sappiamo. Ma da cosa dipende? Ed esiste evidenza scientifica e quantificabile in proposito? Ebbene, la risposta è sì.

10 ottobre 2020 - 13:51

Camminare fa bene, sempre. In qualsiasi ambiente, innumerevoli studi lo confermano.

Ma fa differenza camminare in città o immersi nella natura? E quanta differenza?

L’analisi dei benefici della natura sulla psiche, è un’attività complessa e importante.

Complessa, perché coinvolge settori scientifici molto lontani tra loro, dalla neurobiologia alle scienze ambientali.

Importante perché metà della popolazione del pianeta vive in centri urbani, percentuale che si prevede possa raggiungere nel prossimo futuro il 70 percento.

Ed è noto che l’incremento dell’urbanizzazione è andato di pari passo con l’aumento del rischio di disturbi d’ansia (+20 % in chi vive in città rispetto a chi vive fuori) e in generale dei disturbi dell’umore (+40% per chi vive in città).

Per rispondere agli interrogativi che sorgono alla frontiera tra tante e diverse branche della scienza cerca di rispondere il Natural Capital Project, una joint venture tra Università di Stanford, il WWF e il Dipartimento di Studi Ambientali dell’Università del Minnesota.

Il progetto ha promosso e condotto vari studi sull’influsso della natura sull’umore, alcuni dei quali si riferiscono specificamente all’attività di camminare.

Così uno studio condotto dall’Università di Stanford, di cui abbiamo parlato in modo approfondito in questo articolo, ha scoperto che chi cammina per 90 minuti nella natura – a differenza di chi cammina in città – mostra una ridotta attività in aree del cervello normalmente coinvolte nella depressione.

Lo studio ha analizzato due gruppi di persone in cammino per 90 minuti.

Il primo gruppo, in mezzo alla natura, tra alberi di querce, il secondo lungo una strada a quattro corsie. Prima e dopo gli scienziati hanno valutato battito cardiaco e respirazione, hanno effettuato una tac cerebrale e intervistato con questionari i partecipanti.

Mentre le differenze riguardo le condizioni fisiologiche cardiache e di respirazione erano simili, quelle relative alle regioni cerebrali coinvolte erano marcate.

I partecipanti in cammino nella natura mostrarono infatti una minor attività dell’attività neurale nella corteccia prefrontale, una regione cerebrale che viene associata ai pensieri ripetitivi e ossessivi nel caso di emozioni negative.

Un’altra ricerca promossa dal Natural Project ha invece mostrato che il tempo trascorso nella natura ha in influsso positivo sull’umore e anche sulle funzioni cognitive e allo stesso tempo riduce l’ansia.

In altri termini la natura fa star bene, rende più lucidi e previene i disturbi dell’umore, tutti effetti che vengono potenziati camminando.

La natura sembrerebbe quindi fare da regolatore della bilancia emotiva, assicurando quell’equilibrio che, se perduto, potrebbe dar vita, in ultima analisi, alle emozioni negative e, in fine, ai disturbi dell’umore e nei casi peggiori, alla depressione.

Considerando inevitabile il fenomeno della progressiva urbanizzazione in tutto il pianeta ben si capisce come i futuri architetti delle nuove città e coloro che dovranno ridisegnare quelle esistenti non potranno non tenere conto ancora più di quanto non si faccia oggi degli effetti che l’ambiente urbano ha sull’umore e sulla salute mentale.

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